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Compensazioni tra crediti e debiti fiscali, in 6 mesi crescita da 3 miliardi

Il ricorso all’azzeramento delle imposte o dei contributi dovuti utlizzando eventuali crediti di imposta ha fatto registrare un incremento del 19,7%

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Tovaglieri (Lega): Pace fiscale e flat tax obiettivi possibili

3' di lettura

Prosegue la corsa delle compensazioni tra crediti e debiti fiscali. Nei primi sei mesi del 2022 il ricorso all’azzeramento delle imposte o dei contributi dovuti utilizzando eventuali crediti d’imposta ha fatto registrare una crescita, rispetto allo stesso periodo del 2021, di quasi 3 miliardi (2,97 miliardi per l’esattezza). Un incremento in termini percentuali del 19,7% tra compensazioni di imposte dirette e quelle indirette e che in valore assoluto superano di poco i 18 miliardi complessivi.

La spinta del pacchetto di aiuti

A spingere verso l’alto le compensazioni ha quasi certamente contribuito il nutrito pacchetto di aiuti sotto forma di crediti d’imposta che il governo ha messo in campo per sostenere soprattutto le imprese e le partite Iva colpite, prima dalla crisi sanitaria del coronavirus e le annesse chiusure forzate, e successivamente dal caro energia e materie prime e dall’inflazione tornata a volare soprattutto con la guerra tra Russia e Ucraina. Basti pensare al primo decreto bollette e ai crediti d’imposta riconosciuti alle imprese ad alto consumo di gas, cosiddette gasivore, per mitigare il prezzo delle bollette del primo trimestre 2022.

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COME CAMBIA L'UTILIZZO DEI CREDITI FISCALI
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Compensazioni Iva e imposte indirette

Nei primi sei mesi dell’anno, stando sempre ai dati diffusi dal d ipartimento delle Finanze con il bollettino delle entrate erariali e contributive di metà agosto, la crescita maggiore si registra sulle compensazione dell’Iva e delle imposte indirette con oltre 11 miliardi utilizzati e una differenza, rispetto al 2021, di 2,56 miliardi pari a più 27,9 per cento. Una dinamica su cui rispetto alla prima metà 2021 può aver pesato anche la ripresa a pieno regime dei termini di versamento per la generalità dei contribuenti dopo le sospensioni disposte per far fronte alle difficoltà economiche connesse alla pandemia.

Il limite massimo a 2 milioni

C’è, però, un altro aspetto che non va dimenticato. Il limite massimo per le compensazioni dopo essere stato portato da 700mila euro a un milione nel 2020 è salito a 2 milioni nel 2021 e da quest’anno si è stabilizzato proprio su tale livello. Questo ha consentito di liberare “spazio fiscale” soprattutto per i contribuenti che sistematicamente maturano crediti, come nel caso dei sostituti d’imposta, o delle imprese e degli operatori Iva più direttamente interessati dallo split payment e del reverse charge: due meccanismi antifrode che, nonostante l’obbligo di fattura elettronica (e da poco con la sua estensione), sono stati mantenuti e che comportano una sistematica posizione creditoria.

Gli aiuti anti-inflazione

Ma, come anticipato, sul sistema delle compensazioni pesa e non poco anche la forte spinta alle agevolazioni sia con le misure varate in epoca Covid, sia con i bonus edilizi e sia ora con le misure destinate a controbilanciare (anche se solo in parte) i pesanti rincari energetici che si sono abbattuti sulle imprese (si rinvia ai servizi nelle pagine 2 e 3). Basta volgere lo sguardo al recentissimo passato per rendersene conto. Nel 2021 (come emerge dai dati riportati nella relazione della Corte dei conti sul rendiconto generale dello Stato), il peso della voce agevolazioni (circa 11,6 miliardi) sul totale delle compensazioni (pari a oltre 68,6 miliardi con una crescita del 14,4% sul 2020) è stato del 17 per cento. Di fatto, si è avvertito un effetto “moneta fiscale” con la possibilità di sfruttare diversi crediti d’imposta al momento di andare alla cassa per saldare le deleghe di pagamento con F24.

La prevenzione delle frodi

L’altra faccia della medaglia è rappresentata per l’amministrazione finanziaria dalla necessità di prevenire frodi. Nel tempo sono diversi i vincoli e limiti introdotti ma, come testimonia lo schema di convenzione tra Mef ed Entrate, la guardia è sempre alta tanto è vero che l’obiettivo è di portare da 5 a 8 nel 2023 gli indicatori di rischio per il blocco preventivo degli F24 con anomalie.

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