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Il Nord-Est con i festival scopre se stesso

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MICROCOSMI

Il Nord-Est con i festival scopre se stesso

(Agf)
(Agf)

Il pendolo dei territori orienta lo sguardo dell’economia, della politica e anche della società. Prima ci ha fatto guardare a Torino e alla Tav. Poi, a proposito del fare società, alla Verona del lessico singolare o plurale: famiglia o famiglie. Poi il Vinitaly con tanto di politici in visita alla transizione dolce da contadini a sommelier. Il passaggio a Nord-Est non era tanto spettacolarizzato dai tempi del mitico Veneto del capitalismo molecolare delle piccole imprese proliferanti.

Per capire mi sono tenuto come sempre “rasoterra”. Andando per festival, che oggi proliferano più dei capannoni. Segno, in tempi di crisi della rappresentanza e spettacolarizzazione piramidale della politica, di un cercare momenti di autocoscienza territoriale. Sono piccoli eventi prepolitici di racconto, di sussurri da ascoltare delle tendenze sociali e anche di riposizionamento delle rappresentanze delle economie dei territori.

Mi aveva incuriosito non poco il titolo di un incontro mantovano: Laboratorio di civiltà. Vi si coglieva il salto d’epoca nel fare convivenza ripartendo dall’antropologico tema dell’essere in comune. Si discuteva di una ricerca orientata non ai voti, ma ai volti del disagio dei giovani a Mantova. Interessante anche la compagnia di giro che promuove il laboratorio: Acli, Cisl, Coldiretti, Confcooperative, Confartigianato e Confcommercio assieme alla Caritas e alla Pastorale sociale del lavoro. Un intrigante mettere assieme interessi, lavori e ricerca di senso. Nel chiedersi perché Mantova non è una città per giovani, sino all’interrogarsi sulla questione delle migrazioni. Non riducendo la questione giovanile solo al tema dell’esodo, ma scavando nella questione economica, gli interessi, la dimensione dei processi culturali, il senso e, non ultimo, la questione demografica. Dato che in provincia il bilancio tra nascite e decessi è negativo dal 1973 e, dal 2014, anche quello migratorio.

Eppure Mantova è cresciuta nella sua rappresentazione con i suoi festival, celebrandosi come capitale italiana della cultura e diventando polo di attrazione di flussi turistici e non solo. Si scava nel declinar crescendo del sistema territoriale che ha portato la storia dei Gonzaga e Palazzo Te nella contemporaneità senza condividere il futuro con quelli che verranno. Per questo si fanno ricerca e seminari con i giovani, le scuole e si pone la questione di accogliere nuovi cittadini nel salto d’epoca della comunità e della città che viene avanti. Crocevia nel suo essere l’ultima lombarda verso Est e sul confine del Po verso la valle del food e dei motori della Via Emilia.

Anche qui, a Fidenza, un festival sul futuro incerto e incombente: Terra incognita. Si parte con Baricco e il suo The Game incuneato nell’ipermodernità della rete per poi cercare di capire come il digitale impatta sulle forme dei lavori e sulle comunità in metamorfosi. Osservando le città-distretto che disegnano un arcipelago urbano, ci si divide tra chi lo vorrebbe metropoli padana e chi ragiona di un’identità medio padana tra le due aree metropolitane di Milano e Bologna. Con momenti di autocoscienza territoriale si cerca di elaborare un futuro dentro Lover, l’acronimo dietro cui Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna disegnano a Nord-Est il polo competitivo dell’economia.

Di questo, con capacità anticipatoria, da un po’ di anni si discute a Vicenza nell’ambito del Festival Città Impresa. Quest’anno con meno orgoglio veneto guardando alla stagnazione e verso Monaco al rallentamento dell’economia tedesca, colpiti, a proposito di export, dai numeri emiliani che superano il Veneto. Partendo dai numeri riappare il rapporto con Milano che qualcuno vorrebbe città-stato, di una megalopoli padana stile Los Angeles e altri città in rete nella metropoli orizzontale fatta di reti hard e soft per lo sviluppo di imprese e città medie in un arcipelago urbano regionale. Questioni non solo da urbanisti ma anche di rappresentanza e rappresentazione infatti, a Nord-Est ci si confronta per unificare in una città-regione la Confindustria di Padova e Treviso con Venezia e Rovigo. Infine, a proposito di Regioni, di Lover, siamo nei territori delle tre Regioni che hanno posto il tema dell’autonomia differenziata. Anche di questo si è discusso a Vicenza.

L’andar per festival può sembrare un perdersi nella società dello spettacolo. In tempi di crisi della rappresentanza è un utile andare nella coscienza dei luoghi in cambiamento socioeconomico e politico. Anche a Nord-Est.

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