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Deficit, il rischio potenziale di superare l’asticella del 2%

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legge di bilancio

Deficit, il rischio potenziale di superare l’asticella del 2%

Rispettare le regole, nel linguaggio e nella prassi europea, significa per il Governo dare un segnale con la prossima legge di Bilancio su due fronti: la riduzione del debito e il contenimento del deficit strutturale. Se il ministro dell’Economia, Giovanni Tria nella riunione informale dell’Eurogruppo a Vienna, ha rassicurato ieri nuovamente i suoi interlocutori istituzionali della Commissione, dal vice presidente Valdis Dombrovskis al commissario agli Affari economici Pierre Moscovici e al presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, vuol dire che la trattativa è in atto e i margini possono aprirsi. Ma tutto dipenderà dal nuovo target del deficit nominale del 2019 che verrà inserito nella Nota di aggiornamento del Def in arrivo per fine mese. Su quella base sarà possibile stabilire sia l’entità della manovra sia la sua composizione. Sul punto ancora non vi è accordo nel governo.

Le aperture di Bruxelles
La linea di Tria è provare a spuntare nuova flessibilità per evitare che scattino le clausole Iva: il che vuol dire in sostanza che i 12,4 miliardi utili a evitare l’aumento dell’Iva potranno essere in tutto o in parte finanziati in deficit. Il che porterebbe già il livello del deficit programmatico del 2019 all’1,6% rispetto allo 0,8% fissato dal Def di aprile nel quadro a legislazione vigente. Ci si potrà spingere oltre? L’enfasi sul rispetto delle regole lascia intendere che nuova flessibilità (per ragioni evidenti di opportunità politica) potrà essere concessa ma comunque la manovra dovrà assicurare almeno lo 0,2% di riduzione del deficit strutturale, contro lo 0,6% chiesto da Bruxelles la scorsa primavera. Apertura non da poco, che dovrà essere sostenuta dall’impegno a proseguire sulla strada della stabilizzazione e graduale riduzione del debito rispetto al 130,8% atteso quest’anno. Si terrà conto del rallentamento del ciclo economico, che ha effetti sul “denominatore” e su un livello di inflazione tuttora insufficiente (il debito è espresso in termini nominali). Si aprirà anche il cantiere degli investimenti in infrastrutture. Ma – a questo livello della trattativa – pare complesso spingere ulteriormente sul pedale del deficit attorno se non oltre il 2 per cento. Un limite al momento difficilmente valicabile, e dunque occorrerà verificare nei prossimi giorni se sussistono margini aggiuntivi di finanziamento per l’avvio delle tre misure portanti del contratto di governo (flat tax, reddito di cittadinanza, graduale superamento della legge Fornero).

In attesa dei fatti
La rassicurazione che Tria è pronto a fornire è che comunque si tratta di interventi da proiettare quanto meno nell’orizzonte triennale del nuovo ciclo di programmazione economica. Qualora l’asticella del deficit, su pressione dei due azionisti del governo (Lega e M5S), fosse collocata al di sopra del 2%, si tratterebbe comunque di un valore superiore a quello atteso quest’anno (tra l’1 e l’1,8%), con ciò rendendo arduo il rispetto dell’impegno al sia pur ridotto taglio del deficit strutturale. Potrà aiutare il nuovo conteggio dell’output gap per effetto della minore crescita, che va a incidere proprio sul calcolo del deficit strutturale, ma difficilmente potrà da solo essere sufficiente a motivare l’intero extradeficit. Al momento si registra in sede europea la soddisfazione per le rassicurazioni fornite da Tria, ma anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dai due vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Ora si attendono i fatti e dunque numeri, impegni e coperture. Una volta ricevuta a metà ottobre la legge di Bilancio, si avvierà l’istruttoria. E il giudizio con ogni probabilità slitterà alla prossima primavera, a ridosso delle elezioni europee.

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