Mercato dell arte

Commissione Antimafia: un faro sul mercato

Gli operatori aggiornano le procedure antiriciclaggio. Aperti a collaborare

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Gli operatori aggiornano le procedure antiriciclaggio. Aperti a collaborare


3' di lettura

Con 397 gallerie, 251 antiquari, 54 case d’asta e 74 negozi per il collezionismo la Lombardia è la regione a più alto tasso di commercio di beni culturali d’Italia. Qui si concentra il mercato dell’arte antica e moderna, del collezionismo dalla numismatica ai gioielli e, in particolare Milano fa la parte del leone con 250 galleristi, 39 negozi di oggetti da collezione, 118 antiquari e 31 case d’asta, secondo la Camera di Commercio. Naturale chiedersi se qui il traffico illecito e la connessione con la criminalità organizzata possa esistere o meno. Monica Forte, presidente della Commissione speciale Antimafia, anticorruzione, trasparenza e legalità della Regione Lombardia, prende atto che non esiste sufficiente letteratura sulla connessione tra traffico illecito di opere d’arte e investimenti della criminalità organizzata a fronte della cospicua ricchezza del nostro patrimonio artistico e culturale e della maturata consapevolezza circa la presenza delle mafie nella nostra regione. «Per chi cerca alternative d’investimento a liquidità derivante da traffici illeciti l’arte può rappresentare una sponda molto interessante» rileva Forte. «Nel “Monitoraggio sulla presenza mafiosa in Lombardia” che la Regione negli scorsi anni ha commissionato a Polis Lombardia in collaborazione con l’Osservatorio sulla criminalità organizzata dall’Università Statale, tra i molteplici comparti dell’economia legale evidenziati come aree d’investimento delle mafie, in particolare della ‘ndrangheta, quello del traffico di opere d’arte non è stato approfondito. Intendiamo iniziare a studiare il comparto dell’arte e il convegno in Triennale “Follow the Paintings” è stato il primo passo. Dovremo incrociare i dati della Tpc con quelli delle Camere di commercio e poi confrontarci con tutte le forze dell’ordine e con gli esperti della materia per portare il dibattito in un convegno futuro» anticipa a Plus24. «Nonostante la Lombardia abbia fatto passi avanti sotto il profilo della consapevolezza della presenza mafiosa nell’economia del suo territorio, vi è un’area grigia composta da professionisti e imprenditori che prestano servizi alla criminalità. La V Direttiva sull’antiriciclaggio ci porta a osservare anche il comparto dell’arte». Obiettivo della presidente Forte, che ha già richiesto un Policy Paper sul tema, un approfondimento e un ciclo di audizioni in Commissione Antimafia per poi portare il dibattito nel Coordinamento nazione delle Commissioni antimafia presso la Conferenza delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome.

Tra gli addetti ai lavori molto rumore ha fatto il video pubblicato dall’Unesco sui beni culturali e il riciclaggio, un mercato stimato 6,5 miliardi di euro, collegato anche col terrorismo. Tanto da muovere Henik Hanstein a inviare a ottobre una lettera, come presidente dell’European Federation of Auctioneers, al direttore generale dell’Unesco, Audrey Azoulay, per lamentare le insinuazioni contenute nel video a danno del mercato regolare dell’arte, invitando l’Unesco a distinguere con chiarezza, tra mercato criminale e mercato dell’arte, operando quest’ultimo nella completa osservanza di leggi nazionali e internazionali.

Se forse qualche mal di pancia con l’applicazione della V Direttiva si comincia a sentire in Europa, in Italia gli operatori del mercato dell’arte si sono già mossi. L’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea organizzerà incontri tra associati e commercialisti e avvocati per mettere a punto le procedure richieste. La sensazione è che il mondo delle gallerie, a parte alcune più internazionali, debba individuare ancora il modo per rispondere agli adempimenti. «Ci siamo rivolti a uno studio di Milano per fare lo screening della nostra attività, definire le procedure e un vademecum interno da distribuire ai collaboratori» spiega Fabrizio Orsi, direttore finanziario di Galleria Continua.

Sonia Farsetti, presidente dell’Associazione Nazionale delle Case d’Aste italiane, auspica di sedersi a un tavolo pubblico per discutere la materia dell’antiriciclaggio e collaborare con le forze dell’ordine, con la Tpc la collaborazione è attiva da tempo. Al tavolo in Triennale afferma di non essere stata invitata, ma assicura che le associate stanno lavorando con gli studi legali per condurre autovalutazioni sul rischio riciclaggio e mettere a punto formulari idonei da sottoporre alla clientela. Alessandra Di Castro, presidente dell’Associazione Antiquari d’Italia spiega che quella sull’antiriciclaggio: «è una norma che seguiamo da anni, siamo pionieri nella prevenzione al riciclaggio in maniera scrupolosa. Siamo già tenuti a identificare i clienti per acquisti e vendite e dobbiamo verificare che il bonifico provenga dalla stessa persona cui è intestata la fattura. Esistono i registri di pubblica sicurezza che contengono gli identificativi di chi acquista e vende. Siamo antesignani, è il resto d’Europa che si sta allineando a noi. Gli operatori europei dovranno comunicare tutte le informazioni sui clienti e, prima di tutto ,dovranno informarli». Il primo vero test sarà Tefaf.
(Ma. Pi.)

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