Modifiche ai limiti di spesa

Comuni, 15mila assunzioni in più per attuare i progetti del Recovery

Un emendamento al Pnrr apre le porte dei Comuni a a un vasto piano di assunzioni per tecnici a tempo determinato

di Gianni Trovati

Consumers’ Forum: partecipazione attiva del cittadino fondamentale per il Pnrr

3' di lettura

Un emendamento governativo al decreto Pnrr che entrerà nel vivo dell’esame alla Camera la prossima settimana apre le porte dei Comuni a 15mila assunzioni di tecnici a tempo determinato per l’attuazione dei progetti del Recovery Plan.
Il correttivo introduce uno spazio extra nei limiti di spesa, che misurano le possibilità assunzionali degli enti locali in base al rapporto fra entrate stabili e costo degli stipendi. E soprattutto offre una risposta concreta al grido lanciato a più riprese dai sindaci sul rischio di veder sfumare gran parte dei 40 miliardi assegnati dal Piano nazionale agli enti locali per impossibilità di attuare interventi e investimenti con una struttura amministrativa che negli ultimi dieci anni ha perso il 20% del personale (Sole 24 Ore del 16 novembre). «Il governo ha accolto l’allarme che abbiamo lanciato all’assemblea Anci di Parma», commenta il presidente dell’Associazione dei Comuni Antonio Decaro.

Il coefficiente intelligente

La novità, che tra l’altro entrerà nel decreto sul Pnrr di cui è relatore il vicepresidente dell’Anci Roberto Pella (Fi), traduce in pratica la promessa fatta due settimane fa dal ministro per la Pa Renato Brunetta proprio nell’audizione sul decreto 152. In quell’occasione il titolare di Palazzo Vidoni aveva parlato di un «coefficiente intelligente» per permettere ai Comuni di reclutare i tecnici indispensabili al Pnrr senza minare la «sostenibilità finanziaria» che guida le regole sul personale degli enti locali dopo l’addio al turn over. «Ci eravamo impegnati a trovare una soluzione rapida e risolutiva. Oggi è arrivata», sottolinea il ministro per la Pa. La nuova regola, ora in via di definizione su alcuni dettagli tecnici in un impianto generale ormai definito, ha preso forma con il ministero dell’Economia e con la spinta dei ministeri di Affari regionali e Mezzogiorno: il tutto sotto la regia di Palazzo Chigi. Un lavoro di squadra riassunto ieri a Palazzo Chigi dall’incontro fra i vertici Anci e il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli con i ministri Brunetta, Gelmini e Carfagna: mezzo governo a indicare quanto sia caldo il dossier. «Risolviamo le problematiche evidenziate dai Comuni senza mettere a rischio il risanamento dei conti», sottolinea Laura Castelli, viceministra all’Economia con delega alla finanza locale.

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Pnrr e sostenibilità da tenere insieme

Sul piano tecnico, infatti, lo snodo più complicato è stato rappresentato dalla necessità di tenere insieme le ragioni del Pnrr con quelle della sostenibilità dei bilanci locali. Oggi le possibilità di assunzioni nei Comuni sono parametrate sul rapporto fra entrate stabili e spese di personale registrato nei bilanci. A questa base, la nuova norma aggiungerà un tassello, misurato in percentuale sulla spesa per assunzioni concessa dalle regole in vigore: il parametro crescerà al diminuire della dimensione dell’ente. La novità viaggia con un’altra in arrivo in via interpretativa. Alla Funzione pubblica si lavora a una circolare sull’articolo 1 del decreto Reclutamento (Dl 80/2021) che apra ai Comuni le procedure rapide per le assunzioni riservate dal decreto alle Pa «titolari di interventi previsti nel Pnrr»: formulazione che alla lettera esclude gli enti locali, spesso attuatori di progetti di cui sono «titolari» i ministeri.

Fino a 15mila assunzioni

Con il nuovo meccanismo, le assunzioni saranno autofinanziate dai Comuni, con un ampliamento delle regole che può liberare spesa fino a 600 milioni, per un numero di contratti che può arrivare a 15mila. Per i piccoli Comuni arriva però un aiuto in più, con un fondo da 30 milioni. Altri 67 milioni saranno stanziati per l’assunzione di tecnici nei Comuni del Sud. «L’accordo suggella il lavoro tecnico di queste settimane», chiosa Palazzo Chigi.

Ma l’emendamento fa un passo ulteriore. Perché a imbrigliare le amministrazioni dei Comuni c’è anche un vecchio limite, che impedisce di superare la spesa per i contratti a termine registrata nel 2009. È uno di quei vincoli archeologici (a fissarlo è l’articolo 9, comma 28 del Dl 78/2010, fra i primi provvedimenti decisi a suo tempo per contrastare la crisi del debito sovrano) citati anche dal Patto di Palazzo Chigi fra i vincoli da archiviare. I nuovi contratti a termine nei Comuni resi possibili dall’emendamento potranno aggirare quel tetto.

In questo modo la nuova norma permette di rafforzare gli uffici collegati al Recovery senza pesare sulla gestione delle assunzioni ordinarie, che continuerà a viaggiare sui propri binari ordinari: a patto, ovviamente, di avere in bilancio le risorse per farlo.

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