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Commerci e partner, le sfide della Ue

di Guntram Wolff


3' di lettura

Gli Stati Uniti e l’Europa sono più che alleati, condividono una partnership multiforme e di vecchia data e il futuro delle loro relazioni è di fondamentale importanza per l’economia globale. Tuttavia, quello stretto legame è messo a dura prova da quando si è insediata la nuova amministrazione americana. Per l’Unione europea è una buona occasione di rivedere il suo orientamento geo-economico.

Non dimentichiamo che, a livello bilaterale, gli Stati Uniti sono il partner commerciale e di investimento più importante per l’Unione. L’Ue esporta più di 600 miliardi di dollari in beni e servizi verso gli Usa, gli Usa esportano più di 550 miliardi di dollari verso l’Unione europea. Anche gli investimenti bilaterali sono ingenti, più di 2mila miliardi di dollari. Sono molte le imprese europee attive negli Usa, non solo per vendere, ma anche per produrre in America, e lo stesso vale per le tante attività americane in Europa.

Ma le cose stanno cambiando. Fino all’arrivo della nuova amministrazione, gli Usa hanno sostenuto il sistema commerciale multilaterale e l’integrazione europea, oltre a rappresentare una garanzia di sicurezza per l’Europa. Adesso invece, la nuova amministrazione Usa sembra decisa a sostituire l’approccio multilaterale con un approccio bilaterale, sperando di ridurre i deficit commerciali e di proteggere in particolare il settore manifatturiero americano.

Per quanto riguarda la politica sul clima, l’impegno americano verso gli Accordi di Parigi è messo in discussione. Sul fronte della difesa, l’ombrello Nato sembra meno certo di prima e Trump ha apertamente messo in dubbio il valore dell’integrazione dell’Ue.

La nuova posizione americana, sebbene non ancora definita per molti aspetti, ha provocato incertezza e nervosismo nei corridoi del potere dell’Unione. Ma allora qual è il modo migliore per l’Ue di reagire a questa situazione?

Il commercio fa bene all’Europa. L’Unione europea è un’economia relativamente aperta. L’intensità commerciale, misurata in termini di esportazioni rispetto al Pil, è molto più alta in Ue (44%) che in Cina (22%) o negli Usa (13%). Per l’Ue, come per molte altre economie aperte, il sistema multilaterale è stato un vero toccasana. L’Europa dovrebbe prepararsi a difendere il multilateralismo, come ho osservato recentemente con i miei colleghi Maria Demertzis e André Sapir. Il sistema basato sulle regole incentrato sull’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), permette a tutti gli attori di commerciare gli uni con gli altri secondo parametri elevati e comparati. Il protezionismo ridurrebbe la crescita nell’Ue e nel mondo e implicherebbe un abbassamento dei parametri e una concorrenza sleale.

L’Europa deve prepararsi a dare la sua risposta strategica nel caso gli Usa sfidino apertamente l’ordine multilaterale e scivolino nel protezionismo.

Primo, l’Ue dovrebbe collaborare con i partner mondiali per difendere l’Omc e altri accordi multilaterali come l’Accordo di Parigi sul clima. Per esempio, se il presidente Trump attua quanto annunciato nei suoi tweet e impone barriere tariffarie alle importazioni messicane, l’Ue potrebbe coalizzarsi con il Giappone e altri Paesi per difendere i diritti messicani e gli investimenti stranieri nel Paese.

Secondo, l’Ue dovrebbe darsi da fare per approfondire le relazioni economiche con la Cina e altri partner mondiali. Un obiettivo fondamentale sarebbe quello di portare a termine i negoziati in corso per un trattato bilaterale sugli investimenti con la Cina. Ma questo non significa che l’Ue dovrebbe sacrificare i suoi princìpi. L’Ue dovrebbe insistere su un accordo pubblico più che privato, oltre che sulla reciprocità dei termini di investimento.

Solo una volta concordato un trattato sugli investimenti Ue-Cina, i due partner potrebbero avviare i negoziati per un accordo commerciale bilaterale. L’obiettivo del trattato Ue-Cina dovrebbe essere migliorare l’accesso al mercato e stabilire dei parametri severi in termini di ambiente, governo d’impresa, sicurezza del consumatore e diritti dei lavoratori. Qualsiasi accordo che abbassi i parametri all’interno dell’Ue non è nell’interesse dell’Europa e andrebbe respinto.

Ma è altrettanto importante approfondire le relazioni con altri Paesi come il Giappone, Singapore e il blocco Mercosur, e tutti quegli accordi bilaterali andrebbero pensati in modo da poterli eventualmente integrare in un più ampio quadro multilaterale.

Terzo, la stessa governance commerciale dell’Ue ha bisogno di riforme e deve affrontare i suoi squilibri interni per aumentare la propria credibilità esterna. Rafforzare il modello sociale europeo allontanerebbe le tentazioni protezioniste.

E infine, l’Ue dovrebbe approntare gli strumenti da usare bilateramente nei confronti degli Usa. Tra questi ci sono le misure anti-sussidi compatibili con l’Omc ed eventualmente delle riforme fiscali. In generale, l’Ue dovrebbe essere ferma sui suoi interessi e principi, ma evitare un’inutile escalation. La posta in gioco al momento è alta per l’Europa come per il mondo, ma con la strategia giusta, l’Ue potrebbe uscirne più forte.

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