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Commette un reato lo psicologo che esenta il paziente dall’uso della mascherina

Scatta l’esercizio abusivo della professione medica, perché la possibilità di certificare l’incompatibilità con l’uso della protezione, prevista durante l’emergenza Covid, è riservata al medico e al pediatra

di Patrizia Maciocchi

(Mimmo Frassineti / AGF)

I punti chiave

2' di lettura

Lo psicologo non può esentare il suo paziente dall’obbligo di portare la mascherina. La possibilità di certificare l’incompatibilità con l’uso della protezione, prevista durante l’emergenza Covid, è infatti, riservata al medico e al pediatra. La Corte di cassazione conferma il sequestro preventivo dei beni mobili e immobili del professionista, indagato per esercizio abusivo della professione medica a carico di uno psicologo che durante la pandemia aveva, almeno in due occasioni, certificato la sussistenza delle condizioni che consentivano ai suoi assistiti di non portare la protezione, allora obbligatoria per legge. Ad avviso del ricorrente, i giudici avrebbero anche mancato di valutare un parere reso dal presidente dell’Ordine regionale degli psicologi, sia con specifico riferimento alla possibilità per questi ultimi di impiegare strumenti diagnostici - allora era finito nel mirino il sequestro di un apparecchio per l’esame Hrv (variabilità della frequenza cardiaca) - sia riguardo alle complessive competenze diagnostiche degli psicologi.

Le norme emergenziali

La difesa contestava la lettura data della normativa emergenziale e negava che le certificazioni relative all’esenzione dalla mascherina fossero esclusiva di medici e pediatri. Ad avviso del ricorrente in base alle norme attuative, contenute nel protocollo del ministero dell’Istruzione del 14 agosto 2021, il medico o il pediatra, oltre a poter direttamente certificare le condizioni per la dispensa dall’obbligo, erano anche tenuti a valutare la diagnosi, certificata da un altro sanitario, per poi concludere o meno sulla necessità dell’uso della protezione. Ma per la Cassazione non è così. Solo il medico e il pediatra possono affermare l’esistenza di una patologia che rende non consigliabile l’uso della mascherina. In più, nel caso esaminato l’indagato non aveva redatto una diagnosi da sottoporre ad un medico competente ma aveva espressamente certificato le condizioni per evitare l’uso del presidio «in tal modo compiendo un atto esulante dalla propria sfera professionale».

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