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L’alibi della battaglia con l’Ue sui decimali

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sale in zucca

L’alibi della battaglia con l’Ue sui decimali

A leggere i giornali di questi giorni, pare quasi che il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles sulla nostra manovra economica si possa risolvere con qualche “zero virgola” in più o in meno del nostro rapporto deficit/Pil. Anche il vicepremier Salvini, che, con qualche ragione, sembrava il più irremovibile nei confronti dell'Europa, ora è più disponibile e dice che il 2,4 non è scritto nella Bibbia. Per non parlare del ministro del Tesoro Tria, che ribadisce che la trattativa va avanti ad oltranza in modo da evitare la procedura d'infrazione da parte della Ue. E lo stesso premier Conte ha fatto in modo che la cena dell’altra domenica con Juncker non fosse davvero l’ultima cena.

Ricordandoci il muro contro muro delle scorse settimane, è certamente positivo l’atteggiamento più disponibile dimostrato dal governo gialloverde: con i venti di recessione che aleggiano sull’Italia e non solo, come la nostra crescita negativa del terzo trimestre ha appena confermato, le barricate sarebbero davvero indigeste per tutti. Ma, a questo punto, è importante che il dialogo di nuovo avviato con la Ue non diventi una specie di gioco delle parti. Il ping-pong di questi giorni, con i due vecchi duellanti che cercano di abbozzare per non spezzare la corda, finisce, infatti, per aumentare quell’incertezza che condiziona negativamente i mercati e, in particolare, le scelte delle imprese.

Non è poi soltanto una questione di decimali perché , al di là della “quantità” – cioè il rapporto deficit - Pil che sta tanto a cuore all’Europa – c'è anche un problema di “qualità” della manovra stessa. Il punto, infatti, come sottolineano in molti anche nel mondo imprenditoriale italiano - e che sarà ribadito oggi all’appuntamento di Torino della Confindustria - , non è di quanto sforiamo il “tetto”, ma quale effetto avrà sulla crescita economica, sempreché ci sarà visti i chiari di luna, e se riuscirà ad invertire il “trend” dell'occupazione che oggi è negativa. Questi sono i punti interrogativi che Conte & C. dovranno risolvere al di là della guerra dei numeri tra deficit e Pil con Bruxelles. Il vero “redde rationem” ci sarà a breve: il governo gialloverde sarà in grado di rilanciare il “made in Italy” che, con l'attuale congiuntura , rischia di perdere sempre più colpi? Non vorremmo, insomma, che si perdesse la visione globale sui tanti problemi sul tappeto. Perché, al di là del disaccordo la con l'Unione da superare, bisognerà appianare anche i molti contrasti all' interno dell'esecutivo stesso. È il caso della Tav: come si metterà tra Salvini che sostiene la necessità di andare avanti e i Cinquestelle che vorrebbero invece bloccare tutto? Che l’Europa non diventi, insomma, una specie di alibi per evitare di affrontare i tanti problemi interni.

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