ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI piani del Mise

Competenze 4.0 per almeno 4.500 Pmi

di Chiara Bussi

In vetrina e sul campo. Una cella robotica collaborativa nel Competence Center Made di Milano

4' di lettura

Cambia pelle l’ecosistema per l’innovazione nel nostro Paese. In nome di una maggiore sinergia e di una presenza più capillare sul territorio. «L’obiettivo - spiega la sottosegretaria allo sviluppo economico Anna Ascani - è permettere la diffusione di competenze 4.0 ad almeno 4.500 Pmi. La dote, proveniente dal Pnrr, è di 350 milioni di euro che serviranno a finanziare una rete di centri altamente specializzati in trasferimento tecnologico».

Non si parte da zero. «La base - dice Ascani - sono gli otto Competence Center (CC) nati nel 2018» per consentire alle piccole e medie imprese di toccare con mano le tecnologie Industria 4.0 e individuare le soluzioni più adeguate prima di effettuare gli investimenti. «Sarà un processo di riorganizzazione, semplificazione e razionalizzazione - afferma - volto a favorire da un lato il rafforzamento dei Competence center già esistenti e dall’altro la nascita di nuovi centri per ampliare l’offerta di servizi alle imprese». Ad oggi, sottolinea, «i CC hanno siglato 312 partenariati di imprese e 255 programmi di innovazione e ciascun centro, grazie all’esperienza maturata in questi anni, ha sviluppato eccellenze nei settori specifici di intervento. Un’esperienza positiva, anche se alcune strutture hanno incontrato difficoltà nella fase di avvio, ma non dimentichiamo che gli ultimi due anni sono stati segnati dalla pandemia». Per la loro realizzazione il Ministero ha messo sul piatto 71 milioni di euro, di cui 43 per le infrastrutture dei centri e 28 per il sostegno ai progetti di imprenditorialità, ricerca, sviluppo e innovazione.

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La rete dei Competence Center, rileva la sottosegretaria, «rappresenta un modello consolidato di utilizzo efficace degli incentivi e delle risorse che lo Stato destina al tessuto imprenditoriale, ma sono ancora presenti aree significative di miglioramento: serve un potenziamento delle sinergie tra strutture e iniziative per il trasferimento tecnologico, una maggiore copertura territoriale degli ambiti tecnologici coperti e una governance più definita. I prossimi obiettivi del Mise saranno rivolti al superamento di questi punti di debolezza». Il network, aggiunge, «deve ampliarsi coinvolgendo attori più marcatamente territoriali e nuovi soggetti, come i Poli europei di innovazione (Edih), che saranno cofinanziati dal programma Digital Europe». Le candidature sono state presentate e a breve dovrebbe arrivare il verdetto della Commissione Ue sui soggetti che otterranno il cofinanziamento. «L’impegno - rileva la sottosegretaria - è quello di perseguire nuovi modelli di ricerca e sviluppo delle competenze che non solo siano in grado di rispondere alle esigenze contingenti del mercato, ma di valorizzare profili professionali rispondenti alle nuove esigenze e alle nuove sfide che ci attendono».

Maggiore collaborazione, un radicamento sul territorio e una proiezione europea sono tre aspetti che i Competence center intendono potenziare. «La domanda di innovazione aumenta e lavoriamo a pieno ritmo. Per questo vogliamo essere più vicini alle imprese con sportelli sul territorio», sottolinea Marco Taisch, presidente del Competence Center milanese Made che conta 48 partner. «Vogliamo esportare il nostro know how e le nostre competenze. Per questo - fa notare - abbiamo partecipato al bando per gli Edih insieme a 16 soggetti di altre Regioni europee, come il Baden Württemberg e la Baviera». Tra i risultati raggiunti da Made finora spiccano le sei linee pilota e i 20 dimostratori, 80 progetti di consulenza, 3 bandi che hanno consentito di finanziare 54 imprese e 86 corsi di formazione con oltre 2mila partecipanti. «Lavoriamo in collaborazione con i Digital innovation hub (si veda l’articolo a fianco), tra cui quello della Lombardia. Siamo parte della catena di innovazione: i Dih effettuano la valutazione della maturità digitale delle imprese e le aiutano a tracciare la rotta da seguire, mentre i Competence Center sono il passo successivo per il trasferimento tecnologico e la formazione 4.0. Per quest’ultimo aspetto vorremo avere un riconoscimento del nostro ruolo in quanto certificatori. La tecnologia non basta, è cruciale avere una formazione adeguata». Gli fa eco Stefano Cattorini, segretario generale di Bi-Rex, il Competence Center emiliano con sede a Bologna: «Oltre a incoraggiare le Pmi a investire in competenze - dice - siamo i soggetti più adeguati per effettuare una valutazione del grado di formazione digitale delle imprese».

Bi-Rex riunisce 60 player ed è specializzato nei big data. Finora ha lanciato tre bandi per progetti innovativi e ricerca industriale che hanno consentito di premiare 35 progetti in 12 filiere. Ha incontrato oltre 500 aziende, avviato 70 collaborazioni e organizzato 37 corsi di formazione con oltre 3mila partecipanti. Il fiore all’occhiello è la linea pilota di produzione dove le tecnologie di Industria 4.0 vengono integrate con quelle tradizionali, in un ambiente digitalmente interconnesso. Nel prossimo futuro, sottolinea Cattorini, «puntiamo a espanderci sia con ulteriori investimenti in big data, internet delle cose, automazione e robotica che con un ampliamento delle risorse umane. Oggi siamo 13, ma dovremmo arrivare a 20 nei prossimi tre anni». E al tempo stesso «intendiamo intensificare la nostra presenza sul territorio potenziando la collaborazione con altri soggetti come i Digital Innovation Hub». Un test di collaborazione è andato in scena con la partecipazione al bando per gli Edih, «dove Bi-Rex - ricorda Cattorini - è capocordata e ha riunito altri 12 soggetti italiani con un progetto sul calcolo ad elevata prestazione e sui big data».

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