Commenti

Sovranismi diversi ma stessi obiettivi

  • Abbonati
  • Accedi
verso il voto / 1

Sovranismi diversi ma stessi obiettivi

L’Italia non è il solo Paese dell’Europa occidentale ad avere problemi politici. La Germania, che ha tenuto le sue elezioni il 24 settembre dell’anno scorso, è ancora senza un governo dopo ben cinque mesi. L’Olanda, che ha tenuto le sue elezioni il 15 marzo dell’anno scorso, ha impiegato 208 giorni (sette mesi) per dare vita a un governo. La Spagna ha tenuto due elezioni di fila (nel dicembre 2015 e quindi nel giugno 2016) e ciò nonostante non ha ancora una maggioranza parlamentare. Tuttavia, l’Italia è l’unico grande Paese europeo in cui vi è la possibilità, il prossimo 4 marzo, che si formi una maggioranza parlamentare sovranista oppure a guida sovranista.

È questo il rischio che corriamo. Vediamo di cosa si tratta.
Il sovranismo italiano è un fenomeno trasversale. Analizzando i programmi elettorali dei partiti, risulta evidente che il sovranismo è diffuso soprattutto a destra (Lega e Fratelli d’Italia), ma caratterizza anche una forza che si auto-definisce post-ideologica come i Cinque Stelle. Ed è implicitamente presente nella sinistra radicale. Implicitamente perché Liberi e Uguali non ha un capitolo sull’Europa nel proprio programma. Si tratta di sovranismi con sfumature diverse, seppure nessuno di essi è indipendentista come quello britannico. L’Italia non può permettersi la secessione dall’Unione europea (Ue) mentre, invece, può permettersi (per i nostri sovranisti) la secessione da fondamentali regimi istituzionali di quest’ultima. Due in particolare. Il primo è quello dell’Eurozona. Recita il programma della Lega: l’euro è la causa del nostro declino economico in quanto “moneta disegnata su misura per la Germania e le multinazionali”. Per questo motivo, “abbiamo sempre cercato partner in Europa per avviare un percorso condiviso di uscita concordata (…) per un recupero di sovranità”. Recita il programma dei Fratelli d’Italia: “L’euro sta diffondendo la consapevolezza delle politiche irresponsabili che hanno causato l'attuale debito degli Stati sovrani”.

Recita il programma dei Cinque Stelle: “Riteniamo indispensabile introdurre nei trattati… specifiche procedure… che consentano agli Stati membri di recedere dall’unione monetaria o di restarne fuori attraverso una clausola di opt-out permanente, nel caso in cui ci sia una chiara volontà popolare in tal senso”. Il secondo regime da cui i sovranisti vogliono uscire è quello di Schengen (che consente la libera circolazione degli individui). Recita il programma della Lega: è necessario “il ripristino del pieno controllo di ciascuno Stato sulle proprie frontiere, ossia abrogazione di Schengen e del regolamento di Dublino”. Recita il programma dei Fratelli d’Italia: “controllare le frontiere, imporre il rispetto della legalità, è la strada per garantire accoglienza”. Recita il programma dei Cinque Stelle: “il Movimento… è favorevole a una revisione del Regolamento di Dublino”. L'Eurozona e Schengen vanno smontati, per ritornare (come recita il programma della Lega) “allo status pre-Maastricht” ovvero (come recita il programma dei Cinque Stelle) “per restituire agli Stati membri sovranità in ambito economico monetario”. Più sfumata è la posizione di Fratelli d’Italia che vuole preservare la moneta comune a condizione, però, “che sia la moneta dei popoli europei e non lo strumento di potere delle banche”. La necessità di portare l’Italia fuori dall’Eurozona è condivisa anche da alcuni esponenti di Liberi e Uguali, in nome di un sovranismo sociale che ritiene l’Eurozona la causa dello smantellamento del welfare state nazionale e Schengen la causa della concorrenza tra lavoratori che spinge all’abbassamento dei salari.

Se i nostri sovranisti condividono la stessa strategia, utilizzano anche la stessa critica all’Europa integrata. Quest’ultima è dominata da una casta tecnocratica che (secondo loro) impone le sue decisioni ai “popoli europei”. Il rifiuto della burocrazia europea è la colla populista che tiene insieme i nostri sovranisti, nonostante il personale amministrativo che lavora per la Commissione europea (che gestisce le politiche che coinvolgono mezzo miliardo di abitanti) è poco più della metà di quello che lavora per il Comune di Roma (le cui politiche coinvolgono meno di tre milioni di abitanti). L’Europa integrata è criticata in nome della democrazia nazionale. Di una democrazia nazionale, però, da non confondere con quella liberale. Per i Cinque Stelle, ad esempio, occorre abolire l'Art. 67 della nostra costituzione (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”), trasformando i parlamentari in semplici portavoce degli elettori; per la Lega e Fratelli d’Italia occorre verticalizzare l’autorità statale, militarizzare il territorio e garantire discrezionalità agli organi di controllo sociale. Tutto ciò in nome di un popolo (al singolare) che va difeso dai nemici che lo minacciano (clandestini, tecnocrazie, banche, multinazionali e così via). Di un popolo di cui loro (i sovranisti) sono gli autentici rappresentanti. Di qui la cultura anti-pluralista, e necessariamente autoritaria, della loro politica.

È probabile che i sovranisti non riusciranno a dare vita ad una maggioranza parlamentare trasversale dopo il 4 marzo. È probabile anche che, nel caso di una auto-sufficienza parlamentare del centro-destra, il governo che si formerà non sarà a guida sovranista. Così è avvenuto in Austria, dove si è formato un governo di coalizione (dopo le elezioni del 15 ottobre scorso) tra il partito cristiano-democratico (Österreichische Volkspartei o ÖVP) e il partito della destra nazionalista (Freiheitliche Partei Österreichs o FPÖ), governo diretto dal primo e non dal secondo. Tuttavia, il contrario non è da escludere. Una convergenza parlamentare tra sovranisti è possibile, se si considerano le fondamentali ragioni che li uniscono. Così, un governo di centro-destra a guida sovranista è possibile, se si considera che Lega e Fratelli d’Italia, insieme, potrebbero avere più parlamentari di Forza Italia. Per di più quest'ultima non è un partito strutturato come la ÖVP, guidata peraltro da un leader giovane e popolare come Sebastian Kurz. Comunque sia, la sfida sovranista va presa sul serio.

Certamente i nostri sovranismi hanno sfumature diverse. Quello della Lega è un sovranismo ideologico, quello dei Fratelli d’Italia è un sovranismo statalista, quello dei Cinque Stelle è un sovranismo antipolitico, quello della sinistra radicale è un sovranismo sociale. Tuttavia, essi perseguono obiettivi comuni, uscire dall’Eurozona e da Schengen, svuotare il mercato unico, indebolire le protezioni costituzionali della democrazia liberale. È vero che non siamo il solo Paese dell’Europa occidentale ad avere problemi politici. Ma nessuno è (o è stato) sottoposto ad una sfida sovranista così insidiosa.

sfabbrini@luiss.it

© Riproduzione riservata