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Comuni in crisi, bilanci e aliquote rinviati a fine aprile. Castelli a Corte conti: «Urgente intervenire»

di Gianni Trovati


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(Chaiyawat - stock.adobe.com)

2' di lettura

Sarà rinviato di un mese, al 30 aprile, il termine entro cui i Comuni con il piano anti-crisi all’esame della Corte dei conti potranno chiudere i bilanci preventivi di quest’anno, e fissare le nuove aliquote di addizionale Irpef, Imu e degli altri tributi appena scongelati dalla manovra. E la decisione, in modo inconsueto, non arriva dalle richieste dei sindaci ma dallo stesso ministero dell’Economia. Come mai?
A spiegarlo è Laura Castelli, la viceministro che ha appena ricevuto la delega alla finanza locale, in una lettera aperta inviata questa mattina al presidente della Corte dei conti.

La lettera aperta del viceministro Castelli alla Corte dei Conti

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Tutto nasce da una sentenza della Corte costituzionale, la numero 18 del 2019, che ha dichiarato l’illegittimità di una norma con cui si permetteva ai Comuni in crisi di ripianare in 30 anni i deficit extra, prodotti dalla cancellazione delle vecchie entrate mai riscosse, e non più incassabili.
La sentenza, in realtà, colpisce pochi Comuni, quelli i cui piani di rientro sono ancora sotto esame delle sezioni regionali della Corte dei conti. Ma i magistrati contabili sul territorio, come mostrano per esempio i casi di Reggio Calabria e della Campania, ne stanno dando interpretazioni rigide e diversificate. E stanno imponendo di riscrivere i piani riportando i tempi di copertura del deficit nel calendario originario (massimo 10 anni). Per capire la ricaduta pratica basta guardare proprio a Reggio: dopo il ricalcolo della Corte dei conti, la rata annuale per coprire il deficit passa da 2,5 a 11. E nel conto pluriennale vanno messi anche i 17 milioni non ripianati nei due anni in cui è stata in vigore la norma cancellata dalla Consulta. Per l’amministrazione, con questi numeri, il dissesto è praticamente inevitabile.

Il caso Reggio ha mandato in agitazione le altre città, praticamente tutte al Sud, impegnate nei piani di riequilibrio dei loro bilanci. Di qui la mossa della viceministro, che chiede direttamente al presidente della Corte dei conti di intervenire. La sentenza della Consulta sviluppa un “ragionamento limpido”, scrive Castelli, ma «deve trovare ora la sua applicazione pratica che può avere rilevanti effetti sull’approvazione dei bilanci 2019, con potenziali rischi di dichiarazioni di dissesto». Per questa ragione, la viceministro giudica importante che la Corte dei conti adotti in fretta «un parere di orientamento generale», per evitare il caos di interpretazioni diverse da città a città e «garantire agli amministratori locali un intervento chiaro e univoco». E nel frattempo decide il rinvio di un mese ai bilanci. Un mese in cui, sperano al Mef, la Corte dei conti potrà intervenire per evitare problemi ulteriori.

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