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Un welfare più efficiente per poter tagliare le tasse

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SALE IN ZUCCA

Un welfare più efficiente per poter tagliare le tasse

(Bloomberg)
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Al di là delle esternazioni del grillino Di Maio, che è sceso in campo per difendere i “gilet gialli” francesi, la crisi di Macron all'ombra dell'Eliseo è la conferma di un problema ben più vasto che sta interessando l'intera Europa Occidentale. Cosa è successo, infatti? È accaduto che l'aumento delle tutele sociali, con la conseguente espansione del Welfare State, ha fatto sì che certe garanzie siano oggi considerate diritti inalienabili (i sociologi li chiamano “diritti sociali di cittadinanza”). Ergo: nessuno vuole giustamente sacrificare qualcosa sul fronte della pensione, dell'assistenza sanitaria, degli ammortizzatori sociali e delle tantissime forme di sostegno che lo Stato, nelle sue varie articolazioni, oggi fornisce.

Il problema è che l'espansione del Welfare è stata finanziata con un aumento progressivo delle tasse, una “escalation” inarrestabile che ha portato l'imposizione fiscale, soprattutto nell'Europa Occidentale, a livelli troppo alti. Oggi quasi tutti i “partner” di Bruxelles, a cominciare dall'Italia, avrebbero bisogno di procedere ad una bella sforbiciata delle tasse, ma non ne sono capaci perché il taglio dell'imposizione fiscale produrrebbe effetti solo nel medio periodo mentre la riduzione della spesa pubblica avrebbe conseguenze immediate. In effetti, di fronte ad un minor gettito fiscale, lo Stato si troverebbe in gravi difficoltà a mantenere gli stessi standard di uscite, dalle pensioni alle spese sanitarie e agli stipendi dei dipendenti pubblici. È così nessuno, neppure Conte & C., riesce a ridurre i livelli di tassazione. Ecco, allora, i tanti equilibrismi della manovra gialloverde appena varata con il “placet” europeo: senza tagliare le imposte, prendi un po' qua, ma sacrifichi là (vedi le pensioni cosiddette d'oro) e finisci per mettere in forse diritti acquisiti e ben consolidati.

Se il signor Rossi, in questo gioco ad incastro, rischia davvero di rimetterci molto, ancora più evidenti sono i contraccolpi per le imprese che, dovendo fronteggiare una concorrenza sempre più globale, hanno pochissimi margini di manovra . Il risultato? Perdita del potere d'acquisto – la principale ragione dei “sabati in piazza” – e aumento dei livelli di povertà. Se in Francia la protesta generalizzata ha assunto oggi il volto dei “gilet gialli”, il fenomeno, Macron o non Macron, rischia così di diffondersi a macchia d'olio anche ad altri Paesi europei.

Come arginare, tocchiamo ferro, il possibile “Vajont”? Secondo diversi esperti, una soluzione praticabile (ma da quanto tempo lo diciamo?) potrebbe essere quella di razionalizzare e rendere più efficiente la macchina del Welfare (spingendo, ad esempio, il piede dell'acceleratore sull'informatizzazione) in modo da ridurre sensibilmente i suoi costi: le risorse recuperate potrebbero essere, quindi, impiegate per ridurre il cuneo. Sembrerebbe la scoperta dell'acqua calda perché molti lo stanno già sostenendo da tempo. Il problema è che nessuno poi, attua davvero tali misure: tutto viene rinviato alle calende greche, anzi alle calende francesi.

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