Calcio

Commisso: «Il taglio degli ingaggi? Bene la Lega di serie A, i calciatori facciano la loro parte»

Il presidente della Fiorentina ospite di Tutti Convocati su Radio24

di Dario Ricci

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(IMAGOECONOMICA)

Il presidente della Fiorentina ospite di Tutti Convocati su Radio24


2' di lettura

La Lega di serie A, la Premier, la Liga. Non bastasse la pandemia in atto, i principali campionati continentali sono – di conseguenza – alle prese col nodo-ingaggi, e in ben pochi sono finora riusciti a scioglierlo, ancor meno con il consenso dei calciatori stessi. In scia a quanto dichiarato dal numero 1 della Liga Javier Tebas («Tutti stanno facendo dei sacrifici, mi sembra normale li facciano anche i calciatori»), arrivano le parole del presidente della Fiorentina Rocco Commisso, intervenuto in collegamento telefonico da New York a Radio24, durante Tutti Convocati del 7 aprile.
«Quello che la Lega di Serie A ha proposto io lo vedo molto giusto, sull'esempio della Juventus – ha spiegato, nel suo colorito accento italoamericano, il patron viola -. La Juve avrà oltre 90 milioni di euro di risparmio. Il costo maggiore sono i giocatori, se non fanno la loro parte si rovinano loro stessi, non si può andare avanti. Devono guardare al lungo termine, non fare calcoli sul breve periodo, mese per mese, perché se il sistema non regge i primi a rimetterci sarebbero loro. Noi abbiamo fatto la nostra parte come proprietari della Fiorentina, abbiamo perso decine di milioni di dollari in questi mesi, ed è inutile sottolineare che i calciatori sono la voce di costo più significativa a bilancio per ogni club. Se i calciatori della serie A non possono fare sacrifici, pensiamo allora cosa dovrebbero fare quelli in Serie B, Lega Pro e Serie D. Facciamo la nostra parte per salvare il nostro calcio nel futuro».

Commisso ha poi provato a immaginare i riflessi, in termini di mercato e valore dei giocatori, dell'eccezionale situazione che (anche) il mondo dello sport sta attraversando: «Nel caso della Fiorentina, a gennaio abbiamo speso oltre 70 milioni, e magari ora la nostra rosa si è rivalutata. Ci sono squadre come Juve, Lazio, Roma che se guardi i loro conti, invece potrebbero veder svalutate le loro rose, i loro campioni. Il mondo è cambiato e può cambiare da un giorno all'altro: l'ho visto in passato con cosa è accaduto dopo l'11 settembre 2001, dopo l'attentato alle Torri Gemelle ad esempio».
Dal boss viola anche una riflessione sull'eventuale continuazione della stagione: «Abbiamo avuto casi (di positivi al coronavirus, ndr) tra giocatori e dipendenti, umanamente ci sentiamo più forti e ci vogliamo ancora più bene, ci sentiamo piu' vicini. So che c'e' il desiderio dei giocatori di giocare e per il bene del calcio sarebbe meglio finire la stagione, ma prima viene la salute, e poi il business, perché il calcio è bello ma gli italiani hanno altro a cui pensare. Se potremo farlo, speriamo si possa andare avanti a concludere il campionato. Se non si potrà dovremmo guardare avanti, alla prossima stagione».

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