Verso le elezioni amministrative

Comunali, non decolla l’intesa M5S-Pd sui candidati: obiettivo convergenza ai ballottaggi

Solo a Napoli e Bologna i due partiti potrebbe allearsi già al primo turno. Nelle altre grandi città, a partire da Roma a Milano, si va verso candidati distinti

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Stentano a decollare le alleanze tra Pd e 5 stelle a livello locale in vista delle elezioni amministrative del prossimo autunno. In molte delle grandi città che andranno al voto in autunno si prefigura un nulla di fatto, con candidati distinti al primo turno. Così, da Roma a Milano a Torino, in entrambe le forze politiche c'è chi lavora a una convergenza almeno ai ballottaggi, ultimo banco di prova per la tenuta dell'asse giallorosso alle politiche. «Io vorrei che in tutti i Comuni andassimo apparentati al secondo turno - esorta il segretario dem Enrico Letta -, è un obiettivo importante».

Il realismo di Letta

Parole che sembrano il frutto di un bagno di realismo di fronte alle difficoltà oggettive a correre subito insieme in alcuni Comuni. Letta è consapevole che il percorso politico nazionale insieme a Giuseppe Conte difficilmente avrà immediate ricadute in quelle città dove Pd e Movimento si sono combattuti aspramente fino all'altroieri, ma tiene a sottolineare che «la collaborazione continua bene dentro al governo Draghi, come è successo col governo Conte».

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Verso le primarie di centrosinistra a Roma

Quanto alle amministrative, le primarie, rivendica il segretario dem, sono «l'identità del nostro partito e a Roma, Torino e Bologna si stanno costruendo». Nella Capitale la consultazione interna al centrosinistra si terrà, pandemia permettendo, il 20 giugno.In pole c'è l'ex ministro dell'Economia Roberto Gualtieri che, stando ai rumors, potrebbe ufficializzare a giorni la sua candidatura. L'ultimo freno è quell'ipotesi, che stenta a tramontare definitivamente (nonostante reiterate le smentite del diretto interessato) di una discesa in campo di Nicola Zingaretti. Il quale, più verosimilmente, potrebbe fare squadra con Gualtieri, durante una campagna elettorale “in tandem”. La sindaca M5s Virginia Raggi va per la sua strada e conferma l'intenzione di tentare il bis. In pista resta anche Carlo Calenda, che rischia di togliere voti al candidato dem, complicandone l’approdo al ballottaggio.

Strade divise anche a Torino tra Pd e M5s

Situazione analoga a Torino, dove le strade di democratici e pentastellati sembrano definitivamente divise. «Il Pd ha deciso di convocare unilateralmente le primarie escludendo di fatto un accordo - si sfoga la prima cittadina Chiara Appendino che si era spesa per l'unità giallorossa -. Ne prendiamo atto: ognuno correrà per conto proprio».

Nessuna alleanza a Milano

A Milano la ricandidatura di Giuseppe Sala alla carica di primo cittadino non passerà attraverso un’alleanza tra Pd e M5S. Quest’ultimo, infatti, ha annunciato che correrà da solo e non ci sarà un’alleanza. Sala intanto ha chiesto a ogni lista che lo sostiene (potrebbero essere una decina) di esprimere un rappresentante per un tavolo politico.

Patto a buon punto a Napoli

A Napoli, invece, il patto è a buon punto. E il negoziato si sta spostando sui nomi. Si parla del presidente della Camera Roberto Fico, che però non ha ancora ufficializzato alcuna decisione, e dell'ex ministro Gaetano Manfredi, che sarebbe più gradito al governatore Vincenzo De Luca. Francesco Boccia, responsabile degli enti locali del Pd, è fiducioso. E si dice certo che a Napoli e Bologna si andrà insieme già al primo turno.

Verso un accordo al primo turno anche a Bologna

Entro la fine delle prossima settimana saranno definite data e regole delle primarie che serviranno per scegliere, a Bologna, il candidato sindaco del centrosinistra. Al tavolo della coalizione continua a partecipare anche il M5s. Da una parte Matteo Lepore, assessore alla cultura e delfino di Virginio Merola, Pd con un profilo di sinistra. Dall'altra Isabella Conti, apprezzata sindaca di San Lazzaro di Savena, fedelissima di Renzi (che l'ha candidata) ed esponente di spicco di Italia Viva. A sostenerla dovrebbe esserci anche Base riformista, ovvero la corrente del Pd meno ostile a Renzi.


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