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Sei opere per rendere competitiva la liguria

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Società

Sei opere per rendere competitiva la liguria

Una descrizione indovinata di Genova è «la bella addormentata che vive isolata in un bel castello».

Sono note a tutti infatti le bellezze di tutto il territorio ligure e di Genova: le spiagge, i palazzi nobiliari del centro città, i piccoli villaggi abbarbicati sulle montagne, le viste mozzafiato di un mare meraviglioso. Un patrimonio però non sfruttato in tutte le sue potenzialità a causa dell’isolamento dal resto del Paese. In un momento in cui il mondo corre, la Regione e la città non hanno ancora un sistema di infrastrutture adeguato ai tempi.

Ci vuole più di un’ora oggi per arrivare in treno da Milano, i container faticano a uscire dal porto velocemente perché mancano i doppi binari per collegarsi alla linea ferrata, il traffico est-ovest è troppo lento per mancanza di strade “veloci” come la prevista gronda. Tutto questo si è aggravato ulteriormente con il crollo, sulla medesima direttrice, del ponte Morandi.

Tutto ciò deve cambiare.

Non più tardi di qualche giorno fa, nella riunione annuale di Confindustria, è stato detto che la situazione attuale non è più sostenibile; le infrastrutture devono essere realizzate velocemente pena la decrescita e la perdita continua di sana occupazione. È inconcepibile e non giustificabile che ci sia ancora da discutere se realizzare le sei opere fondamentali:

Il terzo valico ferroviario che permetterebbe di fare viaggiare treni da 750 metri di lunghezza e di togliere dalla strada 500 tir per ogni viaggio (lavori già realizzati per oltre il 40% e opera totalmente finanziata);

La gronda autostradale est-ovest: già approvata dalla Commissione europea;

La nuova diga foranea: per permettere anche alle nuove navi larghe più di 60 metri, di operare;

Il raddoppio della linea ferrovia verso la Francia: parte è ancora a binario unico;

Il riassesto delle stazioni ferroviarie della città di Genova

La Tav Torino-Lione: parte del corridoio europeo Kiev-Barcellona

I tre governatori del triangolo industriale Milano-Torino-Genova lo hanno “gridato”: sono circa 14 i miliardi di investimenti necessari per la realizzazione di tali opere da sviluppare velocemente. Sono la base utile per creare occupazione sana e sviluppo dei territori e delle industrie. Già oggi è più conveniente muovere un container a Rotterdam che a Genova; il porto di Singapore, con i lavori di ingrandimento in corso, muoverà il doppio dei container di tutta l’Europa.

Se Genova non si doterà delle adeguate infrastrutture, il gap con i suoi competitor aumenterà: sempre più traffici andranno in nord Europa e il porto di Genova, la prima industria della Regione, si spegnerà poco alla volta.

In questo contesto ci sono anche progetti che cercano di proseguire nel proprio percorso. Fra questi Great campus che, una volta completato, sarà il più grande parco scientifico e tecnologico in Italia. Lo sta sviluppando Ght Spa sulla collina degli Erzelli: su 400mila metri quadrati ci sono già 20 aziende (Siemens, Esaote, Ericsson, Liguria Digitale, Talent Garden, oltre al Centre for Human Technologies dell’Istituto Italiano di Tecnologia) e 2mila persone. Entro il 2023 lì si trasferirà l’intera sezione di Ingegneria della Scuola politecnica di Genova, un’unica nuova sede di 60mila metri quadrati che ospiterà 5.500 fra studenti, ricercatori, dottorandi e docenti, con una biblioteca interdipartimentale di 3.200 metri quadrati e un’aula magna di 400 posti. Great campus ospiterà anche il più grande Ospedale del Ponente. Avrà un parco pubblico di 200mila metri quadri e un sistema di mobilità green molto avanzato. In Great campus sono già stati investiti 250 milioni di euro tutti finanziati da privati e ne sono previsti 800 a completamento (8/10 anni). Un vero motore per il territorio che potrà creare occupazione e che sta attraendo l’interesse di investitori nazionali e internazionali

Il mondo corre, dobbiamo uscire dall’isolamento; vivere nel bel castello non è più di moda.

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