ADEMPIMENTI

Commercialisti al Governo: «Riaprire i termini per l’invio dei corrispettivi»

di Luca De Stefani e Federica Micardi


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(Adobe Stock)

3' di lettura

L’invio dei corrispettivi giornalieri di luglio, che andava effettuato entro il 2 settembre , preoccupa i 261mila soggetti con un volume d’affari superiore a 400mila euro – e i loro consulenti – su cui incombe il rischio di pesantissime sanzioni: il 100% dell’Iva degli importi non documentati e la sospensione della licenza. Per cercare di arginare questo rischio, a termini ormai scaduti, il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili torna a chiedere una proroga al 30 settembre per l’invio dei corrispettivi di luglio, dato che l’analoga richiesta avanzata il mese scorso si è scontrata con il no del ministero dell’Economia.

La lettera del Cndcec

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La risposta del Mef alla richiesta del Cndcec

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«Ad inizio agosto - spiega il presidente dei commercialisti, Massimo Miani – abbiamo scritto al presidente Conte, all’ex ministro dell’economia, Giovanni Tria e al direttore delle Entrate, Antonino Maggiore, per chiedere lo spostamento al 30 settembre dei termini per la trasmissione dei corrispettivi di luglio. Una richiesta ampiamente motivata dal fatto che la possibilità di trasmettere su base mensile e tramite il portale dell’agenzia delle Entrate i corrispettivi, a suo tempo prevista in sede di conversione del Dl 34/2019 a causa dei ritardi nella fornitura dei registratori telematici, fissata al 2 settembre per i corrispettivi del mese di luglio, cadeva troppo a ridosso della chiusura feriale degli studi professionali. Questo termine è risultato inopportuno anche per la necessità di familiarizzare con i nuovi servizi messi a disposizione delle Entrate per l’uso del portale nonché per i ritardi nel rilascio degli aggiornamenti dei software gestionali da parte delle case di software».

La necessità della proroga era stata sollevata a metà luglio anche da Rete imprese Italia, da Confcommercio, da Comufficio e anche da AssoSoftware ( si veda Il Sole 24 Ore del 17 luglio ) e reiterata nel corso dei tavoli tecnici. Un coro di voci rimasto inascoltato.

Nella risposta del Mef ai commercialisti secondo Miani «si usano argomenti poco convincenti e in ultima analisi “evasivi”. Il Mef argomenta il suo rifiuto di proroga semplicemente richiamando la norma che consente l’invio su base mensile dei corrispettivi, ma senza affrontare l’opportunità della data prescelta del 2 settembre. La nostra lettera a Conte, Tria e Maggiore – aggiunge Miani - è successiva alla emanazione della norma che consente l’invio su base mensile, e la risposta del Mef evidentemente non affronta le criticità da noi evidenziate. Per tali motivi - conclude Miani - riteniamo a questo punto necessaria la riapertura del termine del 2 settembre, anche alla luce delle segnalazioni pervenute al Consiglio nazionale dai nostri colleghi, che testimoniano la presenza di molti casi di impossibilità di rispetto di quel termine. Ci auguriamo che il nuovo Esecutivo in via di insediamento possa prestare l’adeguata attenzione a tale problematica».

Le sanzioni
Se la memorizzazione o la trasmissione vengono omesse, o vengono effettuate con dati incompleti o non veritieri, si applica la sanzione del 100% dell’Iva corrispondente all’importo non documentato (articolo 6, comma 3, decreto legislativo 471/1997). Inoltre, se nel corso di un quinquennio, vengono contestate quattro distinte violazioni in giorni diversi, scatta la sospensione per un periodo da tre giorni a un mese della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività; se però l’importo complessivo dei corrispettivi contestati eccede la somma di 50.000 euro, la sospensione va da 1 a 6 mesi) (articolo 12, comma 2).

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