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Compiacenza tedesca, insicurezza europea

La presidente Cdu e ministra della Difesa, Annegret Kramp-Karrenbauer ha detto che la prossima estate si dimetterà dal ruolo di capo del partito, escludendo così la sua candidatura a cancelliera alle elezioni federali 2021

di Sergio Fabbrini

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4' di lettura

Pochi giorni fa, la presidente del partito cristiano democratico tedesco (Cdu), e ministra della Difesa, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha dichiarato che si dimetterà dal ruolo di capo del partito la prossima estate (così escludendo la sua candidatura a cancelliera alle elezioni federali nel 2021).

Era stata nominata presidente della Cdu e indicata come erede di Angela Merkel poco più di un anno fa (dicembre 2018). Kramp-Karrenbauer era stata sommersa di critiche per aver autorizzato il suo partito della Turingia a sostenere il presidente liberale di quel Land insieme alla destra neonazista di Alternative für Deutschland (AfD). Un fatto senza precedenti.

Tuttavia, la scelta di Kramp-Karrenbauer è anche l’esito del suo isolamento all’interno dell’Unione europea (Ue). Con la sua leadership, la Germania era diventato un Paese così compiacente da mettere in discussione il rapporto con la Francia. Ecco perché il suo fallimento è anche europeo, non solamente nazionale. Mi spiego, con riferimento al tema della sicurezza europea.

Fa grande merito alla Germania federale l’approccio pacifista da essa adottato nelle relazioni internazionali postbelliche. La Germania federale ha svolto un esame di coscienza senza precedenti sulle sue responsabilità nello sterminio del popolo ebraico e nello scatenamento della Seconda guerra mondiale. Un esame di coscienza che l’ha condotta a perseguire una politica estera basata sull’aiuto economico ai Paesi in via di sviluppo e sulla promozione internazionale di norme a protezione dei diritti individuali e sociali.

Attraverso l’influenza tedesca, l’Ue si è sviluppata a sua volta come una potenza normativa impegnata a promuovere un ordine giuridico globale. Tuttavia, come ha ricordato recentemente Steve Walt, l’Europa ha potuto parlare la lingua di Kant (della potenza civile) perché l’America ha parlato la lingua di Hobbes (della potenza militare). Da tempo, però, le cose non stanno più così. Gli Stati Uniti non sono più in grado (o non sono più disponibili) a svolgere il ruolo di poliziotto mondiale, rivendicando anzi (con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca) il loro diritto a pensare primariamente a sé stessi. Ad esempio, hanno minacciato di ridurre la loro presenza all'interno della Nato, se gli alleati europei non porteranno la loro spesa militare al livello del 2 per cento dei rispettivi Pil nazionali (quella tedesca è ancora all'1,37 per cento).

Tale cambiamento strategico è stato avvertito in Germania, ma la leadership del maggiore partito ha fatto poco per portare il Paese e l’Ue a fare i conti con esso. Anzi, quella leadership non ha avuto remore a fare alcune scelte opportuniste, quando in gioco vi erano gli immediati interessi economici o politici del Paese. Ad esempio, ha avviato la collaborazione con la Russia per creare il cosiddetto Nord Stream 2, un gasdotto destinato ad accentuare la dipendenza energetica europea nei confronti di Mosca. Una collaborazione tenuta a lungo all’oscuro, così come la decisione di consentire a Huawei di partecipare al network 5G del Paese. Una decisione, quest’ultima, che ha ignorato i pericoli alla sicurezza rappresentati da Huawei, ma anche i richiami francesi ad assumere una posizione europea comune nei confronti della corporation cinese.

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Proprio sul piano della sicurezza militare, Kramp-Karrenbauer non ha mai nascosto la sua diffidenza nei confronti delle proposte di Emmanuel Macron. Ha confermato la posizione del suo Paese a favore della Cooperazione strutturata permanente (Pesco) sul piano militare, prevista dai Trattati dell’Ue, anche se è evidente che essa è poco più di una foglia di fico per coprire le ambiguità europee. L’attuale Pesco coinvolge infatti 25 Stati membri, molti dei quali ne fanno parte per ragioni puramente strumentali (se non addirittura per ostacolarne l’efficacia). Nello stesso tempo, ha continuato a guardare con sospetto al progetto alternativo, noto come Iniziativa europea di intervento, di cui fanno parte 14 Paesi (tra cui il Regno Unito), finalizzato invece a sviluppare una forza operativa basata su una distinta cultura strategica europea.

Nel marzo scorso, in risposta a un precedente discorso di Macron che proponeva di costruire una sovranità europea sul piano della sicurezza, Kramp-Karrenbauer aveva ribadito il principio che quella sovranità appartiene primariamente agli Stati nazionali. Aggiungendo che, se si vuole discutere di come rafforzare l’Europa militare, allora è necessario che la Francia trasformi il suo seggio al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in un seggio europeo. Una vera e propria provocazione. Di qui le tensioni crescenti con la Francia di Macron che hanno condotto al suo isolamento politico all’interno stesso della Germania. L’intervento (di due giorni fa) del presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, alla Conferenza sulla sicurezza che si è appena conclusa a Monaco, è la reazione della componente europeista dell’élite di quel Paese. Nel suo intervento, infatti, il presidente tedesco ha riconosciuto che la sicurezza dell'Europa non può dipendere dalla benevolenza americana, che l’Ue deve diventare adulta dotandosi degli strumenti per garantire la pace al suo interno e nel suo immediato esterno. E che la Germania deve ritornare a pensare europeo sui temi della politica militare ed estera.

Insomma, il fallimento politico di Kramp-Karrenbauer testimonia che la Germania non può compiacersi della forza e della stabilità che ha finora acquisito. Testimonia anche che il Paese ha gli anticorpi per contrastare le proprie degenerazioni nazionalistiche ed euroscettiche. La Germania è chiamata a riaffermare la sua discriminante antinazista all’interno e a rilanciare la sua prospettiva europeista all’esterno. Se la prima si potrà realizzare rifiutando la collaborazione con l’AfD, la seconda richiederà il superamento del coordinamento confederale dei governi nazionali, in particolare nella politica di sicurezza e militare. Una sfida non da poco per chi prenderà il posto di Kramp-Karrenbauer e (probabilmente) della stessa Merkel.

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