SPECIALIZZAZIONI

Commercialisti, l’Ordine di Roma chiede lo stop agli elenchi Saf

di Federica Micardi


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3' di lettura

Le Scuole di alta formazione professionale dei commercialisti - meglio note come Saf - sono al centro di una querelle tra Consiglio nazionale, sindacati di categoria e ora l’Ordine di Roma.
La questione è nata per il contenuto dell’informativa 26/18 inviata dal presidente Miani agli Ordini locali il 26 marzo. In quella lettera Miani informa i presidenti degli Ordini che sul sito istituzionale (www.commercialisti.it) sarà creato un elenco dei commercialisti che hanno partecipato ai corsi delle Saf e ottenuto l’attestato. L’obiettivo: «promuovere l’attività delle Saf e diffonderne quanto più possibile la conoscenza».

La lettera dell'Ordine di Roma

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La lettera dell’Ordine di Roma
Oggi per chiedere di «rettificare l’informativa e rivedere il progetto di costituzione del “super elenco” dei commercialisti» ha preso carta e penna il presidente dell’Ordine di Roma Mario Civetta. Nella lettera Civetta parla di «stravolgimento dell’Ordinamento» e del rischio di creare «professionisti di serie A».

Per Civetta: «operare secondo l’informativa lascerebbe intendere che, per una comprensibile volontà di riaccendere i riflettori su un tema così importante per la nostra professione, si sia partiti dalla fine senza pensare alle conseguenze di una siffatta iniziativa».

La voce dei sindacati
Anche due sindacati di categoria, Adc e Aidc, in questi giorni hanno espresso forti perplessità in merito a questi elenchi.
Per il presidente Adc Enzo De Maggio - che ieri ha scritto in merito una lettera tutti gli Ordini territoriali - gli elenchi sono una volontà «di anticipare in qualche maniera l’ipotesi di modifica del Dlgs 139/2005 in relazione ad ulteriori specializzazioni degli iscritti all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Ipotesi che non hanno superato il vaglio del parlamento e che presentano innumerevoli criticità».
Sulla stessa linea il presidente di Aidc Andrea Ferrari che sostiene che con la pubblicazione degli elenchi «si dà in qualche modo, attuazione a parte della tentata modifica del nostro ordinamento, per ben due volte respinta in sede legislativa». Una modifica contro cui Aidc ha«...già manifestato le perplessità all'introduzione di elementi di specializzazione nelle modalità proposte, senza alcuna condivisione, da parte del Consiglio Nazionale, perplessità fondate sul merito della norma e sul metodo seguito».

L'informativa 26/18

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La risposta di Massimo Miani
«L’intenzione dell’informativa - spiega Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale - era dire che il progetto Saf è ancora in piedi, il Consiglio non lo ha abbandonato, perché è una delle sfide della professione del futuro. Era ed è - prosegue Miani - un punto importante del programma elettorale, e comunque la pubblicazione dell’elenco dei partecipanti alle Saf era prevista nel progetto approvato da tutti gli Ordini nel 2015 ». Elemento che risulta chiaramente dal comunicato stampa che allora fece il Consiglio nazionale, dove si legge: «Sul sito web istituzionale del Consiglio sarà pubblicato l’elenco degli iscritti - suddivisi per area geografica e di specializzazione - che avranno conseguito l'attestato di partecipazione ai corsi».
E a chi teme che si faccia una differenza tra formazione Saf e altra formazione Miani ricorda che «a regime il progetto prevede un riconoscimento di “specialista” sulla base di diversi percorsi formativi di cui la partecipazione alla Saf è una delle possibilità ma non l’unica. Oggi - prosegue Miani - stiamo parlando solo di chi ha fatto il corso Saf e non di specializzazioni o di modifiche dell’Ordinamento».
Miani si dice disponibile a dialogare con tutti, e aggiunge « mi stupisco che una dibattito di categoria debba svolgersi sui giornali, soprattutto su un tema, qual è quello della pubblicazione degli elenchi Saf, su cui sono disponibile a cambiare linea se attraverso il confronto si ritiene che oggi sia poco opportuno; anche perché - conclude Miani - ricevo pareri contrari attraverso comunicati ma anche tanti pareri favorevoli da colleghi che mi invitano a continuare su questa strada». Quindi un dibattito e un confronto appare quanto mai necessario.

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