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Compagnia di San Paolo gioca la carta delle riserve per alzare le erogazioni nel 2021

In campo 155 milioni con le Linee Guida varate dal nuovo Consiglio generale dell’ente. Profumo: «La Bce sia selettiva con gli istituti di credito»

di Filomena Greco

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(IMAGOECONOMICA)

In campo 155 milioni con le Linee Guida varate dal nuovo Consiglio generale dell’ente. Profumo: «La Bce sia selettiva con gli istituti di credito»


3' di lettura

In tempi di “magra” per le Fondazioni bancarie, alla luce dello stop da parte della Bce alla distribuzione dei dividendi degli istituti di credito, Compagnia di San Paolo vara per il 2021 un piano di erogazioni da 155 milioni, in aumento del 3% rispetto al 2020 e con un approccio nuovo verso i progetti strategici. Si tratta delle Linee guida varate dal nuovo Consiglio generale dell’ente, rinnovato pochi mesi fa, preludio al Piano strategico del prossimo quadriennio (2021-2024) che sarà approvato all’inizio dell’anno prossimo.

L’obiettivo, come sintetizza il presidente Francesco Profumo, è massimizzare l’azione della Fondazione in qualità di stakeholder – si pensi alle partecipazioni strategiche in Intesa, Iren e Cdp – e incidere in maniera sempre più efficace sulla platea di beneficiari. «Va in questa direzione – spiega Profumo – la scelta di destinare 20 dei 155 milioni a interventi strategici, per ottenere quegli effetti strutturali di sostenibilità per gli enti beneficiari che sono uno degli obiettivi prioritari della nuova fase di programmazione».

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Si tratta di risorse da impegnare su progetti che generino effetti duraturi di efficienza e di minori necessità future per i beneficiari, come spiega il segretario generale Alberto Anfossi, «così da avere un impatto positivo anche per la Compagnia in termini di minore pressione sul conto economico». Il caso del Teatro Regio di Torino ne è un esempio, con un’azione di ristrutturazione del debito promossa da Compagnia per ridurre gli oneri finanziari e rendere più sostenibile il piano di risanamento dell’ente.

L’auspicio di Profumo è che «l'azione della Bce sia selettiva: ci sono banche che hanno bisogno dei dividendi per la loro capitalizzazione, altre meno. Crediamo che questa sarebbe la linea giusta da tenere e che la Bce ci stia lavorando» ha sottolineato. La posizione di Profumo riprende la posizione del ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina: «sottrarre risorse alle fondazioni significa incidere sul territorio, in un contesto di crisi come quello attuale» ha sottolineato.

Quest’anno per la prima volta la Fondazione ha utilizzato circa 30 milioni del Fondo per la stabilizzazione delle erogazioni per garantire il piano di azione in assenza del dividendo – che pesa per circa il 60% delle entrate della Fondazione – che sarebbe arrivato da Intesa San Paolo. E così potrebbe essere anche l’anno prossimo, viste le indicazioni della Bce, con una quota di circa 39 milioni. «Facciamo questo genere di operazioni – spiega il segretario generale Anfossi – con grande attenzione. Vogliamo continuare ad svolgere un’azione anticiclica ma in una logica pluriennale e sostenibile dal punto di vista finanziario, grazie alla politica degli accantonamenti».

Cultura (36,4 milioni), Persone (52,4 milioni), Pianeta (44,7 milioni) sono i tre grandi capitoli a cui guarda la Campagnia per lavorare come soggetto promotore di sviluppo, cifre a cui si aggiunge un milione e mezzo di euro per la filantropia istituzionale. L’allarme sanitario non ha spostato gli equilibri tra la aree anche perché progetti collegati all’emergenza in corso sono presenti, spiega Profumo, in tutti e tre gli ambiti. Con la riorganizzazione annunciata a inizio anno, poi, si lavora sempre più su obiettivi, con maggiori interazioni e progetti che ambiscono ad una più ampia efficacia.

Sul fronte fiscale, Profumo in qualità di presidente dell’Acri, chiarisce: «Stiamo lavorando con il governo e in particolare con il ministero dell'Economia per vedere se ci sono le coperture necessarie per avviare un processo graduale di recupero per la riduzione della fiscalità». Sul tavolo in particolare c’è la questione della fiscalità dei dividendi, con un imponibile aumentato dal 5% (ultimo anno il 2014) al 100%, oltre che i crediti di imposta.

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