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Arte: il tesoro dei beni recuperati e la caccia al Caravaggio rubato

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tutela del patrimonio

Arte: il tesoro dei beni recuperati e la caccia al Caravaggio rubato

La Natività di Caravaggio è nella top ten mondiale dell’Fbi delle opere rubate. Qualche mese fa le parole di Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, hanno alimentato la speranza che l’opera non sia andata perduta perché le indagini continuano verso l’estero. Quel Caravaggio è una sorta di Santo Graal dell’arte che dal 1969 le polizie di tutto il mondo cercano senza posa. Un simbolo dell’attività anche per il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (Tpc): 270 milioni di euro è il valore, nel quadriennio 2014-17, dei 320.100 beni culturali recuperati, per oltre 93mila beni antiquariali, archivistici, librari, 134.900 reperti archeologici e 92.200 reperti paleontologici, mentre, la stima delle opere false sequestrate, qualora commercializzate come autentiche, ammonta a 7 miliardi di euro con un trend dei furti in calo da 906 del 2011 a 449 del 2016 (ultimo dato disponibile).

Sono i luoghi di culto i più colpiti, seguiti dai spazi privati e i musei. Questo bilancio è ancor più significativo per due ragioni.

La prima: in quattro anni sono state solo tre le operazioni sospette segnalate dagli operatori di commercio di cose antiche e case d’asta all’Unità di Informazione Finanziaria di Banca d’Italia, il che significa che gran parte degli scambi è sommerso. La seconda: nella mappa del traffico illecito di beni culturali dell’Interpol – che frutta tra i 4 e i 6 miliardi di dollari – l’Italia ha una posizione predominante nelle attività di salvaguardia e recupero di beni culturali di provenienza illecita, quasi un’eccezione in un’Europa che mostra più di una falla. Tuttavia il contrasto al mercato nero dell’arte sarebbe ancor più efficace se la riforma dei reati contro il patrimonio culturale che inserisce nel codice penale fattispecie illecite a tutela del patrimonio culturale, fosse andata in porto. Purtroppo il disegno di legge passato dalla Camera al Senato non ha avuto il varo definitivo e ora il prossimo governo dovrà farsene carico. Intanto per ampliare la capacità operativa del Comando, sono stati istituiti tre nuovi Nuclei a Roma, Perugia e Udine, che si aggiungono agli altri 12 ed è in progetto l’ampliamento dell’organico al fine di rafforzare la sicurezza nei Musei e negli istituti e luoghi di cultura dello Stato.

Mentre all’estero un Team di Addestramento e Consulenza, i cosiddetti Caschi Blu della Cultura, in Iraq sta proseguendo nelle attività di formazione e addestramento del personale iracheno per proteggere i siti archeologici e contrastare il traffico di reperti che, spesso, nelle attuali aree di crisi finanziano le organizzazioni terroristiche come l’Isis. «Il saccheggio interessa le zone di guerra – spiega il generale Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale – dove la fragilità dei Paesi si rispecchia nella difficoltà di garantire un’adeguata tutela del patrimonio. I gruppi terroristici impongono dazi sulle transazioni, incluse quelle dei reperti archeologici, così come accade in Iraq e Siria, per potersi sovvenzionare».

Ma questi Paesi sono in grado di tutelare il loro patrimonio? «Se non si sa cosa si ha e cosa viene saccheggiato diventa difficile anche capirne il valore. Ci siamo trovati di fronte a Paesi che non sapevano di essere stati depredati della loro memoria attraverso la spoliazione sistematica delle aree archeologiche. L’attività del Comando ha permesso di recuperare e restituire ai Paesi di origine, tanto del Medio Oriente, e del Nord Africa, nonché del Centro e Sud America, beni illecitamente esportati».

E poi c’è il riciclaggio di denaro nella compravendita di opere d’arte. «C’è una maggiore attenzione da parte delle forze di polizia al contrasto dell’attività delle organizzazioni criminali che utilizzano sempre meno l’acquisto dei beni d’arte ai fini del riciclaggio di denaro. Il possesso di un bene culturale, spesso, può rappresentare uno status raggiunto, nonché un modo per affrancarsi da uno stereotipo di criminale violento o una forma d’investimento». La Svizzera viene fatta salva dal report Interpol, eppure ci sono Free port dove c’è di tutto: come lavorate con le aree franche europee? «Nel 1995 – prosegue il generale – abbiamo scoperto, in Svizzera, un supermarket dell’archeologia: in alcuni magazzini nel Porto Franco di Ginevra sono state rinvenute diverse migliaia di reperti, ancora oggi stiamo ricercando parte di quegli oggetti. Fortunatamente la Svizzera ha sempre fornito un prezioso supporto alle Autorità italiane, anche mediante l’adeguamento della normativa nazionale sulla regolamentazione dell’import/export dei beni culturali». Il mercato nero si è spostato sul web. «Internet è sempre più utilizzato per commercializzare illegalmente i beni culturali» conferma il generale Parrulli. «Per prevenire e contrastare queste attività, gli uomini della Tutela Patrimonio Culturale, con l’ausilio della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti con oltre 1,2 milioni di opere repertoriate, effettuano il monitoraggio quotidiano di siti, piattaforme per la vendita online e cataloghi d’asta». Ci si consola col fatto che sul web gli scambi dei beni hanno valori e contenuto artistico e storico bassi.

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