professioni

Commercialisti: si tratta per evitare 8 giorni di sciopero

di Marco Mobili e Federica Micardi

(Petrik - Fotolia)

3' di lettura

Sono dodici le priorità che le sigle sindacali dei commercialisti hanno messo sul tavolo delle trattative con il ministero dell’Economia per revocare la prima protesta nazionale della categoria. Un mese è il tempo massimo per trovare un accordo, la revoca della protesta (indetta dalle ore 24 del 26 febbraio alle ore 24 del 6 marzo) va fatta al massimo cinque giorni prima.

Ieri c’è stato il primo incontro tra le rappresentanze sindacali della categoria (Adc, Aidc, Anc, Andoc, Unagraco, Ungdcec, Unico), il viceministro dell’Economia Luigi Casero e il direttore dell’agenzia delle Entrate Orlandi. Dopo un incontro di due ore lo sciopero non è stato revocato ma ci sono segnali di apertura; si legge infatti nel comunicato che «non è stata esclusa ancora la possibilità di evitare l’astensione a fronte di precisi impegni assunti dal Mef dall’agenzia delle Entrate».

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Per fortuita coincidenza, sempre ieri è arrivato il nullaosta alla protesta da parte della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, che invita la categoria a valutare «l’opportunità di ridurre la durata dell’azione collettiva proclamata». Un invito che, secondo il presidente dell’Ungdcec Fazio Segantini, «avvalora l’importanza del nostro sciopero e la forza della nostra azione». E inoltre, sottolinea Segantini, «la Commissione ha invitato il ministero ad attivare la rimessione in termini per non far ricadere sui contribuenti eventuali ritardi, anticipando di fatto una nostra richiesta».

I sindacati si sono presentati all’incontro con un documento che riporta le richieste urgenti e i temi su cui si chiede di lavorare nel medio periodo. Le dodici questioni indifferibili sono: i tempi dello spesometro, che si vorrebbe semestrale per quest’anno e annuale a regime (messo come primo punto); un passaggio graduale alla contabilità per cassa, riconoscendo la possibilità per cinque anni di restare al regime di competenza; la sospensione delle sanzioni per i nuovi adempimenti per il primo anno e una loro applicazione calmierata per il secondo; l’eliminazione delle comunicazioni dei beni ai soci; interventi meno invasivi per chi ha difficoltà di versamento nella liquidazione dati Iva; l’adeguamento della normativa fiscale ai principi Ias; sulla rottamazione delle cartelle i commercialisti chiedono un aumento della rateazione - oggi sono possibili solo cinque rate - e un aumento della soglia del credito Iva da usare in compensazione; sul fronte temporale - oltre allo spesometro - si chiede di: spostare il versamento della cedolare secca dal 16 al 30 giugno in linea con le dichiarazioni; di prorogare la dichiarazione annuale Iva al 31 marzo nel 2017 e al 30 settembre dal 2018; di rinviare al 28 febbraio il 730 precompilato per oggettive difficoltà di accredito al sistema TS (tessera sanitaria) e di abrogare o rimandare di un anno le novità sulle lettere d’intento.

Un argomento molto caro alla professione riportato tra i nove temi da trattare in prospettiva c’è quello relativo alle attività esclusive per i commercialisti e al riconoscimento delle peculiarità della professione.

«Per convincere la categoria a revocare lo sciopero - afferma il presidente dell’Anc Marco Cuchel - serve qualcosa di concreto e - aggiunge - le cose individuate oggi non sono sufficienti, speriamo che nella prossima settimana ci sia una condivisione più ampia». Perché se sulle scadenze per le comunicazioni Iva si parla già di un rinvio nel milleproroghe (si veda l’articolo in pagina) sembra stretta la strada per un passaggio graduale dal regime di competenza a quello per cassa.

In tempi brevi è previsto un altro incontro, a cui dovrebbe partecipare anche il Consiglio nazionale dei commercialisti appena eletto (le nomine saranno ufficializzate probabilmente sulla Gazzetta Ufficiale del 30 gennaio), che potrebbe rivelarsi decisivo per la revoca della protesta.

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