le nomine a bruxelles

Commissione Ue, Draghi «non disponibile» per la presidenza

dal nostro corrispondente Isabella Bufacchi


Vertice Ue, niente accordo sulle nomine. Nuovo summit 30 giugno

3' di lettura

FRANCOFORTE - «Pur onorato, non disponibile». Così fonti vicine al presidente della Bce Mario Draghi hanno chiarito la posizione del numero uno della banca in merito alle voci che si sono diffuse in queste ore su una sua possibile candidatura alla presidenza della Commissione Ue. «Pur sentendosi onorato, il presidente non è disponibile», hanno scandito le fonti autorevoli.

La caccia al nuovo presidente della Commissione quindi continua, con il Financial Times che ha rilanciato ieri con forza quella dell’olandese Frans Timmermans, dandolo in pole position come frutto di un compromesso che non vedrebbe né un candidato tedesco né uno francese avere la meglio.

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Un «whatever it takes» politico

Gli ambasciatori a Bruxelles di alcuni Paesi dell’Europa del Sud, tra i quali secondo La Stampa anche Palazzo Chigi, hanno accarezzato l’idea di candidare Draghi alla presidenza della Commissione europea: in un momento in cui l’euro rischia di spezzarsi nuovamente, e stavolta non per la speculazione dei mercati finanziari come nel 2012 ma per la crescita delle correnti populiste anti-euro, la ricerca di un “whatever-it-takes” della politica europea per ricucire tutti gli strappi, dopo quello della politica monetaria, è in cima alle priorità della maggior parte dei capi di stato e di governo europei.

Le voci sulla possibile candidatura di Draghi, ora bocciata dal presidente evidentemente per non lasciare che le indiscrezioni potessero salire come panna montata alla vigilia del prossimo delicatissimo summit del Consiglio europeo sulle nomine, hanno comunque lo stesso tenore di quelle che hanno inseguito a lungo Angela Merkel: anche la cancelliera tedesca è considerata un peso massimo per la Commissione tra le altre cose per la sua notoria capacità di saper mettere tutti d’accordo. Le indiscrezioni sulla Merkel sono andate in giro per mesi ma sono state da lei stessa respinte pubblicamente con un secco “no”, un rifiuto mai fino in fondo accettato in alcuni ambienti europei.

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«Saltano mille nomi, in questo momento sono giorni caldi. Aspettiamo, ci sono candidature più probabili, altre meno. Stiamo lavorando tutti insieme, c’e’ un buon clima costruttivo», ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a margine del G20 di Osaka, lasciando aperta la porta alla candidatura di Draghi che però lo stesso presidente ieri ha chiuso.

I piani per il futuro

«Quali sono i suoi piani per il futuro dopo la Bce?», ha domandato a Draghi lo scorso maggio Katharina Auer, studentessa austriaca tra i vincitori del Generation €uro Students’ Award, non sapendo che a chiederselo come lei fossero, tra i tanti, anche alcuni capi di stato e di governo della Ue. «Non lo so, francamente non lo so. E questa è la verità, non sto tentando di non rispondere. Non ho fatto alcun tipo di piano per il futuro. Staremo a vedere», le ha risposto Draghi, preferendo concentrarsi sulla seconda domanda, per dire che ciò che ricorderà in modo particolare degli anni come presidente della Banca è stato «il Consiglio europeo del giugno 2012 che ha creato l'Unione bancaria». È a questo Mario Draghi, il banchiere centrale ex-direttore generale del Tesoro che assegna alle decisioni dei governi e della politica fiscale lo stesso peso del whatever it takes della politica monetaria, che avrebbero pensato i politici accarezzando l’idea di candidarlo alla presidenza della Commissione europea.

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