ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl nuovo anno scolastico

Con i 4,9 miliardi in dote dal Pnrr la scuola riparte con più digitale

La fetta più cospicua riguarda i 2,1 miliardi del piano «Scuola 4.0»: in arrivo 100mila classi innovative e laboratori per le professioni del futuro

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

A settembre si torna in classe, su dad decidono scuole

3' di lettura

Le scuole si preparano alla riapertura di settembre in una veste più digitale rispetto a quando hanno chiuso a giugno. Almeno sulla carta. Grazie ai 2,1 miliardi del Pnrr per aule e laboratori 4.0 che sono stati assegnati ai presidi ai primi di agosto e che portano a 4,9 miliardi la dote per l’innovazione degli istituti scolastici arrivata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Un tassello con cui il ministro Patrizio Bianchi e il governo uscente sperano di cominciare a invertire la rotta nei numeri poco lusinghieri delle statistiche internazionali sulla digitalizzazione dell’istruzione. Con tutto ciò che ne consegue in termini di gap di conoscenze e competenze dei nostri giovani.

Il gap italiano

Prendiamo l’indice per la digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) 2022. Nonostante i progressi, l’Italia si colloca ancora al 18esimo posto fra i 27 Stati membri dell’Ue. E, come se non bastasse, delle quattro categorie esaminate è proprio il capitale umano quella che sconta il ritardo maggiore, con una poco lusinghiera 25esima posizione complessiva. Ma non c’è tanto da stupirsi se appena il 46% dei nostri connazionali non dispone di competenze digitali di base, o se la percentuale di specialisti in information e communication technology nella forza lavoro italiana è del 3,8% contro il 4,5% della media europea. Eppure, come ci ricordano Uniocamere-Anpal, le competenze 4.0 sono oggi fondamentali nel mercato del lavoro, visto che sono richieste nel 60/70% delle assunzioni.

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Guardando avanti, lo scenario resta in salita se consideriamo i pochi laureati (e le poche matricole) nel settore delle Itc. Come sottolinea lo stesso esecutivo comunitario quando definisce «assolutamente necessario un deciso cambio di passo nella preparazione dell’Italia in materia di competenze digitali». E da dove iniziare a invertire la rotta, se non dalla scuola?

La sponda offerta dal Pnrr

Un aiuto arriva dal Pnrr. Come spiega il grafico accanto, nel complesso sono 4.9 miliardi le risorse mobilitate dal Piano ripresa e resilienza, con l’appendice del React Eu. Tanti e vari gli interventi: si va dagli 800 milioni per la formazione dei docenti alla didattica digitale integrata ai 445 per il potenziamento delle reti locali, cablate e wireless delle scuole; dai 455 per gli schermi interattivi nelle aule ai 99 per la creazione di ambienti Stem; dai 600 milioni per il piano Banda larga ai 60 del piano PagoPa-Spid-Cie; dai 155 milioni per la migrazione cloud e i siti internet degli istituti scolastici ai 250 per gli ambienti innovativi nell’infanzia.

LA SPINTA ALLA DIGITALIZZAZIONE

Le risorse provenienti da Pnrr, React Eu e fondi nazionali. In euro

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Una menzione speciale la meritano i 2,1 miliardi del piano Scuola 4.0, che è un po’ il cuore dell’intero programma. L’obiettivo è trasformare almeno 100mila aule tradizionali in ambienti innovativi di apprendimento e creare laboratori per le professioni digitali del futuro negli istituti scolastici del secondo ciclo. Per quanto riguarda le “Next generation classrooms”, in ciascuna scuola potranno essere “riprogettate” almeno la metà delle classi attuali, trasformando arredi e attrezzature. Con i “Next generation labs” invece, gli studenti degli istituti superiori potranno sviluppare competenze digitali specifiche nei diversi ambiti tecnologici avanzati (come robotica, intelligenza artificiale, cybersicurezza, comunicazione digitale), anche attraverso attività autentiche e di effettiva simulazione dei luoghi, degli strumenti e dei processi legati alle nuove professioni.

L'applicazione concreta

Un esempio di tutto questo si può vedere all’istituto tecnico economico e tecnologico (Itet) «Luigi Einaudi» di Bassano del Grappa (Vi). «Siamo assegnatari di 415mila euro per aule e laboratori per il futuro - ci racconta la preside Laura Biancato -. Con queste risorse completeremo il processo di rinnovamento già in atto nella scuola. Quanto alle aule, già oggi 43 su 70 hanno un monitor al posto della lavagna, proseguiremo su questa strada. Il monitor consente una nuova didattica: i ragazzi portano i loro dispositivi individuali e comunicano direttamente con il monitor. Aumenteremo anche il numero di banchi non tradizionali, con i quali poter creare disposizioni diverse nell’aula. Abbiamo anche una trentina di aule tematiche, dalla storia all’inglese, di cui diverse in forma di laboratorio. Anche qui le potenzieremo con l’obiettivo di coinvolgere tutte le discipline».

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