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Serve subito un faro della Bce per vigilare sul fintech

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falchi & colombe

Serve subito un faro della Bce per vigilare sul fintech

Se la Banca centrale europea non vuol ripetere l’errore compiuto dalla Federal reserve che ha causato la Grande crisi, accenda subito i fari sulla finanza digitale. È una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per evitare di trovarsi impreparati – anzi di contribuire – alla prossima recessione in Europa.

A novembre la Banca centrale europea avrà un nuovo presidente. Chiunque esso – o essa – sia, bisogna augurarsi che abbia tra le sue priorità quella di assicurare che gli sviluppi della finanza digitale non intacchino l’efficacia della politica monetaria. In altri termini, occorre sperare che in Europa non si faccia lo stesso errore compiuto negli Usa negli anni che hanno preceduto la crisi del 2008: sottovalutare un fenomeno, contribuendo a fare di quel fenomeno una tossina macroeconomica. Un banchiere centrale compie l’errore di minimizzare un rischio o per ignoranza economica o per convenienza politica, oppure per un mix dei due fattori. Non sappiamo perché la Fed lo fece, ma è certo che la quasi totalità dei Paesi avanzati ha pagato – e sta pagando – un conto molto salato per quell’errore. Il fenomeno sottovalutato fu quello dell’innovazione finanziaria.

Ricordiamo i fatti che ci interessano. In termini macroeconomici, l’obiettivo di una banca centrale è quello di definire una politica monetaria che spinga nella direzione desiderata le scelte delle famiglie, delle imprese e delle banche, per ottenere una crescita economica regolare con prezzi al consumo moderati. Si può immaginare la relazione tra la banca centrale e l’economia come quella che c’è in una piramide tra il vertice e la base. Al vertice la banca centrale ha come suo target la moneta che le banche producono; influenzando la moneta bancaria, gli impulsi si trasmettono scendendo verso la base. È quello che faceva anche la Fed. La trasmissione tra il vertice e la base sembrava scorrere fluida: la Fed influenzava la struttura dei tassi di interesse, quindi le scelte delle banche, che a cascata ricadevano – direttamente o indirettamente – su mercati, famiglie e imprese. Purtroppo la Fed non si era accorta che stava crescendo un sistema finanziario ombra, con tre caratteristiche: la dimensione, la complessità, l’interconnessione con le banche tradizionali. Per dirla in modo semplice: stava crescendo una moneta ombra, al di fuori delle capacità di controllo della Fed, la cui nocività sarebbe emersa drammaticamente dall’ottobre 2008 in poi. In quegli anni la Fed adottò la politica dello struzzo: c’è una innovazione epocale nel disegno della finanza, ma la ignorò. Il flusso tra il vertice e la base della piramide si era interrotto: la Fed credeva di sapere quello che accadeva o poteva accadere alla base, nell’economia reale. Non era vero: bastò un palla di neve – il fallimento dello specifico mercato dei mutui immobiliari ad alto rischio – per creare la slavina della recessione mondiale da eccesso di finanza.

Oggi si stanno ricreando le stesse condizioni. La Bce crea liquidità quasi ininterrottamente da oltre dieci anni. Allo stesso tempo c’è una innovazione strutturale, che riassumiamo nel termine finanza digitale – traducendo l’espressione anglosassone fintech. Un sistema finanziario ombra si sviluppa e si intreccia con il tradizionale sistema delle banche e dei mercati. Dal punto di vista macroeconomico, e rispetto all’efficacia della politica monetaria, possiamo dire che una moneta digitale cresce in modo imprevedibile di fianco e all’interno della moneta bancaria. La moneta digitale può essere rappresentata dalla competizione nel sistema dei pagamenti in senso stretto. L’esempio più noto è quello delle criptovalute, ma che diverrà davvero rilevante quando le relative tecnologie saranno adottate dai giganti dell’economia digitale per fare le banche, senza essere sottoposte alla stessa regolamentazione delle banche. È un fenomeno che è già in atto, con una dinamica affatto imprevedibile, soprattutto se le banche centrali – inclusa la Bce – commetteranno lo stesso errore di adottare la politica dello struzzo compiuto dalla Fed.

La competizione tra la moneta bancaria e quello che abbiamo chiamato la moneta digitale può – e già ha – risvolti positivi. Ma come sempre accade, la competizione deve essere regolata, per evitare che le tossine superino di gran lunga le vitamine. La strategia alternativa a quello dello struzzo è rappresentata da quello che viene chiamato l’approccio della papera: tutti gli animali che si comportano come papere devono essere trattati come papere, anche se papere non sono. Fuor di metafora: occorre evitare che la finanza ombra assuma caratteristiche che la rendano incontrollabile e imprevedibile rispetto al radar della banca centrale. Come mettere in atto l’approccio della papera è la sfida che la Bce deve affrontare, per preservare l’efficacia della politica monetaria. Il criterio principale dovrà essere quello di massimizzare la conoscenza della finanza ombra, senza però indebolire la separatezza dalla politica di regolamentazione e vigilanza bancaria. Vantaggi informativi, senza i rischi di cattura dalla politica e dai regolati – soprattutto se sono giganti globali dell’economia digitale. Tutelare l’indipendenza – economica e politica – a presidio dell’efficacia della politica monetaria. Anche considerando l’ipotesi – più volte sottolineata su queste pagine – di emettere moneta digitale.

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