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Commissione Ue ricorre all’Omc contro Pechino per la diatriba Lituania-Cina

Il regime sta bloccando in modo discriminatorio l'import-export di merci con la repubblica baltica dopo che quest'ultima ha rafforzato i suoi legami con Taiwan

di Beda Romano

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2' di lettura

La Commissione europea ha annunciato oggi, giovedì 27 gennaio, di avere fatto ricorso contro il governo cinese davanti all'Organizzazione mondiale del commercio (Omc) nella diatriba che oppone la Lituania alla Cina. Da settimane ormai, il regime cinese sta bloccando in modo ritenuto discriminatorio l'import-export di merci con la repubblica baltica dopo che quest'ultima ha deciso di rafforzare i suoi legami con Taiwan, contro il volere di Pechino.

Il ricorso non facile all’Omc

«Ricorrere all’Omc non è un passo che facciamo alla leggera – ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis -. Tuttavia, dopo ripetuti tentativi falliti di risolvere la questione a livello bilaterale, non vediamo altro modo di procedere se non quello di richiedere consultazioni con la Cina nel quadro dell’Omc. L’Unione europea è determinata ad agire (…) rapidamente contro misure che (…) minacciano l’integrità del nostro mercato unico».
Nelle ultime settimane, l'esecutivo comunitario ha raccolto numerosi indizi sulle scelte restrittive decise dal regime cinese. Tra queste “misure discriminatorie”, la Commissione europea cita il rifiuto di sdoganare le merci lituane, il rifiuto di prendere in considerazione le richieste di importazione provenienti dalla Lituania, e le ricorrenti pressioni cinesi sulle aziende europee perché rimuovano le merci lituane dalle loro catene di produzione quando esportano verso la Cina.

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La concessione di Vilnius a Taipei

La controversia politico-commerciale è scoppiata dopo che Vilnius ha permesso a Taipei di aprire un ufficio di rappresentanza in Lituania consentendo che questo si riferisse non alla capitale Taipei ma al paese, Taiwan. La scelta ha innervosito Pechino che non riconosce l'isola separatista.
Il governo taiwanese ha altri uffici di rappresentanza in Europa, ma questi nella loro dicitura ufficiale utilizzano il nome della capitale e non del paese.Nel quadro dell'Omc, il ricorso prevede una prima fase in cui l'Unione europea potrà chiedere maggiori informazioni a Pechino sul suo comportamento. Nel caso questa fase termini dopo 60 giorni senza un risultato positivo, Bruxelles potrà chiedere la creazione di un organismo arbitrale che deciderà nel merito. «Non è stato facile trovare prove e indizi. Molte delle aziende interpellate non hanno voluto parlare pubblicamente», nota un funzionario comunitario.

Le spiegazioni della Lituania

Nei giorni scorsi il presidente lituano Gitanas Nauseda ha ammesso che la questione del nome “è stato un errore” da parte di Vilnius. Per tutta risposta, il ministero degli Esteri lituano ha spiegato pubblicamente che la scelta era stata coordinata con la presidenza della Repubblica.
In un articolo pubblicato sabato scorso, The Global Times, un giornale vicino al regime cinese, spiegava che la Lituania «dovrà fare ben di più che cambiare il nome dell'ufficio di rappresentanza per risolvere la questione». Nel tentativo di rispondere a misure coercitive in campo commerciale, Bruxelles ha presentato lo scorso mese un progetto di legge che prevede particolari misure di difesa.
Intanto, pur di venire incontro a Vilnius, Taiwan ha promesso al paese baltico investimenti per 200 milioni di dollari (circa 175 milioni di euro). Le esportazioni lituane verso la Cina rappresentano il 2% del totale dell'export europeo verso il paese asiatico - la Germania pesa per quasi il 18%.

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