Commercio estero

Made in Italy, dopo il Covid prospettive per alimentare, arredo e moda

Dal punto di vista settoriale si rafforzano nuovi temi che condizioneranno il commercio estero sia dei beni di consumo sia di quelli d'investimento

di Andrea Carli

Dopo la crisi Covid si delinea la prospettiva di una ripresa dell’export del Made in Italy (foto imagoeconomica)

4' di lettura

Una ripartenza del commercio internazionale del 7,6% in volume già da quest’anno e un'ulteriore crescita del 5,3% nel 2022, dopo un 2020 segnato dall’emergenza sanitaria coronavirus. Dando per scontata una progressiva accelerazione su scala globale del piano di vaccinazione, la ripresa andrà consolidandosi. Dal punto di vista settoriale si rafforzano nuovi temi che condizioneranno il commercio estero sia dei beni di consumo sia di quelli d'investimento. A delineare questo scenario è il XVIII Rapporto Ice Prometeia su “Evoluzione del commercio con l'estero per aree e settori”, presentato oggi, lunedì 3 maggio.

Beni di consumo, prospettive per alimentare, arredo, sistema moda e automotive

La contrazione della capacità di acquisto dei consumatori premierà il valore dei prodotti, inteso come rapporto prezzo/prestazione, ma anche la corrispondenza a valori immateriali dei consumatori come quello della sostenibilità sociale e ambientale. Per quanto riguarda i beni di consumo, in particolare, un ritorno all'essenziale e ad aspetti salutistici favorirà nel Made in Italy l'Alimentare e l'Arredo (rispettivamente +8,5% e +8,4% la crescita nel 2021) ma anche un recupero, rispetto alla flessione del 2020, per il Sistema Moda, più legato alla socialità (+6,7% la variazione attesa nel 2021). Gli aspetti salutistici dei consumi, per esempio, risulteranno premianti anche dopo il superamento della crisi sanitaria, mantenendo la filiera agroalimentare tra quelle più attrattive. Tra i settori collegati alla mobilità, dopo la forte caduta del 2020 la domanda ripartirà più veloce nell'Automotive.

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IMPORTAZIONI MONDIALI PER SETTORE NEL 2020

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Beni di investimento: verso segno più per meccanica ed elettronica

Quanto invece ai beni di investimento, secondo l’indagine si vedrà una crescita della Meccanica, primo settore dell'export nazionale (+6,8% la previsione del 2021 e un tasso di sviluppo poco sopra il 5% nel 2022), e dell'Elettronica (+8,2%), comparto che ha mostrato una delle migliori tenute già durante la fase più acuta della crisi. «Nonostante il calo delle esportazioni - ha messo in evidenza Carlo Ferro, presidente di Ice - ci sono eccellenze settoriali, gli ‘Oscar dell'export', che hanno performato positivamente su alcuni mercati, indice della capacità delle nostre filiere di resistere agli shock inaspettati. Per esempio - ha continuato Ferro - , il riso verso la Germania, la pasta verso Giappone e UK, il vino verso la Corea del Sud e l'Olanda e l'olio di oliva verso la Francia. Oltre il farmaceutico e l'alimentare, che sono cresciuti come settori, ci sono performance dell'export settore-Paese particolarmente positive: i componenti elettronici verso gli Stati Uniti, le macchine tessili verso la Turchia, le materie plastiche verso la Cina, le calzature in Corea del Sud, per fare alcuni esempi». «Per le imprese italiane, dopo un periodo di difficoltà e coraggiosa resistenza, si apre nei prossimi mesi una fase di nuove possibilità», ha aggiunto Luigi Di Maio, ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale.

Quota di mercato dell'Italia per area, industria manifatturiera

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Un recupero a più velocità

I mercati maturi europei, tradizionale punto di riferimento per le imprese italiane, sono destinati a recuperare in parte nel 2021 quanto perso nel 2020, per poi superare i livelli di domanda pre crisi nell'anno successivo. Una ripresa più accelerata caratterizza l'area nord-americana che già nel 2021 andrà oltre i livelli di import del 2019. Ancor più rapidi i tempi di recupero di altre aree, per via di una riduzione dei volumi meno intensa nel corso del 2020 (è il caso soprattutto dei paesi asiatici, maturi e non) o di ripartenze mediamente più intense. All'interno degli emergenti, e nonostante un recupero delle commodity che spesso finanziano la loro domanda internazionale, un andamento relativamente meno brillante riguarda l'Africa subsahariana e l'America Latina, le cui prospettive rimangono frenate anche da una minor fiducia verso i sistemi sanitari nazionali circa la messa in campo di un'immunizzazione diffusa.

L’accordo di libero scambio in Asia e i vantaggi per l’export italiano

Nel continente asiatico, rileva l’indagine, l'anno della pandemia è stato anche l'anno del più grande accordo di libero scambio mai siglato, un'intesa che può modificare gli equilibri competitivi in una delle aree a maggior potenziale in chiave prospettica (i paesi firmatari assorbono già l'8% dell'export italiano). Con un contributo al commercio mondiale di 9.300 miliardi di euro (di cui più di un quarto già intra area) e con oltre 2,2 miliardi di persone coinvolte, i 15 firmatari dell'accordo RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership) hanno posto le fondamenta per un'intesa che, dal punto di vista commerciale, guarda soprattutto agli impatti di medio termine. Per l'Italia si tratta di mercati che valgono nel complesso 39 miliardi di euro (l'8% del suo export) e il cui presidio rimane fondamentale per la ripresa dei prossimi anni. Già nel 2021 per esempio la crescita dell'import di questi paesi sarà superiore di almeno due punti a quella attesa per la media degli scambi mondiali.

Cosa cambia dopo il Covid

Secondo l’indagine, il recupero di domanda atteso in molti mercati già per il 2021 non si tradurrà in ogni caso in un ritorno al passato in senso stretto. La crisi del 2020 - l’anno si è chiuso con una caduta degli scambi mondiali poco superiore al 7% su base annua, un passo indietro di cinque anni se misurato a prezzo costanti - porta con sé una modifica dei settori competitivi che favoriscono il successo delle imprese sui mercati internazionali. Lo shock ha evidenziato una «riorganizzazione emergenziale» di alcune filiere. Più che i settori in sé saranno premiate le strategie di quanti faranno propri gli stimoli verso digitalizzazione, ambiente e salute che guideranno politiche industriali, modelli di produzione e consumo nell’epoca post Covid-19.


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