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Maltempo, trasformare la calamità in opportunità

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maltempo e dissesti

Maltempo, trasformare la calamità in opportunità

C'è una sorta di macabra democraticità , in questa Italia flagellata (praticamente tutta, da nord a sud, da ovest ad est) dalla violenza indistinta e contestuale di precipitazioni smisurate, di pacifici rigagnoli impazziti , di costruzioni sbriciolate , di frane inarrestabili, di famiglie distrutte o costrette a vivere disagi estremi. Alle tante zone purtroppo esposte naturalmente alle calamità naturali, l'inerzia di tanti decenni - che unisce in un unico giudizio severo tanti governi di tutti i colori, nazionali e locali, per inerzia, incoscienza o peggio - ha aggiunto quelle che la natura sembrava aver risparmiato.

Quello che i dialetti, le tradizioni, le culture, le origini hanno tenuto distinto per tanto tempo, in un insieme di difficile composizione e affascinante diversità, l'esposizione ai disastri sembra avere riunito nel più doloroso e sinistro dei destini: l'unità nazionale delle calamità, non più solo naturali. Al punto che quell’aforisma, scaramantico, consolatorio e un po' vanesio, che si sente ripetere a ogni disgrazia – ogni sventura contiene una opportunità, e più è grande la sventura maggiore è l'opportunità -, assume oggi un significato inedito, e propone una occasione irripetibile.

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Di fronte a una invocazione di aiuto che viene da tutto il territorio nazionale, per la prima volta abbiamo un governo che riferisce ogni proprio pensiero, promessa, atto al “popolo” italiano, come mai era successo prima. Questa fase politica e istituzionale, battezzata con dovizia di enfasi il 5 marzo scorso, è ormai ufficialmente scolpita come la “repubblica del popolo”, la terza; il governo, va da sé, quello “del popolo” esso stesso, è spasmodicamente impegnato, solo contro tutti, nella “manovra del popolo”.

Non ci potevano essere condizione e coincidenza migliore di questa per raggiungere in un sol colpo una serie di risultati inopinati fino a pochi giorni fa. Dare un senso davvero popolare alla legge di stabilità: mettendo come primo e incontrastato obiettivo, di breve, medio, lungo periodo, la restituzione di una vera sicurezza all'intero territorio nazionale - e a tutto il popolo, finalmente e unitariamente ricostituito - con quelle misure che sentiamo elencare tutti i giorni da tempo immemorabile da scienziati, geologi, ecologisti, climatologi, esperti diffusi.

Le promesse per gli elettori vengono dopo, nei limiti residui. Comporre il doloroso, ma anche compiaciuto, contrasto con le istituzioni europee, quasi automaticamente, senza la riduzione coatta e aspra delle percentuali di deficit; ridare un clima di possibile concordia a una politica nazionale lacerata, quasi un miracolo. E , soprattutto e inequivocabilmente, creare le condizioni per occupazione, crescita, lavoro per l'impresa nazionale, edilizia e non solo; ricostituire una relazione virtuosa con sindacati e industria di ogni dimensione.

Ecco, un miracolo, non solo un'opportunità legata a una immane sventura. E un’occasione imperdibile per un esecutivo e una maggioranza fin qui prodighi soprattutto di contraddizioni , incertezze e divisione.

montesquieu.tn@gmail.com

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