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Commerz con Ing o UniCredit? La doppia partita su sede e bonus

di Alessandro Graziani


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(Reuters)

2' di lettura

UniCredit andrà davvero all’assalto di Commerzbank? L’indiscrezione sulla possibile entrata in campo degli advisor Lazard e JP Morgan, con quest'ultima che per la verità è consulente stabile del ceo Jean Pierre Mustier in ogni operazione, fa pensare cheUnicredit (24 miliardi di capitalizzazione di Borsa) stia valutando seriamente di avviare negoziati formali con il management di Commerzbank (9,6 miliardi) e, di conseguenza, con il Governo tedesco che detiene tuttora il 15% del capitale della banca. Con ogni probabilità, non sarà l'unica banca europea a farsi avanti poichè anche gli olandesi di Ing (40 miliardi di capitalizzazione) poche settimane fa hanno fatto sapere di voler essere della partita.

L’eventuale sfida Italo-olandese, che arriva dopo il fallito arrocco tedesco tra Deutsche Bank e Commerzbank, si giocherà inevitabilmente dopo le elezioni europee. Il contesto politico non sarà indifferente, sia perché lo Stato tedesco avrà il ruolo di azionista arbitro della partita sia per il ruolo che decideranno di giocare i sindacati che siedono nel consiglio di sorveglianza di Commerz. Perché i mercati seguano e approvino uno dei due possibili progetti di fusione, è necessario che il deal presenti sinergie di costo davvero realizzabili. Sia UniCredit che Ing hanno già un’importante presenza in Germania, e dunque le sinergie sono possibili eliminando le sovrapposizioni, ma gli esuberi di personale dovranno avere il via libera dei sindacati (decisivi nel far naufragare l’ipotesi Deutsche).

L'altro nodo, finanziario ma ovviamente anche politico, è quello della sede del gruppo che nascerebbe dalla fusione. Per gli azionisti e investitori di UniCredit - ormai in maggioranza hedge fund, che puntano a fare il massimo profitto nel minor tempo possibile - sarebbe vantaggioso, sempre che il Governo italiano non ponga ostacoli, trasferire la sede in Germania diventando una banca con rating “alla tedesca” con evidenti benefici sul costo del funding. Ma anche il management dell’olandese Ing, da tempo in polemica con il Governo di Amsterdam sul tema delle remunerazioni, avrebbe grandi vantaggi nel trasformarsi in banca tedesca. La legge olandese impone infatti che i bonus variabili siano pari al massimo al 20% della retribuzione fissa, mentre la normativa Ue (che invece si applica in Germania) fissa quel tetto al 100%, elevabile al 200% con l’approvazione dell'assemblea.

Si vedrà, qualora i negoziati per Commerz entrassero davvero nel vivo, che ruolo giocherà lo Stato-azionista tedesco. Difficile pensare, allo stato delle cose, che accetti che la sede e la “testa” dell’unica grande banca privata (a parte Deutsche, dal destino imperscrutabile) vengano trasferite fuori dalla Germania.

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