Crisi d'impresa

Composizione negoziata: l'esperto facilita le trattative

I vantaggi e i punti deboli del nuovo strumento visti dall'interno: parla uno dei primi esperti incaricati

di Bianca Lucia Mazzei

(Adobe Stock)

2' di lettura

Trattative facilitate dall’indipendenza dell’esperto e da una valutazione trasparente del piano di risanamento. Rischi di danno reputazionale e perdita di fette di mercato determinati quando la situazione di crisi viene conosciuta perché l’imprenditore chiede le misure protettive.

Nonostante le composizioni negoziate già avviate siano poche, dalle esperienze in corso è già possibile delineare vantaggi e punti deboli.

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«La vera novità è che creditori e fornitori non si trovano davanti solo l’imprenditore (come succede di solito) in un’interlocuzione caratterizzata da asimmetria informativa poiché solo l’imprenditore conosce bene la situazione. Nella composizione negoziata, invece, alle trattative partecipa anche l’esperto, una figura imparziale ed equidistante che certifica la capacità del piano a perseguire il risanamento e la sostenibilità dei debiti», spiega Alberto Cimolai, esperto nominato in Veneto a fine dicembre nella composizione negoziata di un’impresa di rilievo. La presenza dell’esperto agevola quindi la trattativa poiché rassicura creditori e fornitori sull’affidabilità del piano. «In questa prima fase dobbiamo però spiegare bene il nostro ruolo perché non è ancora conosciuto».

La valutazione del piano avviene inoltre in base a protocolli e check list di controllo trasparenti e definiti dalla normativa. «Sapere come l’esperto opera ed effettua le verifiche rassicura e accresce la fiducia», spiega Cimolai che non nasconde però le difficoltà nel mantenere l’equidistanza poiché l’esperto è sì un terzo ma è anche convinto della risanabilità dell’azienda. «È una problema che cerco di superare con interlocuzioni separate, senza la presenza dell’imprenditore».

Un nodo difficile da sciogliere è invece quello della riservatezza nei casi (frequenti) in cui l’imprenditore chiede al tribunale le misure protettive contro le azioni dei creditori. «L’istanza va pubblicata nel Registro delle imprese ma questo, facendo emergere la crisi, può generare sfiducia sulla continuità delle forniture e allontanare i clienti», ragiona Cimolai. «Dà, inoltre, ai creditori non strategici che insistono per essere pagati subito un forte strumento di pressione poiché se avviano azioni esecutive costringono l’impresa a chiedere le misure protettive e a rendere palese la situazione».

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