PROFESSIONISTI

Commercialisti e lavoro, appello alla politica

di Saverio Fossati


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2' di lettura

I commercialisti in area lavoro chiedono un’azione più incisiva per il riconoscimento della loro funzione sociale. Alla tavola rotonda tenutasi a Isola Capo Rizzuto e promossa da Ancal i professionisti hanno fatto valere il loro ruolo di “tutori” dell’impresa, di conoscitori dei meccanismi aziendali non solo contabili e fiscali ma anche lavoristici e commerciali. Consulenti che non hanno più intenzione di fare gli sceriffi delle Entrate ma di puntare allo sviluppo delle imprese.
Questo il senso degli interventi che si sono succeduti dopo i saluti dei segretari nazionale Pamela Bonaro e della regione Calabria Santina Sammarco. Il presidente dell’Ordine di Latina, Efrem Romagnoli, ha detto «Pesiamo per un milione di voti eppure il nostro peso politico è minimo», mentre Mario Straticò (presidente dell’Ordine di Castrovillari), a fronte delle crescenti deleghe di funzioni da parte dello Stato, ha sottolineato il mancato coinvolgimento dei commercialisti nella normativa aziendale: «Siamo i tutor delle imprese e non i contabili!». Pierpaolo Sanna (presidente dell’Ordine di Cagliari)ha affermato che si deve lavorare sulla crescita a e non sulla crisi dell’impresa «Mentre ormai il business professionale si gioca in Tribunale».
Alle osservazioni ha risposto Antonio Viscomi, ordinario di diritto del lavoro all’Università di Catanzaro e deputato Pd, il solo politico ad aver aderito all’invito di Ancal: «Il politico non ha, in generale, la competenza per fare le norme ma un tempo si circondava di persone che le avevano, perciò ora occorre da parte dei politici meno arroganza e più umiltà. Il fenomeno della disintermediazione ha creato una modesta semplificazione a fronte dei problemi che ha portato il saltare i corpi intermedi. Ormai è un problema di democrazia cui lo strumento delle audizione serve poco, anche perché spesso interviene quando è tardi». In Calabria, ha detto Viscomi, occorre una nuova alleanza sociale: «Le imprese sono fragili e il loro interesse per la politica si risveglia solo alle occasioni elettorali. La politica deve quindi aiutare a creare una visione condivisa dei problemi dell’impresa, che comprenda anche quelli del lavoro, da essa inseparabili».
A concludere i lavori Luigi Domenico Arcuri, presidente dell’Odcec di Crotone, e Gian Piero Gogliettino segretario generale Ancal, che ha ricordato la necessità di ripensare un «compenso minimo» anche per i professionisti e di considerare i commercialisti come i veri consulenti dell’impresa, un’identità che sembra poco considerata quale obiettivo qualificante dell’Ordine.

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