ITS e imprese

«Competenze sempre aggiornate per sostenere la competitività delle Pmi»

di Claudio Tucci

3' di lettura

«Reti con oltre 300 professionisti, si rivolge alle Mid & Large Corporate offrendo soluzioni e servizi realizzati nel campo della Cyber Security, Big Data & Analytics e AI, IoT e Cloud. La nostra clientela, che opera nei settori «IT spending» quali Banking, financial services and insurance, Telco e Manufacturing, ci sceglie come partner per portare l’innovazione tecnologica nel proprio core business. In questo contesto, in continua evoluzione, - sottolinea Bruno Paneghini, nato a Busto Arsizio, membro della giunta Its InCom, presidente e ad di Reti Spa - è fondamentale mantenere aggiornate le competenze dei nostri professionisti (abituati al “Learning to learn”) consapevoli dell’importanza di una formazione continua che li accompagnerà per tutta la loro carriera. Il format Its per noi ha il grande vantaggio di essere connesso al lavoro in continua evoluzione, il modo in cui si articola ci permette infatti di preparare i ragazzi a quelle che sono le esigenze del mercato».

Qual è il vostro contributo all’Its InCom?

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La partecipazione a questo progetto da parte di Reti, in qualità di socio fondatore, si concretizza su diverse direttrici. Abbiamo contribuito sin dall’inizio partecipando al comitato esecutivo, al consiglio di indirizzo e anche nell’ambito del Comitato tecnico scientifico. Nella nostra esperienza abbiamo accompagnato i ragazzi in un percorso volto ad acquisire competenze in ambito Cloud. Le nostre attività (il cui investimento è di oltre 1000 ore l’anno) hanno riguardato la progettazione dei piani formativi, la selezione degli studenti e le attività di docenza fatte dai nostri professionisti (mediamente una decina). Proprio quest’anno è in partenza un nuovo corso di “Data Science” che ci vedrà coinvolti con le medesime modalità. Dal 2018 ad oggi abbiamo erogato più di 30.000 ore di stage curriculari in azienda. I ragazzi al termine del secondo anno vengono inseriti all’interno di team di lavoro dove, seguiti da un nostro tutor, possono mettere in atto quanto appreso durante il biennio di Its.

Dal suo osservatorio, quali sono le competenze più richieste per entrare subito a lavoro?

La crisi pandemica che abbiamo vissuto ha reso inevitabile il ricorso al digitale in tutti i settori e questo ha fatto si che il mercato IT reggesse meglio i colpi della crisi rispetto all’economia nel suo insieme. Dato che il contributo delle tecnologie digitali sarà sempre più determinante nel futuro, anche grazie all’attuazione del Pnrr, è inevitabile che la richiesta di personale specializzato nel digitale sarà sempre maggiore. È possibile notare come la componente più “tradizionale” del mercato digitale si muova a rilento rispetto alle cosiddette Digital Enablers. Pertanto le nuove professioni che le aziende cercheranno sempre più, riguardano gli esperti in Cybersecurity, Cloud, data scientist, ingegneri dell’artificial intelligence, e ancora esperti di IoT anche in vista della ripresa del mondo dell’industria. Di pari passo con le competenze tecniche i ragazzi dovranno sempre più lavorare sulle soft skills. Oggi più che mai la capacità di sapersi adattare, saper gestire le situazioni complesse, trovare il modo più adatto per interagire con i propri colleghi, clienti, fornitori e in generale con tutti gli stakeholder, sono fattori determinanti per il successo di ogni progetto.

Ha parlato di Pnrr, che per gli Its mette in pista 1,5 miliardi nei prossimi 5 anni. Siamo pronti per il salto di qualità?

L’attuazione dei piani di sviluppo sarà determinante per la ripresa di molti settori e per ridurre in maniera significativa il famoso digital divide nel nostro paese. Per quanto concerne l’ambito della formazione, stante la natura degli Its, l’auspicio è che ne venga sempre più rafforzata la leadership nell’ambito della formazione professionalizzante. A mio avviso i corsi dovranno aumentare sempre più per rispondere alla crescente richiesta di competenze verticali. Gli Its dovranno sempre più avvalersi degli esperti del settore e di conseguenza essere sempre più presenti all’interno dei contesti aziendali dove in seguito i ragazzi si troveranno a lavorare. Auspico ci siano sempre più incentivi per le aziende che sposano questo modello e mi piacerebbe un domani vedere avviare nuovi percorsi di reskilling anche per i meno giovani.

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