Parametri forensi

Compensi agli avvocati più elevati per le conciliazioni concluse

Per incoraggiare le Adr, non è ragionevole che l compenso del professionista che ha evitato il ricorso al giudice possa essere inferiore a quello che sarebbe spettato se la controversia si fosse risolta con la decisione dell'autorità giudiziaria

di Giovanni Negri

(Alberto_Patron - stock.adobe.com)

2' di lettura

Puntare a una ricomposizione consensuale dei conflitti, smorzare gli eccessi di litigiosità, in armonia con gli obiettivi del Pnrr che caratterizzano sempre più la risposta dell’autorità giudiziaria come solo l’ultima delle possibilità disponibili. È anche per questo che i compensi degli avvocati che raggiungono un accordo in materia di conciliazione o comunque di transazione della controversia vanno aumentati.

Volendo incoraggiare le forme di risoluzione alternative alla decisione giudiziale, non è ragionevole conservare un’opzione secondo cui il compenso del professionista che ha evitato o ridotto il ricorso al giudice possa essere inferiore a quello che sarebbe spettato se la controversia si fosse risolta con la decisione dell'autorità giudiziaria.

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È questa una delle indicazioni di modifica che il Consiglio di Stato formula al ministero della Giustizia sulla bozza di decreto che aggiorna i parametri forensi.

La lettura di Palazzo Spada

Il Consiglio di Stato, sottolineando che al testo manca ancora il via libera da parte della Ragioneria dello Stato, mette in evidenza gli obiettivi dell’intervento, tra i quali, la riduzione del margine di discrezionalità del giudice nella liquidazione dei compensi per garantire maggiore omogeneità e uniformità nell’applicazione dei parametri sul territorio nazionale, l’accorciamento della distanza tra aumenti e diminuzioni dei valori medi individuati dai parametri in relazione alle varie fasi del processo, attraverso l’adozione di un’unica percentuale del 50% al posto delle precedenti percentuali diversificate.

Tra le richieste di aggiustamento, per il Consiglio di Stato dovrebbe essere accolta la proposta del Cnf di prevedere che, in caso di subentro nell’attività difensiva a processo in corso, al nuovo difensore sia dovuto il compenso previsto per la fase di studio della controversia, nonostante questa sia anteriore all’inizio del processo. «Appare, infatti, evidente che il difensore subentrante debba necessariamente svolgere le attività di esame e studio degli atti e di consultazione con il cliente e che, pertanto, gli spetti il corrispondente compenso».

Il decreto eleva poi al 75%, dall’attuale 50%, la riduzione del compenso in caso di proposizione di una causa manifestamente infondata, tuttavia, avverte il parere, la disposizione andrebbe meglio formulata pere evitare che si possa eccepire una sua applicazione nei soli casi di gratuito patrocinio. Quanto alla fase di prima applicazione, andrebbe meglio chiarito che la nuova disciplina troverà attuazione alla fattispecie delle prestazioni concluse, non a quelle liquidate, dopo l’entrata in vigore del decreto.

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