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Commissioni, 11 sono in mano alla Lega (che non fa passi indietro)

Il Carroccio presiede con Borghi la commissione Bilancio, dove approderà la manovra

di Barbara Fiammeri


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2' di lettura

Il leghista Claudio Borghi sta già facendo i preparativi in vista dell’approdo della manovra alla Camera. Sarà lui, da presidente della commissione Bilancio, a dirigere i lavori, il calendario, i tempi della discussione oltre ad avere un ruolo decisivo sull’ammissibilità degli emendamenti. Come Borghi ci sono altri 10 presidenti leghisti tra Camera e Senato pronti a ostacolare l’attività parlamentare del nascente governo giallorosso.

Di farsi da parte, di rassegnare le dimissioni non se ne parla. «Dovevano pensarci prima di fare il ribaltone», conferma lo stesso Borghi coadiuvato dal capogruppo del Carroccio Massimiliano Romeo: «Che si dimettano loro da senatori visto che dovrebbero vergognarsi di fronte al popolo italiano per quello che stanno facendo». E non c’è modo di accompagnarli alla porta perché, per regolamento, tanto di Montecitorio che di Palazzo Madama, l’eventuale rinnovo delle Commissioni può avvenire non prima di un biennio. Se ne riparlerà quindi tra circa un anno.

Un arco temporale lunghissimo e pieno di insidie, tenendo conto anche della reciproca diffidenza tra M5s e Pd, delle inevitabili frizioni durante l’iter di approvazione dei provvedimenti, su cui l’azione dei presidenti del Carroccio non sarà indolore. Anche perché si tratta di presidenze strategiche. Oltre alla Bilancio, alla Camera la Lega guida Ambiente (Benvenuto), Trasporti (Morelli), Attività produttive (Saltamartini), Lavoro (Giaccone). Al Senato Alberto Bagnai presiede la Finanze, altra commissione strategica, così come Stefano Borghesi gli Affari costituzionali, chiamata a esprimere pareri su gran parte dei provvedimenti e nella quale approderà l’eventuale riforma elettorale.

E ancora, sempre a Palazzo Madama, la Giustizia (Ostellari), la Difesa (Tesei), l’Istruzione (Pittoni) e l’Agricoltura (Vallardi). Un plotone che farà certamente valere tutte le prerogative assegnate e riconosciute ai presidenti. «Quelli disinteressati alla poltrona: in meno di 24 ore scopriamo che Salvini pur di tenersi il Viminale voleva Di Maio premier e che i leghisti non hanno alcuna intenzione di lasciare le presidenze delle 11 commissioni che spettano alla maggioranza», tuona via Twitter la vicepresidente dei senatori Pd Simona Malpezzi. Ma così come legittimamente si sta formando la nuova maggioranza nel rispetto di quanto prescritto dalla Costituzione, altrettanto legittimamente, sulla base di quanto sancito dai regolamenti parlamentari, la Lega manterrà la presidenza delle commissioni assegnatele a inizio legislatura.

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