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Rivoluzione fiscale: i debiti con lo Stato saranno scalati direttamente dai crediti maturati

Allo studio l’obbligo per le aziende di utilizzare il credito d’imposta solo dopo averlo indicato in dichiarazione

di Marco Mobili


Fisco più semplice in 30 mosse: dall’Iva alle dichiarazioni

3' di lettura

Doppia stretta sulle compensazioni, giro di vite sulle sanzioni penali tributarie, accorpamento dell’Imu con la Tasi sugli immobili e più potere ai comuni nella riscossione dei tributi locali. Ma anche un nuovo impulso alla lotta alle frodi - da quelle sui carburanti a quelle sulle auto - nonché misure ad hoc per contrastare il gioco illegale. Inizia a prendere forma il decreto fiscale collegato alla manovra di bilancio con cui il Governo punta a recuperare buona parte dei 7 miliardi indicati dalla Nadef sotto la voce lotta all’evasione. Nota di aggiornamento al Def su cui il Senato ha dato il via libera alla risoluzione di maggioranza (169 sì, 124 no e 4 astenuti) che impegna il Governo, tra l’altro, a una riforma dell’Irpef e alla promozione delle misure di welfare e all’implementazione di interventi in favore delle famiglie, con particolare riguardo all’azzeramento delle rette per gli asili nido per i redditi medi e bassi.

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Il decreto legge antievasione e il Ddl di bilancio, secondo le intenzioni dell’Esecutivo, potrebbero essere approvati tra lunedì e martedì contestualmente all’esame di Palazzo Chigi del Draft budgetary plan da inviare a Bruxelles entro la mezzanotte del 15 ottobre. Fuori dal decreto fiscale dovrebbero restare le tasse ambientali. Tra queste riprende quota la sugar tax (0,25 cent) applicata alle bevande gassate e zuccherate. «La norma è pronta – ha detto il viceministro all’Economia, Laura Castelli – si deciderà in questi giorni se metterla ora in manovra o lasciarla alla discussione del Parlamento, è un intervento molto caro ai 5 Stelle».

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Nessun dubbio invece sul dare la caccia alle indebite compensazioni ora diventate il cuore del pacchetto antievasione. Come ha detto il viceministro all’Economia Antonio Misiani al Senato il Governo punta al «contrasto delle compensazioni indebite» e a un «migliore incrocio delle banche dati già in possesso dell’amministrazione finanziaria che sono potenzialmente uno strumento importantissimo per controlli mirati nei settori a più alto rischio». Da questi incroci nasce l’idea di una doppia stretta sulle indebite compensazioni. Oltre alla piattaforma tecnologica studiata dall’Inps per certificare i crediti previdenziali, il Fisco punta sia ai crediti delle imposte dirette (Irpef, Ires) e dell’Irap sia alle somme chieste a rimborso da cittadini e pensionati direttamente con i modelli «730» e «Redditi». Nel primo caso, l’ipotesi che potrebbe trovare posto nel Dl antievasione sarebbe quella di estendere a tutte le compensazioni le regole oggi in vigore per quelle Iva. In sostanza per recuperare in compensazione un credito Ires, Irpef o Irap superiore a 5.000 euro, oltre al visto di conformità, prima di poterlo utilizzare a riduzione di debiti fiscali (compensazione verticale), contributivi o locali (compensazione orizzontale) il contribuente dovrà indicarlo in dichiarazione. Se così sarà vorrà dire che per compensare i crediti Ires, Irpef o Irap imprese e professionisti dovranno attendere almeno dicembre, visto che ormai il termine per l’invio telematico del modello «Redditi» è stato spostato a regime al 30 novembre.

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L’altra stretta sulle compensazioni arriva da «730» e «Redditi» delle persone fisiche. In particolare da quelle precompilate. L’operazione dovrebbe prevedere la possibilità per il Fisco di “decurtare” l’importo dei rimborsi spettanti delle eventuali somme iscritte a ruolo di cui il contribuente è debitore. In sostanza a “compensare” questa volta è lo Stato che prima di riconoscere il diritto al rimborso azzera o riduce eventuali imposte dovute e non pagate dal cittadino. Per fare un esempio: se un contribuente ha diritto a un rimborso di 1.000 euro annui per detrazioni (come quelle per spese mediche o lavori di ristrutturazione) ma ha pendenti con la riscossione somme per 400 euro, il contribuente si vedrà ridotto l’importo spettante a 600 euro. In questo modo si taglierebbero i tempi di recupero delle somme dovute allo Stato, si punterebbe a ridurre il contenzioso (se la lite non è stata ancora avviata) mentre dal punto di vista del contribuente il debito non finirebbe per lievitare tra interessi e somme dovute per la gestione della cartella esattoriale. Un efficientamento della riscossione che potrebbe garantire all’Erario centinaia di milioni di euro.

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  • Marco MobiliVice caporedattore

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: inglese

    Argomenti: Politica economica, fisco, guardia di finanza, agenzie entrate, attività parlamentare

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