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Coerenza ideale e azioni: mangereste cavallette se vi pagassero?

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Coerenza ideale e azioni: mangereste cavallette se vi pagassero?


Mangereste più volentieri delle cavallette se vi pagassero per farlo? Nel 1961, lo psicologo americano Ewart Smith condusse uno studio per valutare l'efficacia di alcune tecniche volte ad influenzare le credenze e gli atteggiamenti delle persone (“The Power of Dissonance Techniques to Change Attitudes”, Public Opinion Quarterly, 25, pp. 626–639). Lo studio era stato commissionato alla Matrix Corporation, il centro di ricerca privato per il quale Smith lavorava, dall'esercito degli Stati Uniti, interessato all'utilizzo di tali tecniche in ambito militare. Lo studio si concentrava, in particolare, sull'uso della cosiddetta “dissonanza cognitiva”, un principio descritto da Leon Festinger qualche anno prima, in base al quale ognuno di noi prova una sorta di tensione, un costo psicologico, quando si rende conto di credere, contemporaneamente, a due cose in contraddizione tra loro, o quando si trova a compiere un'azione contraria alle sue convinzioni.
Esiste, in altri termini, una tendenza generalizzata che ci spinge a ricercare una coerenza interna tra le nostre credenze, gli atteggiamenti e le azioni. Due elementi sono in una relazione di dissonanza tra loro quando dall'osservazione di uno dei due deriverebbe il contrario dell'altro. Se mi reputo onesto, ma contemporaneamente rubo, allora nasce la dissonanza. Se mi definisco ateo, ma mi sorprendo a pregare nel momento del bisogno, allora scatta la dissonanza. Secondo l'ipotesi di Festinger questo stato di cose crea una tensione psicologica che cerchiamo in ogni modo di evitare o ridurre, per esempio modificando i nostri comportamenti o, se non c'è spazio d'azione, cambiando le nostre credenze e convinzioni. L'effetto “limone dolce” lo chiamano gli americani; a noi italiani ricorda più l'uva acerba della favola di Esopo.
Per studiare questo fenomeno, Smith si inventò l'“esperimento della cavalletta”. Coinvolse vari gruppi partecipanti (riservisti della Guardia Nazionale) e li sottopose a differenti condizioni sperimentali. A tutti i partecipanti veniva chiesto di mangiare delle cavallette fritte. Ad un gruppo però offrì in cambio una ricompensa monetaria e un discorsetto sull'importanza, soprattutto per un militare, di adattarsi anche alle situazioni più estreme che potrebbero verificarsi in caso di emergenza. Ad un secondo gruppo invece, vennero proposte le cavallette, ma nessuna ricompensa e nessun discorso motivazionale. Dopo il “pasto” ogni partecipante doveva compilare una serie di questionari e dare un punteggio, tra uno e nove, alla piacevolezza del cibo: il punteggio “uno” corrispondeva a “estremamente disgustoso”, “nove” ad un'esperienza “estremamente piacevole”. Posto che l'americano medio, soprattutto in quegli anni, era poco avvezzo a mangiare cavallette fritte, Smith, era interessato a capire in che modo il pagamento e il discorso motivazionale avrebbero potuto influenzare i gusti dei partecipanti e quindi la loro disponibilità a fare qualcosa che in condizioni normali non avrebbero mai fatto. Il risultato fu piuttosto sorprendente, ma perfettamente in linea con la teoria della dissonanza cognitiva. I soggetti che erano stati motivati a mangiare le cavallette come esercizio di adattamento e che, in più, erano stati anche pagati, valutarono il gusto delle cavallette in maniera significativamente peggiore rispetto a coloro che invece avevano dovuto mangiare le cavallette senza nessuno scopo apparente, né pagamento. Questi ultimi avevano trovato l'esperienza significativamente più piacevole degli altri. Perché? Semplicemente, i partecipanti del primo gruppo avevano già trovato delle valide ragioni per giustificare a loro stessi una azione che andava contro le loro convinzioni – mangio le cavallette che non mi piacciono – ma perché così divento un soldato migliore e poi mi hanno anche pagato. Per questo potevano tranquillamente ammettere a sé stessi che il gusto di quel cibo era pessimo. I partecipanti del secondo gruppo, invece, senza ricompensa, né motivazione, avevano dovuto cercare inconsciamente altre ragioni per aver mangiato delle cavallette. Che queste non fossero poi così male?!? Non potendo far altro, per ridurre la dissonanza cognitiva derivante dall'aver mangiato un cibo disgustoso senza nessuna apparente buona ragione, i partecipanti al secondo gruppo hanno semplicemente deciso di cambiare i loro gusti, le loro credenze, le loro preferenze. “Dai, che tutto sommato, le cavallette non sono poi così cattive come pensavo”. La dissonanza cognitiva è pervasiva, per questo ci troviamo frequentemente, ogni giorno, a cercare di eliminare la distanza tra quello che facciamo e quello che dovremmo fare; tra quello che pensiamo e crediamo e la nostra condotta. Spesso però, questo avviene adattando le nostre convinzioni al nostro comportamento e non viceversa, come sarebbe più naturale.
A farci caso, il dibattito politico di queste settimane offre un interessantissimo esempio di dissonanza cognitiva di gruppo. Il Movimento 5 Stelle si è sempre presentato ai suoi elettori come un partito nuovo, anti-casta, fatto di onesti, rigido fino all'integralismo su questioni di moralità pubblica e infatti, per esempio, ha sempre votato favorevolmente alla concessione delle autorizzazioni a procedere nei confronti dei parlamentari, stigmatizzando fortissimamente, coloro che in questi anni hanno fatto scelte differenti. “Il M5S si impegna per un Parlamento pulito, non solo dando il buon esempio con portavoce che hanno tutti la fedina penale immacolata, ma anche tenendo il fiato sul collo della casta” scriveva qualche tempo fa Riccardo Fraccaro, oggi ministro per i rapporti con il Parlamento. Ironicamente oggi si trovano loro stessi nella scomoda posizione di dover difendere la casta con gli strumenti della casta, a mettere in discussione la loro identità e la loro credibilità in una vicenda sulla quale hanno una responsabilità politica non centrale. Sapranno dimostrare di non essere totalmente ostaggi di Salvini e della Lega? Terranno fede alla loro storia e alla loro identità, votando, come sempre in passato, a favore dell'autorizzazione a procedere? Sapranno mantenere la coerenza tra idealità e azione o finiranno intrappolati in una dissonanza cognitiva che potrà, forse, tenerli ancora un po' al governo, ma che certo li trasformerà nel profondo? Chissà se per ridurre questa tensione continueranno ad agire così come hanno sempre predicato o inizieranno a predicare come tutti gli altri, per poter agire esattamente come tutti gli altri.

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