ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI NODI DELLA RIpresa

Comuni e Province, il buco da oltre 2 miliardi sarà coperto dallo scostamento di bilancio

Quasi 5 miliardi la perdita di gettito dei Comuni e secondo i numeri del Mef per la copertura integrale dei buchi servono almeno altri due miliardi, oltre a quelli già stanziati. In arrivo lo scostamento per finanziare la manovra d’estate

di Gianni Trovati

Raggiunto lo storico accordo sul Recovery Fund

Quasi 5 miliardi la perdita di gettito dei Comuni e secondo i numeri del Mef per la copertura integrale dei buchi servono almeno altri due miliardi, oltre a quelli già stanziati. In arrivo lo scostamento per finanziare la manovra d’estate


3' di lettura

Ancora deficit. Lo scostamento atteso in Consiglio dei ministri servirà a finanziare la manovra d’estate, che ancora una volta dovrà dedicare un capitolo al ripiano dei buchi prodotti dal Covid nei bilanci di Comuni e Province. «Copriremo tutto», ha promesso il ministro dell’Economia Gualtieri ai sindaci. Il confronto è alle strette e poggia ora sui numeri della nota Mef per la distribuzione dei 2,5 miliardi residui del Dl 34. Numeri che calcolano in quasi 5 miliardi la perdita di gettito dei Comuni e che - in sintesi - disegnano uno scenario che richiede per la copertura integrale dei buchi almeno altri due miliardi. Vediamo in dettaglio.

I numeri in gioco

I 310 milioni dell’imposta di soggiorno sfumati con la crisi del Covid avranno una copertura dedicata. Gli 1,1 miliardi evaporati nella Tari (con il suo -11,52% stimato rispetto all’anno scorso) invece no, con il risultato che da soli assorbono un terzo dei fondi messi a disposizione dei sindaci (finora) per tamponare i buchi della crisi.

Buchi che la stessa nota metodologica elaborata dal Mef aiuta a misurare, in vista della manovra d’estate finanziata con il nuovo aumento di deficit atteso in Consiglio dei ministri. I calcoli non sono definitivi, si affrettano a precisare giustamente i tecnici di Via XX Settembre perché i numeri sui risparmi di spesa sono parziali e le incognite dell’autunno sono parecchie. Ma si tratta in ogni caso di cifre scritte in un documento ufficiale alla vigilia di una manovra che vedrà nuovamente gli enti locali in prima fila. Quindi è il caso di guardarle con attenzione.

Ai Comuni, secondo quei calcoli, la crisi del Covid costa in termini di mancato gettito 4,94 miliardi di euro. I risparmi di spesa fra utenze e personale (straordinari e buoni pasto) vengono limitati per ora a 240 milioni, per cui il saldo si attesterebbe a -4,7 miliardi. Ma il conto, avverte la nota, non considera i 260 milioni di interessi fermati dalle rinegoziazioni dei mutui Mef, né gli effetti (più consistenti) prodotti dalle rinegoziazioni con Cdp e banche. Limitandosi ai primi, prodotti da una legge, il rosso si attesterebbe sotto i 4,5 miliardi. Dal conto bisogna poi escludere le imposte di soggiorno e sbarco perché, chiarisce la nota Mef, il governo intende «assicurare alle perdite connesse a tali prelievi un ristoro specifico, dotato di un congruo stanziamento». E siamo a -4,2 miliardi: con i tre messi a disposizione dal Dl 34, il compito della manovra anticrisi sarebbe limitato (si fa per dire) a 1,2 miliardi.

Il conto finale

Ma questa è solo una base di partenza. Perché, appunto, c’è bisogno del «congruo stanziamento» per l’imposta di soggiorno, che in base ai numeri Mef chiede altri 200 milioni per essere coperta. E poi ci sono due voci che la nota, dedicata ai Comuni, non cita, ma che impegnano il confronto sindaci-governo.

La prima è rappresentata da Province e Città metropolitane, che dal decreto 34 hanno ottenuto 500 milioni ma secondo una stima piuttosto condivisa fra amministratori e governo avrebbero bisogno di una seconda rata dello stesso importo per chiudere i conti. E un quadro analogo riguarda le aziende del trasporto pubblico locale: a fine anno perderanno 1,5 miliardi di ricavi da traffico, si prevede, ma dovrebbero risparmiare 500 milioni per la riduzione delle corse e quindi del carburante (oltre alla Cig utilizzata in qualche caso). Anche qui, insomma, servono 500 milioni in replica ai 500 messi dal decreto 34.

Il conto torna così a sfondare quota 2 miliardi, anche se la trattativa sulla quantificazione dei “risparmi” effettivi da Covid resta aperta.

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