AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùGli 80 anni festeggiati al Quirinale

Il compleanno di Sergio Mattarella: primi bilanci per il Capo dello Stato

Questa giornata di compleanno rappresenta anche un bilancio di ciò che ha vissuto al Quirinale ora che si avvia a concludere l'esperienza

di Lina Palmerini

Compleanno di fine settennato per Sergio Mattarella

3' di lettura

Il giorno del suo compleanno, 80 anni, non è solo dedicato agli auguri e a festeggiamenti ma in qualche modo anche a quello che è stato il suo settennato. Ci si avvicina infatti al semestre bianco, comincerà il 3 agosto, che rappresenta la fine lunga del mandato di un presidente. Sono i sei mesi che precedono la sua rielezione e durante i quali gli è inibito lo strumento più potente nei confronti delle forze politiche e del sistema democratico, quello di non poter più decidere lo scioglimento delle Camere e quindi il ricorso anticipato alle elezioni.

E questo periodo Sergio Mattarella lo affronta con fiducia ma pure con legittime preoccupazioni. Che sono anche frutto di quello che hanno rappresentato questi suoi sette anni al Quirinale, raramente stabili, al punto da aver visto avvicendarsi ben 5 governi (Conte ha raddoppiato). E dunque questa giornata di compleanno rappresenta anche un bilancio di ciò che ha vissuto da capo dello Stato ora che si avvia a concludere l'esperienza.

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Un semestre bianco e di preoccupazioni

È vero che molti spingono alla sua rielezione e lo invitano a ripensare al suo “no”, è vero pure che altri apertamente non se la augurano ma qualsiasi cosa accadrà ai primi di febbraio quando cominceranno le grandi votazioni per il Quirinale, c'è intanto da guidare questa fase. Che non si annuncia affatto tranquilla, a partire dal voto di fiducia sulla giustizia. Di certo Mattarella pensa che le forze politiche abbiano a cuore l'interesse generale e che alla fine prevalga il senso di responsabilità dinanzi a una pandemia non piegata e un Piano europeo da attuare, tuttavia sente che le fibrillazioni sono potenzialmente logoranti per il Governo. Anche alla luce della campagna per le amministrative e per le difficoltà interne ai partiti e nelle dinamiche di coalizione.

L'Europa come cardine del suo settennato

Problemi già vissuti si potrebbe dire. E in effetti facendo un bilancio di quel che è stato, si può dire che il suo approccio con i partiti ha avuto un principio guida: la permanenza dell'Italia dentro il perimetro europeo. Questo è valso soprattutto con l'arrivo del governo giallo-verde quando le tentazioni populiste-sovraniste volevano spingere il Paese fuori dalle relazioni con l'Ue. Tentazioni espresse in modo chiaro sia dalla Lega che dai 5 Stelle, che ebbero il culmine con la vicenda di Paolo Savona che le due forze volevano al ministero dell'Economia nonostante le sue posizioni sull'Europa. L'ostacolo fu proprio al Quirinale. A Mattarella costò una richiesta di impeachment urlata da Di Maio (prontamente rimangiata e ora rimossa) e una valanga di haters ma da quella linea non si è mai mosso. Nemmeno quando, con la prima legge di bilancio, i giallo-verdi provarono a scavalcare i parametri del deficit (2,4%) poi trasformato in 2,04 grazie anche alla moral suasion del Colle con Roma e con Bruxelles.

Sette anni al Colle e 5 governi

Insomma, se l'obiettivo principale è stato tenere l'Italia dentro i confini Ue, si può dire che è stato pienamente raggiunto e una legislatura cominciata con il “ribellismo” e l'euroscetticismo si conclude con un premier europeista ex presidente della Bce. Una specie di grande testacoda in cui tutti i valori che erano stati messi in discussione sono tornati al loro posto. Grazie anche alla pandemia e alla reazione europea ma grazie anche a Mattarella che ha tenuto l'Italia dentro una rete protettiva che adesso è pronta a finanziarci con 200 miliardi di euro di cui una quota (la più alta tra i Paesi Ue) a fondo perduto. Alla fine nei suoi sette ani ha dovuto gestire 5 governi, da Renzi a Gentiloni, poi Conte due volte e infine Draghi. Una conclusione coerente con i suoi principi-guida.

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