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Giusto risalto alla variabile ambientale

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futuro industriale

Giusto risalto alla variabile ambientale

(Marka)
(Marka)

Il dettagliato piano di Carlo Calenda e Marco Bentivogli sul futuro industriale del Paese combina ideali, competenze e pragmatismo in un modo che auspico caratterizzerà anche l’approccio col quale gli elettori italiani tra meno di due mesi voteranno per il nuovo Parlamento.

Un buon piano richiede tre requisiti fondamentali: una conoscenza competente ed approfondita di un contesto che muta sempre più rapidamente, un orizzonte ideale (perché, come ricorda Seneca, non c’è vento propizio per il marinaio che non ha una meta) e delle proposte che ci consentano di muovere efficacemente verso tale orizzonte tenendo conto di caratteristiche ed insidie del percorso.

Quanto alla vision, il piano mette in giusto risalto il tema della responsabilità sociale ed ambientale. Con ancora più nettezza dovremmo chiarire che all’industria l’Italia del futuro chiede una creazione di valore economico efficiente ma socialmente ed ambientalmente sostenibile. Per contribuire a determinare (creando valore economico e posti di lavoro) le condizioni necessarie per una società generativa che rimuova gli ostacoli alla piena realizzazione della persona.

Alcune aggiunte alle ricette suggerite tutte condivisibili.

Se l’enfasi sull’importanza delle autostrade digitali e della capillarità della banda ultra-larga è assolutamente condivisibile visto il contributo della stessa alla produttività nell’era della quarta rivoluzione industriale, il Paese ha anche assoluto bisogno di colmare il profondo gap con i migliori competitor in termini di costi dell’energia e tempi della giustizia civile. Su quest’ultimo punto conosciamo la direzione da prendere - telematizzazione, accorpamento delle udienze, degiurisdizionalizzazione delle cause meno importanti, semplificazione del dispositivo delle sentenze, dissuasione dei giudizi dilatori - ma il ritmo di marcia appara ancora troppo lento.

Nel Paese soffre ancora troppo il mondo delle Pmi. Se è vero che la dimensione è importante per competere sui mercati globali, per riuscire a diventare adulti di successo bisogna avere un’infanzia felice.

Fondamentale potenziare l’accesso di queste imprese alle fonti di finanziamento in un sistema ancora fortemente bancocentrico dove i dati sulle variazioni dei volumi di prestiti alle Pmi continuano a registrare segno negativo ormai da troppo tempo. La biodiversità bancaria è essenziale e va preservata. I Piani Individuali di Risparmio possono giocare un ruolo fondamentale se non finiscono solo alle quotate e fanno crescere altre fonti di finanza esterna innovative come l’equity crowfunding, i fondi impact e iniziative innovative (raccontate qualche giorno fa dal Sole24Ore) come i basket bonds con cui gruppi di Pmi possono accedere al mercato obbligazionario grazie alla mutualizzazione delle garanzie.

Il punto a mio avviso cruciale è quello in cui Calenda e Bentivogli sottolineano l’importanza delle regole di responsabilità sociale ed ambientale nel commercio internazionale.

Siamo in una fase nuova della storia nella quale gli interessi del mondo industriale italiano e di tutti i cittadini sensibili possono convergere nel dare una risposta al mal di pancia del Paese e combattere il dumping socioambientale. Se sul fronte della sostenibilità ambientale la massa critica per invertire la corsa al ribasso (fondi etici che misurano l’impronta di carbonio, regole nazionali più severe) sembra ormai raggiunta non lo stesso possiamo dire per la sostenibilità sociale.

Per evitare di andare a cercare l’alba dal lato sbagliato dobbiamo a questo proposito coniugare sensibilità e competenza.

Tra un anno si ridiscutono le regole dell’Iva a livello europeo. Criteri di responsabilità sociale (come le convenzioni ILO o persino un salario minimo decente corretto per le parità di potere d’acquisto dei paesi) possono essere usati per differenziare le aliquote, premiare le filiere più sostenibili, non far perdere competitività internazionale a chi dà dignità al lavoro e favorire la crescita della stessa nei paesi poveri o emergenti.

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