couture / giorno 2

Con Armani Privè, Chanel e Valentino in scena il rito (e il valore) dell’alta moda

Piccioli aggiorna l’estetica includendo la collezione maschile, re Giorgio rende omaggio all’eleganza gentile e a Milano «senza supponenze», Virginie Viard celebra ottimismo e intimismo

di Angelo Flaccavento

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Piccioli aggiorna l’estetica includendo la collezione maschile, re Giorgio rende omaggio all’eleganza gentile e a Milano «senza supponenze», Virginie Viard celebra ottimismo e intimismo


3' di lettura

Se è vero che, scampati ai mala tempora e alle gramaglie, si avrà tutti voglia di folleggiare, allora la haute couture, con il suo corollario di ritmi allungati e meravigliose stravaganze, è più attuale che mai. Avveniristica, addirittura. «I rituali dell'alta moda, l'idea che il valore di un capo sia dato essenzialmente dalle ore che servono a realizzarlo, sono eterni. È l'estetica che va aggiornata» racconta Pierpaolo Piccioli, che della maison Valentino è direttore creativo.

La couture declinata al maschile

L'aggiornamento include una estensione fluida a pezzi pensati per il pubblico maschile, inclusi i guanti lunghi e le luccicanze algide in colori acrilici, e un focus sul giorno - spettacolari pullover a coste che sono in verità intarsi infiniti di budellini di seta; cappe e soprabiti dall'appiombo galattico - invece che sui gonnelloni da opera - ci sono anche quelli, di rete tecnica invece che di duchesse, fermi e meccanici invece che romantici.

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Valentino, esperimenti di couture che travalicano il tempo

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Piccioli da sempre utilizza la couture come un laboratorio di estrema rarefazione estetica, di elevazione poetica. È chiaramente il suo territorio eletto di ricerca e sperimentazione. A questo giro le scarnificazione è assoluta, la sottrazione brutale. È un vero e proprio esercizio di distanziamento, quasi di distaccamento dall'umano - leggere a tal proposito il saggio di Mark O'Connel, “Essere una macchina”. Sono scavate e dritte le linee verticali, rese torreggianti dalle zeppe chilometriche come le copine delle cortigiane veneziane dai capelli spioventi (o delle drag queen da cabaret: il tocco camp è intenzionale). È distante l'atmosfera tutta, quasi che la trasmissione in streaming nel calendario parigino non avvenisse dalla Galleria Colonna in Roma, tutta stucchi o oro, tarsie marmoree e specchi, ma da un pianeta distante nella galassia. In questo senso, la visione in video ad alta definizione sigilla il messaggio sigilla in una luccicanza ultraterrena.

Eppure, quelli che Piccioli immagina, con un virtuosismo reso possibile dagli umani troppo umani che popolano gli atelier di Piazza Mignanelli, non sono costumi per una science fiction, ma abiti da indossare per esprimersi, che si raccontano da soli. «Ho voluto fare un atto di moda: la narrativa della collezione è la collezione stessa» aggiunge a tal proposito. Affascina, dopo stagioni di romanticismi estenuati, la scelta di un registro vitreo, esaltato dall'ipnotica colonna sonora di Massive Attack. La fiamma dentro il ghiaccio rimane in certi momenti inespressa, ma c'è, perché questa visione è di un umano, non di una macchina.

Giorgio Armani Privé, il lusso di una nuova responsabilità

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Armani, alta moda in una Milano senza supponenze

Nei momenti più bui dell'emergenza sanitaria, Giorgio Armani ha più volte preso la parola, in maniera invero incoraggiante, ribadendo che «Le crisi sono anche magnifiche opportunità». Nel suo caso, si è trattato della opportunità non solo di restituire, al paese come alla città, per mezzo di riconversioni produttive e generose donazioni, ma anche dell'occasione per ripensare il business seguendo un mantra che tutti dovrebbero adottare: di meno ma meglio (da Dieter Rams).

(Credit: Courtesy of Giorgio Armani)

La collezione Armani Privé, presentata con un video conciso, lieve e puntuale girato nei magnifici saloni affrescati di Palazzo Orsini - sede del marchio - è un perfetto esempio di questo nuovo corso più responsabile. È un omaggio alla città di Milano, dove inizialmente si sarebbe dovuto svolgere lo show in presenza, celebrato con le linee liquide e le armonie sartoriali di cui Armani è maestro. «L'alta moda deve essere sottile, elegante, gentile. Milano mi dà questa sensazione: è naturale, senza supponenze» racconta alla stampa.

(Credit: Courtesy of Giorgio Armani)

È il primo incontro dopo mesi di distanziamento, e l'atmosfera è intima. Armani regala un bozzetto autografato ad ogni giornalista presente, accompagna con orgoglio nelle stanze del palazzo. Gli abiti sono tailleur dalle linee perfette, o vestiti lunghi e ed eterei. Ad emergere è una idea di bellezza che fa bene: armonica e diretta. «Quel che serve è ritrovare il bello vero: il bello della natura. La terra va rispettata, ci protegge» conclude Armani. Un intimismo alla Armani, ecco, che eleva e convince.

Chanel, una celebrazione di famiglia fra i fiori

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C’è intimismo nell’aria anche da Chanel

Virginie Viard pensa a un momento di celebrazione sotto gli archi fioriti di un giardino, a consessi familiari en plein air - e distanziati, ça va sans dire, come la sparuta audience di celebrity che assiste di presenza allo show, trasmesso nel formato di un video di Anton Corbijn. L'atmosfera è consolante, avvolgente e domestica, ma la moda muove leggera di qua e di là, tra flou e tweed, ottimismi in gonnellone e francesismi di maniera. Sono vestiti accostati uno all'altro. Manca il senso del progetto, la coerenza di un racconto di collezione. L'ottimismo, almeno quello, fa bene.

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