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Commissione Ue deferisce Varsavia per tutela indipendenza Corte suprema

di Beda Romano


Ue, commissario Bilancio Ottinger: progetto europeo e' in pericolo

3' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Nel lungo braccio di ferro con la Polonia, per via di scelte ritenute in violazione dei diritti fondamentali dell'Unione, la Commissione europea ha annunciato stamani di avere trascinato il governo polacco dinanzi alla Corte europea di Giustizia. Il paese è accusato di avere adottato misure legislative che mettono a repentaglio l'indipendenza della Corte suprema. La decisione giunge mentre sotto accusa è anche l'Ungheria accusata come la Polonia di rinnegare lo stato di diritto.

GUARDA IL VIDEO / Commissione Ue avvia procedura articolo 7 contro la Polonia

L'esecutivo comunitario ha chiesto alla Corte di ordinare al governo polacco la sospensione delle controverse misure legislative fin tanto che non verrà emessa una setenza. Tra le altre cose, la legge che riforma la Corte suprema prevede la riduzione dell'età pensionabile da 70 a 65 anni. Se applicata, la scelta comportetebbe la partenza di 27 giudici su 72, tra i quali lo stesso presidente del tribunale che vedrebbe il suo mandato di sei anni interrotto subitamente.

Le misure legislative furono adottate il 3 aprile del 2018. La Commissione vuole quindi che la sospensione della legge comporti il ritorno alla situazione precedente questa data. Nel contempo, l'esecutivo comunitario ha chiesto una procedura d'emergenza perché la sentenza giunga il più velocemente possibile. La decisione è l'ultimo passaggio di una procedura di infrazione apertasi il 2 luglio di quest'anno e proseguita con un parere motivato pubblicato il 14 agosto scorso.

Da mesi, ormai, la Commissione europea è alle prese con una deriva del governo polacco che ritiene irrispettoso dello stato di diritto. Già nel dicembre del 2017, l'esecutivo comunitario aveva fatto ricorso contro la Polonia per via di una controversa e più generale riforma della magistratura. La scelta di ricorrere alla Corte è un passaggio cruciale, e giunge dopo che l'anno scorso Bruxelles aveva chiesto al Consiglio di lanciare un monito ufficiale a Varsavia ex articolo 7.1.
Finora le discussioni tra i governi non hanno portato alcun esito.

La settimana scorsa durante una riunione ministeriale solo una dozzina di paesi si è espressa (non l'Italia). Sanzionare la Polonia è un gesto che non piace, in particolare nei paesi dell'Est Europa. D'altro canto, la stessa Ungheria è al centro dei riflettori. Il 12 settembre scorso il Parlamento europeo ha votato perché il Consiglio agisca ex articolo 7.1 anche contro Budapest (si veda Il Sole/24 Ore del 13 settembre).
L'Unione è drammaticamente divisa su questo fronte. Alcuni paesi sono favorevoli alla rigida applicazione dei Trattati; altri temono di creare un precedente o vogliono semplicemente difendere un proprio alleato; altri ancora non sono convinti che vi sia violazione dello stato di diritto in Polonia o in Ungheria. Nel caso di sentenza che dia torto a Varsavia sarà interessante capire se la Polonia rispetterà la decisione della Corte a Lussemburgo.

“Spero che Varsavia faccia chiarezza su questo punto”, ha detto la settimana scorsa qui a Bruxelles il vice presidente della Commissione Frans Timmermans. “In passato, la Polonia ha sempre rispettato correttamente le decisioni di giustizia (…) Non ho sentito però finora assicurazioni che rispetterà la sentenza in questo caso”. Il governo polacco si vuole particolarmente combattivo, anche se in ultima analisi l'articolo 7 prevede la sospensione dei diritti di voto del paese.

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