IL VALZER DEGLI INCARICHI

Commissione Ue, ecco che cosa toccherebbe all’Italia secondo il «Cencelli» europeo

Dietro le quinte le trattative tra gli Stati per le posizioni apicali dell’euroburocrazia e assicurarsi interlocutori nei gabinetti dei commissari con i portafogli più importanti

di Giuseppe Chiellino


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3' di lettura

La lotta per scegliere il commissario italiano del prossimo esecutivo europeo è tutta interna alla maggioranza di governo. Ma da settimane a Bruxelles e nelle altre capitali si sta giocando una partita parallela che per molti versi è ancora più importante per il ruolo che ciascun Paese può giocare negli equilibri comunitari. Il cambio dell’esecutivo porta con sé un vasto giro di poltrone nella macchina comunitaria, dalla composizione dei gabinetti del presidente e dei commissari, ai direttori generali. Da queste posizioni, oltre che dalle competenze e dal peso specifico del commissario (o commissaria), dipenderà la capacità dell’Italia di influire sui processi decisionali della Commissione.

La versione europea del manuale Cencelli

In base alla versione europea del “manuale Cencelli”, all’Italia spetterebbero almeno due capi di gabinetto e tre vice di altrettanti futuri commissari, come era nell’esecutivo Juncker, in cui Stefano Manservisi ha passato il testimone a Stefano Grassi alla guida del gabinetto di Federica Mogherini, mentre Nicola De Michelis ha guidato fino a qualche mese fa il gabinetto di Corinna Cretu, responsabile delle Politiche regionali. A fine legislatura Massimo Suardi da vice è diventato capo di gabinetto del vicepresidente Valdis Dombrovskis. Per quasi metà mandato, invece, nessun italiano è stato presente nel gabinetto del presidente Juncker. A fine 2015 Carlo Zadra, consigliere giuridico, si era dimesso perché in manifesto disaccordo su metodo col capo di gabinetto Martin Selmayr e dopo che quest'ultimo gli aveva tolto le deleghe a infrazioni e migrazioni a favore del britannico Michael Shotter poi da lui nominato direttore migrazione alla DG Home. E Grassi, che ne aveva preso il posto diversi mesi dopo, era poi passato con la Mogherini. Un'assenza che per un Paese come l'Italia è quasi un affronto

I gabinetti dei commissari che contano e i Dg

Detto questo, i gabinetti in cui è fondamentale avere posti apicali (capo, vice o esperti) oltre che quello del presidente e degli eventuali vicepresidenti, sono Affari economici, Commercio internazionale, Affari interni (si occupa anche delle migrazioni), Concorrenza, Industria, Trasporti, Agricoltura e Politiche regionali. Da questi ultimi due portafogli dipendono due terzi del bilancio Ue. Con esperti e semplici membri, gli italiani a stretto contatto dei commissari potrebbero essere una ventina. Tutti posti di comando in cui gli «euroburocrati», facile bersaglio di sovranisti e antieuropeisti, tornerebbero molto utili al Paese. Così come possono essere strategici i direttori generali alla guida delle strutture tecnico-amministrative in cui si articola la Commissione. Marco Buti, per fare nomi di peso, è capo della Dg Ecfin, che vigila sui conti pubblici. O Roberto Viola, che guida la Dg Connect. Manservisi è capo della Dg Cooperazione internazionale e sviluppo (Devco) ma andrà in pensione dal 1° ottobre. Formalmente i Dg non rispondono al Paese di provenienza, ma sono inevitabilmente interlocutori con cui è più facile dialogare.

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Sovrapposizioni da evitare

«La questione è ben seguita» assicurano fonti diplomatiche. È stato fatto uno screening dei funzionari italiani a Bruxelles che hanno i numeri per stare nei gabinetti. A ciò si aggiungono le eventuali segnalazioni del governo (non è necessario essere funzionario Ue). I negoziati, iniziati subito dopo il voto, sono a livello di ambasciatori. Per l’Italia Maurizio Massari. Ma anche la Commissione fa una selezione interna di candidati. Con il segretario generale Selmayr dimissionario ma non ancora fuori dai giochi, meglio non fidarsi. Prima di tirare le somme bisognerà attendere la composizione dell’esecutivo: dai portafogli assegnati ai commissari discendereanno tutte le altre decisioni. L’importante è farsi trovare pronti con il candidato giusto per il posto giusto e non sovrapporre candidature per la stessa posizione: si escluderebbero a vicenda, come è già accaduto nel recente passato.

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