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Al voto di maggio (finalmente) due idee dell’Europa a confronto

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Al voto di maggio (finalmente) due idee dell’Europa a confronto

(Reuters)
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Il volume Manuale di autodifesa europeista. Come rispondere alla sfida del sovranismo, edito da Luiss University Press, è aperto da una premessa di Fabio Tamburini, direttore del Sole 24 Ore, e da una prefazione di Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, contributi che presentiamo in questa pagina. Il libro raccoglie e rielabora una selezione degli editoriali domenicali pubblicati sul Sole 24 Ore tra il 2016 e il 2019.

L’Unione europea, nei suoi più di sessanta anni di vita, non è mai stata criticata quanto oggi. Eppure, mai è stata tanto popolare. Anzi, si può notare che, per la prima volta nella storia del Parlamento europeo, l’elezione dei suoi membri avverrà a seguito di un dibattito sull’Europa e non su temi nazionali. Che cosa spiega questa contraddittoria svolta, e come si può capire questo passaggio critico nella vita della costruzione europea?

Questo libro di uno dei nostri maggiori politologi aiuta, da un lato, a ricostruire la cronaca (che fa già parte della storia) di questi ultimi anni cruciali, dall’altro, a capire che tipo di nuovo potere pubblico si è andato costruendo dopo la Seconda guerra mondiale. Spesso definita “oggetto politico non identificato”, l’Unione europea sfida tutte le leggi storiche dei poteri pubblici. Ha un parlamento eletto dai popoli europei, ma esso non è né un grande legislatore, né l’organo che dà la fiducia a un esecutivo. Non ha un solo esecutivo, ma ne ha due, la Commissione e il Consiglio. È un gigante regolatorio, ma ha una burocrazia minuscola, di dimensioni minori a quella di molte grandi città europee. Ha una moneta unica, ma non un proprio potere finanziario pubblico, dotato di ampia autorità fiscale e di cospicui compiti di spesa.

Sull’Europa si cimentano ora le opposte visioni di sovranisti ed europeisti. Ma questa è una opposizione a sua volta piena di contraddizioni. Il ministro dell’Interno italiano dichiara che i porti italiani sono chiusi e che l’Italia deve rimanere nelle mani degli italiani. Nello stesso tempo, insiste perché l’Unione europea si preoccupi di riallocare gli immigrati, assegnandoli a tutti i Paesi europei. È sovranista nella prima posizione, sovranazionalista ed europeista (perché chiede all’Unione di dotarsi di ancora maggiori poteri) nella seconda. Gli europeisti, a loro volta, sono divisi tra coloro che pensano che l’Europa debba continuare a essere a meta comunitaria, a meta intergovernativa, e coloro che vedono il futuro dell’Unione nel modello federale.

La contraddittorietà, ma allo stesso tempo la vitalità di un organismo, quello europeo, che è riuscito a svilupparsi da solo (l’Unione sempre più stretta del Trattato), vanno di pari passo con quella che Carlo Azeglio Ciampi chiamò «zoppia», riferendosi all’ultima delle contraddizioni (ma il termine si potrebbe applicare a tutta la costruzione europea).

Queste caratteristiche peculiari dell’Unione passano sempre sullo sfondo delle analisi giuridiche e storiche e richiedevano la penna di un politologo per risaltare, di un politologo che dalla cronaca degli ultimi anni “costituenti” riesce a risalire sempre ai principi e ai modelli, mostrandone coerenze e incoerenze interne, somiglianze e differenze con gli Stati, similitudini e distanza rispetto al modello federale, al quale pure i pionieri dichiararono di ispirarsi. Ci volevano lo sguardo sereno e l’attenzione alla cronaca, anche minuta, di un acuto politologo come Sergio Fabbrini per aiutarci a capire dove sta ora l’Europa, come si colloca nelle opposte tendenze di europeisti e di sovranisti, come sciogliere le contraddizioni di cui le forze politiche sono prigioniere.

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