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Bce, il memoriale della Shoah nel cuore dell’Europa

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la GIORNATA DELLA MEMORIA

Bce, il memoriale della Shoah nel cuore dell’Europa

Dal 27° piano dell’imponente grattacielo della Bce, lo sguardo si sperde e curiosa scrutando questa ambiziosa e laboriosa Francoforte. Poi l’occhio si posa su alcuni esili solchi diritti e neri che si stagliano su un piccolo piazzale in cemento bianco candido, circondato da un praticello verde pallido, nei pressi del maestoso edificio della Banca centrale europea, il guardiano non solo della moneta unica e dell’unione monetaria ma anche dei valori e degli obiettivi nobili che unificano i 19 Paesi membri dell’Eurozona e i 28 della Ue: primo tra tutti, la pace.

Quei solchi di rotaia, per quanto esili rapportati alla grandiosità del moderno grattacielo Ecb, sono altrettanto grandi, monumentali. Sono un memoriale, ricostruito per ricordare che da quella tratta di binari partirono vagoni e vagoni stipati di esseri umani, i cittadini ebrei di Francoforte, deportati in ghetti e campi di concentramento partendo proprio dal Grande Mercato della frutta e verdura di Francoforte, il famoso GrossMarkthalle lungo 250 metri sul quale è stata edificata la sede della Bce.

Sono quasi 10mila gli ebrei, uomini e donne di ogni età, che vivevano a Francoforte tra il 1941 e il 1945 e che furono ammassati sotto il grande mercato di frutta e verdura all’ingrosso – che non smise mai di funzionare - e fatti salire sui vagoni dello sterminio. Pochi sono sopravvissuti.

È stata proprio la Bce, con la costruzione della sua sede ultramoderna in Sonnemannstrasse, nel quartiere Est di Francoforte (Ostend) a riportare alla luce la storia della deportazione degli ebrei avvenuta nell’edificio dei mercati generali, ricostruendola e creandone un monumento. Prima che si ergessero le due torri di 185 e 165 metri di altezza unite da un atrium, concepite dall’architetto viennese Wolf Prix esisteva lì solo una targa sull’ala orientale del GrossMarkthalle come testimonianza di un passato che Francoforte dimentica.

Prima ancora che la Bce acquistasse il terreno, l’allora presidente Wim Duisenberg e Dr Salomon Korn che guida la Comunità Ebraica di Francoforte, si incontrarono nel dicembre 2001 per iniziare a pianificare la costruzione del memoriale «per consentire al passante di ricostruire e rivivere nella sua mente quello che accadde». Trattative e incontri proseguirono e si conclusero nel marzo 2011 quando il comitato addetto a questo progetto, partecipante l’allora presidende Bce Jean-Claude Trichet, definì il progetto poi seguito da vicino anche da Lorenzo Bini Smaghi.

Nell’ala Est del vecchio mercato, ora centro conferenze della Bce, è accaduto l’inimmaginabile.Un lungo viale pedonale bianco porta verso la traccia delle rotaie, e ricorda il passato con targhe commemorative incise. Ora le giovani mamme con i loro passeggini ci passano sopra, a passeggio: il passato che si fonde con il presente e con il futuro. Altre mamme, come testimoniano le loro frasi scolpite nella pietra di quel viale, hanno perso lì figli e speranza. «Vi auguro il migliore augurio che una mamma possa dare ai propri figli», si legge in una di quelle targhe, è una mamma che ha appena saputo che verrà deportata.

In fondo al viale si trova l’ingresso di un lungo corridoio, cinto da alte mura, che porta al sottorraneo-lager del mercato dove furono ammassati i cittadini ebrei di Francoforte. La stanza più grande, dove vennero distesi solo materassi, è rimasta così com’era. Per ricostruire esattamente quel che accadde lì sotto si è dovuto aspettare il 1966, quando un ex-ufficiale della Gestapo, in prigione dal 1950 per scontare l’ergastolo per l’omicidio di 55 ebrei, disegnò su un foglio di carta una piantina e spiegò come funzionava. Questo disegno è riprodotto nel libro The new premises of the European central bank (Der Neubau Der Europaischen zentralbank), fresco di stampa. La piantina riporta come quattro uffici in successione prendevano generalità, ispezionavano beni personali e stato di salute, incassavano il pagamento di 50 marchi a persona per coprire il costo del trasporto, della deportazione.

«La Gestapo – racconta un funzionario del comune di Francoforte, che preferisce mantenere l’anonimato - affittò dal 1941 al 1945 i magazzini sotto il grande mercato perché era il posto perfetto per deportare i cittadini ebrei. La Gestapo aveva trovato un luogo molto grande e appartato, un sotterraneo dove far transitare centinaia di ebrei. Era vicino alle rotaie e quindi riduceva al minimo gli spostamenti per stipare e far partire i vagoni per i campi di concentramento o i ghetti. Questo traffico accadeva dietro l’imponente mercato, verso la rotaia e il fiume, non era visibile e plateale come sarebbe accaduto se i vagoni e i convogli fossero partiti dalle grandi stazioni centrali».

Subito dopo l’ingresso del lungo corridoio, si apre il piazzale con le tracce delle rotaie. C’è anche un ponte, dal quale parenti e amici salutavano la partenza dei propri cari.

“Èmeglio combattere intorno a un tavolo che su un campo di battaglia”

Jean Monnet 

Andrea Jürges è l’architetto che ha seguito da vicino tutti i lavori per la costruzione del Main Building, riconosciuta come massima esperta di questa opera, ora numero due del Museo di Architettura a Francorte Dam (Deutsches Architekturmuseum). Ha occhi azzurri vivaci, una capigliatura rossa che resta discreta. «Il Grande Mercato della frutta e della verdura fu costruito agli inizi degli anni 20 per servire tutta la regione, quando Francoforte stava diventando una grande metropoli - spiega -. Vollero costruire un grande edificio che testimoniasse la crescita della città. Abbiamo mantenuto gli edifici laterali e i muri del mercato, e abbiamo pulito e riutilizzato tutti i mattoncini rossi della costruzione originaria». Jürges racconta che il memoriale preserva «esattamente» come era la stanza-cella dove sono stati rinchiusi i cittadini ebrei, «e siamo riusciti a farlo rispettando i vincoli di sicurezza richiesti per una banca centrale».

Accanto ai solchi delle rotaie della deportazione, il grattacielo della Bce si staglia verso il cielo. Il passato e il presente si congiungono lì. Anche il Main Building, con la sua possenza e la sua aria di invulnerabilità, si erge come guardiano della pace, dove un tempo passeggiavano i guardiani della morte. Entrando nell’edificio della Bce, dopo qualche passo in quello che una volta era il Grande Mercato di frutta e verdura, sulla prima parete si legge la frase famosa di Jean Monnet, tra i padri fondatori della Ue. «It is better to fight around a table than on a battlefield», «è meglio combattere intorno a un tavolo che su un campo di battaglia». Alla Bce il confronto è continuo attorno al tavolo del consiglio direttivo (25 membri) o del comitato esecutivo (sei membri). Ma come ha scritto Mario Draghi, commentando sul libro la costruzione della moderna sede della Banca centrale europea, «più di 10mila cittadini ebrei di Francoforte e dintorni vennero deportati partendo dal GrossMarkthalle per i campi di concentramento: il memoriale nell’ala Est dell’edificio è stato costruito proprio per ricordare a noi, e a chi verrà dopo di noi, di azioni che non possono e non devono mai essere dimenticate. Un’Europa in pace, democratica e integrata è una delle lezioni più grandi che traiamo da quel buio capitolo della nostra storia».

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