Industria

Competenze digitali, Ibm a Taranto per formare i giovani

Ibm avvia in Italia, partendo da Taranto, un progetto per i giovanissimi affinché migliorino e aumentino le loro competenze digitali

di Domenico Palmiotti


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(Fotolia)

3' di lettura

IBM avvia in Italia, partendo da Taranto, un progetto per i giovanissimi affinché migliorino e aumentino le loro competenze digitali. Coinvolti quattro istituti superiori della città: il liceo Battaglini e i tecnici Pacinotti, Righi e Maria Pia. Centoventi gli studenti che si preparano a diventare “P-Tech Esperti Digitali” con un percorso di sei anni di studio, al via il 21 novembre, divisi in tre scolastici e altrettanti universitari.

Coinvolti nel progetto anche Regione Puglia, Politecnico di Bari, gruppo Angel di Vito Pertosa (a cui fanno capo Mermec, leader mondiale nella progettazione e produzione di treni di misura e segnalamento ferroviario, Sitael che produce satelliti e Blackshape che costruisce aerei in fibra di carbonio), Confindustria e Ordine ingegneri. Lo sviluppo delle competenze digitali si baserà sullo studio di tecnologie quali l'intelligenza artificiale, la cyber security, il cloud, la blockchain e l'internet delle cose, tutte applicabili all'Industria 4.0. Saranno associati corsi di Ingegneria e di programmazione, ma anche di soft-skill e di etica.

Completano l'iniziativa, esperienze professionali attraverso seminari, tutoraggi e stage presso i partner industriali. I ragazzi frequenteranno le lezioni universitarie e i seminari a Taranto, in uno spazio dedicato. Inoltre, ogni lezione potrà essere seguita via web tramite video conferenza. Alla fine dei primi tre anni delle superiori, gli studenti del P-Tech saranno in grado di continuare il percorso al Politecnico di Bari senza affrontare i test di ingresso. Potranno poi fare leva sui crediti formativi con cui accelerare il triennio accademico. Il traguardo è la laurea in Ingegneria informatica denominata “P-Tech Esperti Digitali”.

Con Taranto, P-Tech approda anche in Italia, mutuando così un'esperienza internazionale che ha sinora coinvolto 18 Paesi, oltre 75 Università e più di 600 partner industriali e che, entro la fine di quest'anno, porterà sui banchi di scuola 125mila studenti su scala mondiale. Per l'amministratore delegato di IBM Italia, Enrico Cereda, “l'obiettivo è trasferire le competenze digitali ai giovani di oggi. È risaputo: c'è un gap sostanzioso tra quello che nei prossimi anni ma anche adesso serve alle nostre aziende e la formazione che hanno i nostri giovani. L'obiettivo è quindi accompagnare i nostri giovani verso il futuro con un nuovo modo di insegnare e di formare le persone”.

Uno studio di IBM rivela che saranno circa 120 milioni i lavoratori nelle prime 10 economie mondiali, di cui 1.614.000 in Italia, che dovranno essere formati ed acquisire nuove competenze nei prossimi 3 anni. Anche le competenze maggiormente richieste sono cambiate. Nel 2018 in Italia - si legge nello studio - le prime tre skill richieste sono state la capacità di analisi critica (50 per cento), l'abilità a lavorare efficacemente in team (48 per cento) e la disponibilità a essere flessibili, agile e ad adattarsi al cambiamento (48 per cento).

Al lancio del progetto IBM in Italia presente il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Lorenzo Fioramonti, che connette questa iniziativa ad un nuovo scenario di Taranto dove l'ex Ilva, ora ArcelorMittal Italia, “rappresenta il passato”. “Avrei preferito da subito una riconversione economica accelerata, una visione diversa dello sviluppo di Taranto, che comunque sta cominciando e oggi ne portiamo la testimonianza” aggiunge Fioramonti a proposito dell'acciaieria e del progetto IBM. Per Fioramonti, “la fuga dei cervelli è uno dei drammi di questo Paese. Oggi non più da Sud verso Nord, ma da Italia verso il resto del mondo, col nostro Paese che finanzia il resto del mondo”.

“Siamo in un contesto internazionale ma ogni volta che facciamo sì che un laureato vada all'estero, stiamo regalando - dice Fioramonti - un assegno di 250mila euro ad un altro Paese. E se questa persona ha un dottorato, si superano i 300mila euro. Abbiamo speso nostri soldi, nostre risorse, per educarlo o educarla da quando è nata sino al compimento della propria formazione. Una volta che questa persona è al massimo della sua capacità produttiva, la regaliamo a qualche altro”. Invece, conclude Fioramonti, “dobbiamo fare in modo che le persone che vogliono restare in Italia, restino, e dobbiamo farlo investendo in questo tipo di collaborazione che da oggi sperimentiamo a Taranto”.

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