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Nessun boom in vista, il castello della manovra rischia di crollare

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Servizio |RECESSIONE ALLE PORTE

Nessun boom in vista, il castello della manovra rischia di crollare

Luigi Di Maio (Ansa)
Luigi Di Maio (Ansa)

È vero che le autostrade informatiche possono essere tante nuove Autostrade del sole, ma parlare di boom economico prossimo venturo nel giorno della gelata della produzione industriale non è proprio un'uscita felice. Forse al vicepremier Luigi Di Maio la notizia, quando annunciava quel nuovo radioso orizzonte italiano alla platea dei consulenti del lavoro, non era ancora arrivata. Ma tant'è. Una nuova Italia da anni 50-60, comunque, non è dietro l'angolo. Anche perché la manovra ha tagliato gli investimenti e ciò che li propizia, unico vero combustibile per una ripresa degna di questo nome.

Il bruttissimo segnale della produzione industriale e della paralisi (di fatto) nella vendita di auto ci avverte che l'intero Castello della manovra del popolo, fondato su una fideistica espansione del Pil, rischia di crollare. E, soprattutto, si avverte che sta diminuendo la fiducia nel futuro, primo vero campanello d'allarme quando calano gli acquisti di beni durevoli. C'è poi un ulteriore motivo di ansia: la debacle italiana si inserisce in un rallentamento generalizzato un po' in tutta l'Europa, primo vero mercato di riferimento delle nostre esportazioni e primo vero mercato per l'eccellenza del made in Italy inserito nelle cosiddette catene globali del valore.

Ma forse ci sfugge una cosa: che potremo fare conto sull'Italia del reddito di cittadinanza, quella che ha già sconfitto la povertà. Chissà come ci porterà lontano sulle spalle robuste dell'assistenzialismo.

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