il “governo” di bruxelles

Commissione Ue, ecco la nuova squadra. Von der Leyen: riformare Dublino

«Dublino deve essere riformato e ne parleremo con molto impegno. Ciò è uno dei punti fondamentali del nostro programma» ha detto la presidente eletta della commissione europea


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2' di lettura

«I commissari sono europei e lavorano nell'interesse europeo, vale per tutti». Lo ha ribadito Ursula von der Leyen, nuova presidente della Commissione europea durante il suo intervento di martedì nel corso del quale ha specificato le deleghe attribuite a ciascuno dei 27 commissari. Von der Leye ha anche aggiunto che i commissari «rappresentano la Ue non il loro Paese, sono in prima linea europei e difendono posizioni definite collegialmente, è un principio che vale per tutti».

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La presidente, tra le altre cose, ha precisato che sul patto di stabilità le regole e la flessibilità sono già ben chiare, mentre a ribadito sul fronte migranti: «Dobbiamo riformare Dublino, ed è una questione che riguarda la solidarietà, che per definizione non può dipendere da una posizione geografica. Non può essere la base sulla quale un Paese si deve assumersi maggiori responsabilità per esempio rispetto all'arrivo dei migranti». Dunque, ha detto la presidente eletta della commissione europea, «Dublino deve essere riformato e ne parleremo con molto impegno. Ciò è uno dei punti fondamentali del nostro programma».

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Presidente eletta
Ursula von der Leyen (Germania).

Vicepresideni esecutivi
Frans Timmermans (Paesi Bassi): Green Deal europeo; Margrethe Vestager (Danimarca): Concorrenza e digitale; Valdis Dombrovskis (Lettonia): Servizi finanziari.

Vicepresidenti designati
Josep Borrell (Spagna): Alto rappresentante politica estera; Věra Jourová (Repubblica Ceca): Valori e trasparenza; Margaritis Schinas (Grecia): Protezione dello stile di vita europeo; Maroš Šefčovič (Slovacchia): Relazioni interistituzionali e prospettive strategiche; Dubravka Šuica (Croazia): Democrazia e demografia.

Commissari
Johannes Hahn (Austria): Bilancio e amministrazione; Didier Reynders (Belgio): Giustizia; Mariya Gabriel (Bulgaria): Innovazione e gioventù; Stella Kyriakides (Cipro): Salute; Kadri Simson (Estonia): Energia; Jutta Urpilainen (Finlandia): Partenariati internazionali; Sylvie Goulard (Francia): Mercato interno; László Trócsányi (Ungheria): Vicinato e allargamento; Phil Hogan (Irlanda): Commercio; Paolo Gentiloni (Italia): Economia; Virginijus Sinkevičius (Lituania): Ambiente e oceani; Nicolas Schmit (Lussemburgo): Lavoro; Helena Dalli (Malta): Uguaglianza; Janusz Wojciechowski (Polonia): Agricoltura; Elisa Ferreira (Portogallo): Coesione e riforme; Rovana Plumb (Romania): Trasporti; Janez Lenarčič (Slovenia): Gestione delle crisi; Ylva Johansson (Svezia): Affari interni

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