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La manovra e le contraddizioni del governo bicefalo

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sale in zucca

La manovra e le contraddizioni del governo bicefalo

Lui era un abitante del profondo Nord d’Europa e con l’Italia ha avuto poco a che fare, ma c'è una frase di Soren Kierkegaard che fotografa benissimo la rotta a zig-zag sulla manovra del bastimento tricolore. Scriveva il filosofo danese: «La nave è ormai in preda al cuoco di bordo e ciò che trasmette dal microfono del comandante non è più la rotta, ma ciò che mangeremo domani». Magari, a Palazzo Chigi e dintorni, cucinano molto bene, ma, con il cuoco di bordo che ci dà la rotta, potremmo finire contro un “iceberg”. In effetti, sulla manovra rischiamo davvero di navigare senza bussola perché l'esecutivo gialloverde è condizionato da due esigenze opposte: la necessità di varare un Dpef che possa rispecchiare i punti-cardine del famoso contratto di governo e la spada di Damocle del disavanzo. Stiamo, così, pagando le conseguenze di una legge di bilancio che conferma le contraddizioni di fondo di un esecutivo bicefalo – con i grillini che guardano particolarmente al Sud - e abbiamo il fucile puntato di Bruxelles, della Bce (leggi Draghi) e delle agenzie di “rating” come sottolinea anche l‘ ultimo “outlook” negativo di Standard and Poor's.

Ma quali sono i due pilastri della manovra? Il primo comprende i punti qualificanti della campagna elettorale di Lega e 5Stelle (flat tax per gli autonomi, abolizione della legge Fornero e pensioni d’oro, reddito di cittadinanza) mentre il secondo riguarda la crescita economica “tout court” ed è il più importante perché soltanto sulla crescita si potrà misurare la credibilità dell'esecutivo e la sostenibilità di tutto il pacchetto di misure, al di là del famoso 2,4% tra deficit e Pil.

In questi giorni ho interpellato diversi imprenditori chiedendo loro un giudizio sui provvedimenti in cantiere e molti di loro hanno sottolineato il fatto che, a loro avviso, pur mancando ancora una vera analisi del reale impatto delle misure, le risorse destinate alla crescita sembrano ridotte rispetto a quelle previste dagli impegni del primo pilastro. Molti si chiedono: come può esserci vero sviluppo se depotenziamo i provvedimenti a favore delle imprese (l'industria 4.0) e se vengono dimezzate le risorse destinate alla ricerca e allo sviluppo? Per non parlare del capitolo scuola-lavoro e degli investimenti necessari per la costruzione di opere pubbliche come la Torino-Lione, il terzo valico, la Pedemontana, la Tap.

Ci sono, poi, perplessità anche sul modo in cui è stato impostato il reddito di cittadinanza. Che senso ha la clausola che prevede l’abolizione di tale reddito per tutti coloro che avranno rinunciato ad almeno tre proposte di lavoro quando a un giovane del Sud ne arriverà a malapena una? Un altro problema: non c'è equilibrio tra le 800 euro che saranno date a chi lavorerà solo otto ore alla settimana e gli attuali salari di chi ne lavora 40. Attenzione, dunque, a non ottenere l'effetto-boomerang con il reddito di cittadinanza che rischia, così, di diventare un incentivo al “ sommerso”. E per fortuna che Di Maio vuole impedire il lavoro domenicale: gli stakanovisti saranno contenti…

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