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Compensazione più facile per il volo in ritardo

di Marina Castellaneta


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2' di lettura

Nella complicata vita del passeggero arriva la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea depositata ieri (C-502/18) che semplifica l'iter per ottenere una compensazione in caso di ritardo di voli operati da più vettori in code-sharing.
Lussemburgo, infatti, ha stabilito che il passeggero ha il diritto di chiedere l'indennizzo al vettore dal quale ha acquistato il biglietto, che copre solo la prima tratta e che, però, è responsabile contrattualmente anche dell'esecuzione del secondo volo.
E questo anche quando la prima compagnia aerea rispetta i tempi a differenza del vettore che effettua la seconda tratta con destinazione un Paese extra Ue. Un ampliamento del perimetro applicativo del regolamento n. 261/2004 che istituisce regole comuni per la compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato, che agevola il passeggero e responsabilizza il vettore che vende il biglietto affidando una tratta a un'altra compagnia.
A chiamare in aiuto gli eurogiudici è stata la Corte regionale di Praga alle prese con una controversia tra undici passeggeri, che avevano acquistato un volo dalla compagnia Ceské aerolinie da Praga a Bangkok via Abu Dhabi. La rotta dal territorio Ue agli Emirati arabi era stata coperta dalla compagnia ceca nel rispetto dell'orario. Non così per il secondo volo operato da Etihad Airways che aveva subito un ritardo di 8 ore. La compagnia ceca si era rifiutata di versare la compensazione pecuniaria perché il ritardo era stato provocato dal secondo vettore. Di diverso avviso la Corte Ue.
Prima di tutto, gli eurogiudici hanno precisato i criteri per stabilire la responsabilità in caso di voli in code-sharing con partenza da uno Stato membro verso un Paese extra Ue. Per la Corte è centrale la circostanza che il passeggero abbia effettuato un'unica prenotazione, con la conseguenza che, per la compensazione, il volo deve essere considerato come unico. Secondo aspetto, la partenza dall'aeroporto di un Paese Ue che porta all'applicazione del regolamento e, di conseguenza, al diritto all'indennizzo per ritardi di tre o più ore.
Restava da sciogliere il nodo del soggetto responsabile perché il regolamento si limita a stabilire che è tenuto all'indennizzo il vettore operativo. Per la Corte, l'atto Ue richiama due elementi: l'effettiva realizzazione del volo (senza riferimento a singole tratte) e l'esistenza di un contratto concluso con il passeggero. La compagnia ceca, in questo caso, aveva coperto il primo volo e aveva concluso il contratto di trasporto con i passeggeri che avevano acquistato il biglietto. Nessun rilievo, quindi, per la Corte al fatto che il ritardo era della seconda compagnia il cui volo era decollato da un Paese extra Ue: il volo è considerato unico e, quindi, “il vettore aereo operativo che ha realizzato la prima tratta non può trincerarsi dietro la cattiva esecuzione di un volo successivo ad opera di un altro vettore aereo”. Rispettato l'obbligo di compensazione, il vettore potrà poi agire in via di regresso nei confronti del partner.

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