Commenti

La politica inconsapevole davanti ai big del web

  • Abbonati
  • Accedi
Interventi

La politica inconsapevole davanti ai big del web

I governi twittano, le opposizioni bloggano, i parlamenti chattano e tutti indiscriminatamente postano, talvolta a sproposito, ignorando il fatto che per fare crescere la Rete non è necessario “concimarla”. Le tecnologie dell’informazione hanno trasformato in realtà la propaganda indiretta su una scala impensabile e nessuno intende restare indietro, anzi taluni si spingono fin troppo avanti immaginando un’agorà telematica che trasformi in realtà il sogno della democrazia diretta.

Tutti, però sembrano trascurare una semplice verità: i rischi legati all’uso di uno strumento sono direttamente proporzionali alla sua potenza, e la forza delle tecnologie dell’informazione è tale che ancora non si intravvedono gli esatti limiti. Internet è un costrutto umano, ma questo non significa che sia a misura d’uomo, soprattutto nel momento in cui si intende utilizzarlo per fini diversi da quelli per i quali è stato concepito.

Nelle sue logiche profonde la Rete è nata come mezzo di conservazione e diffusione delle informazioni senza alcuna limitazione. Comprare una lavatrice sul web non è poi tanto diverso da fare atterrare un Airbus in autostrada: possibile, ma anormale. Non a caso la sua natura libertaria spinge nel 1983 l’Arpa, l’agenzia per le ricerche del dipartimento della difesa statunitense, ad abbandonare il progetto finanziato e sostenuto anni. La rincorsa per trasformare un’autostrada in un aeroporto non si è più arrestata, con il problema che i piloti sono convinti si tratti di una pista di atterraggio.

Questo ci porta a una seconda considerazione: non abbiamo paura. L’assenza di qualsiasi timore rispetto a quanto accade al di là dello schermo è in parte dovuto all’impossibilità dei nostri sensi di percepire le minacce. La Rete non ha sapore, non ha odore, è intangibile, i pericoli non fanno rumore e quanto vediamo spesso non è ciò che sembra. Il risultato è una “inadeguatezza biologica“ alla sopravvivenza pari a quella di una persona cieca, sorda e muta che si aggira solo nella foresta amazzonica.

Da questa generale inconsapevolezza sono naturalmente afflitti anche i politici che soltanto in tempi recenti hanno iniziato a sperimentare quanto possono essere reali e concrete le conseguenze di quello che accade aldilà di un monitor. Tuttavia sembra più una presa di coscienza istintiva, quasi “animale”, come lo stupore di fronte al caso Cambridge Analytica dei deputati americani, uno dei quali dichiara sconcertato che mai si sarebbe immaginato che Facebook avesse tanto potere. Non diversa la dichiarazione di Trump che accusa Google di privilegiare nelle ricerche le fake news che lo riguardano. Una reazione scomposta, ma dietro la quale si cela l’intuizione che il colosso di Mountain view potrebbe farlo, e i numeri sono dalla su parte. Esso gestisce oltre 100 miliardi di ricerche al mese e viene utilizzato da oltre un miliardo di utenti, avendo di fatto il controllo della maggior parte del traffico web grazie anche all’indicizzazione sui suoi sistemi 60 trilioni di pagine. Gestisce le caselle di posta elettronica e i relativi contenuti di un miliardo di persone. Attraverso il sistema operativo Android è installato sul 79% degli smartphone, il suo browser Chrome è utilizzato da oltre 750 milioni di utenti, oltre la metà dei possessori di uno smartphone sfrutta Google Maps per i suoi spostamenti.

Stiamo parlando di una superpotenza della società dell’informazione e del rischio per la sicurezza dello Stato, perché l’eventuale manipolazione degli elettori altro non è. Se la manipolazione del “sentiment” politico è un pericolo, in Italia c’è chi ha già sperimentato i rischi della democrazia diretta via web. Il Movimento 5 Stelle vive da anni con l’incubo di hacker che entrano ed escono dalla sua Piattaforma Rousseau, preferibilmente durante le consultazioni elettorali interne, dileggiando la scarsa competenza dei gestori. Il tema è ancora quello della sicurezza dello Stato, fosse soltanto perché il Movimento è al governo.

A questo punto sarebbe opportuno farsi una domanda: perché quando si parla di tecnologie dell’informazione sembrano non esistere rischi inaccettabili? Se andate dal dentista con un dolorosissimo ascesso e questo si palesa con un trapano da muratore vi alzate e scappate con il vostro mal di denti. Fate una rapida valutazione, riconoscete il pericolo e stabilite che il rischio e inaccettabile. Al cospetto della Rete il buonsenso sembra stare seduto sempre dalla parte del torto, perché i posti dall’altra parte sono sempre pieni. Nessuno sembra comprendere che talvolta non esistono soluzioni che possano garantire un’adeguata sicurezza senza rinunce estreme.

Utilizzare la Rete per eleggere un governo richiederebbe di stravolgere la sua natura libertaria e sovranazionale, necessiterebbe di accordi globali, imporrebbe un controllo non soltanto complesso, ma anche impopolare. Si tratta di una strada impervia che non garantisce neppure il risultato finale perché non è detto che un’autostrada possa effettivamente trasformarsi in aeroporto.

Specialista di sicurezza informatica Presidente di DI.GI. Academy

© Riproduzione riservata