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Con i baby boomer in pensione il sistema previdenziale tremerà


Presentato l’Allianz Global Pension Report 2020 che ha analizzato i sistemi previdenziali nel mondo. Solo Svezia, Belgio e Danimarca, hanno già messo in sicurezza dal punto di vista demografico il proprio sistema pensionistico . L’Italia si posiziona al 18º posto

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(AdobeStock)


Presentato l’Allianz Global Pension Report 2020 che ha analizzato i sistemi previdenziali nel mondo. Solo Svezia, Belgio e Danimarca, hanno già messo in sicurezza dal punto di vista demografico il proprio sistema pensionistico . L’Italia si posiziona al 18º posto


5' di lettura

Allianz ha presentato la prima edizione del suo “Global Pension Report”, facendo il punto sulla situazione dei sistemi previdenziali nel mondo, misurati attraverso il nuovo indicatore pensionistico proprietario, l'Allianz Pension Indicator (API).

L’ indicatore segue una logica semplice: l'analisi inizia partendo dai prerequisiti demografici e fiscali, quindi prosegue esaminando i sistemi pensionistici nelle due direttrici più rilevanti: la sostenibilità e l'adeguatezza.

Basato su questi tre pilastri, l'indicatore API considera complessivamente 30 parametri cui viene assegnato un punteggio individuale, su una scala compresa tra 1 e 7, dove 1 corrisponde al punteggio migliore. Sommando i totali parziali ponderati, l'API assegna a ciascuno dei 70 paesi analizzati un punteggio compreso tra 1 e 7, presentando quindi una visione sintetica del rispettivo sistema pensionistico.

“Negli ultimi anni la demografia e le pensioni sono passate in secondo piano rispetto ad altre tematiche, tra cui in primo luogo il cambiamento climatico, e oggi la lotta all'epidemia di Covid-19”, afferma Ludovic Subran, Chief Economist di Allianz. “Ignorare però la demografia è un rischio: il cambiamento demografico avrà infatti delle conseguenze. Disinnescare l'imminente crisi pensionistica e preservare l'equità e l'uguaglianza generazionale sono aspetti fondamentali per creare società forti e inclusive”.

Il parametro che esprime chiaramente la profonda trasformazione demografica nel mondo è l'indice globale di dipendenza anziani: da qui al 2050, questo indicatore crescerà astronomicamente del 77%, arrivando al 25%, con un ritmo più elevato rispetto ai settant'anni trascorsi dal 1950 ad oggi. In molte economie emergenti, questo indice è destinato a più che raddoppiare nei prossimi tre decenni, impiegando quindi meno della metà del tempo che è stato necessario per produrre analoghe variazioni in Europa e nel Nord America.

L'esempio più importante è la Cina, dove l'indice passerà dal 17% al 44%. Nei paesi industrializzati, il principale motivo di preoccupazione è invece il livello assoluto dell'indice di dipendenza degli anziani, che raggiungerà il 51% nell'Europa occidentale.

Questo andamento viene registrato nel primo pilastro dell'indicatore API, chiamato “punto di partenza”, che combina il cambiamento demografico e la situazione di finanza pubblica (margine di manovra finanziario). Non sorprende che molti paesi emergenti in Africa o in Asia abbiano punteggi ancora abbastanza buoni, in quanto la popolazione è ancora giovane, e i deficit e il debito pubblico sono abbastanza contenuti. Per contro, molti paesi europei come l'Italia e il Portogallo presentano la situazione peggiore: popolazione anziana ed elevato indebitamento.

“Per la maggior parte dei paesi industrializzati”, dice Michaela Grimm, autrice del report, “questa è la situazione precedente al coronavirus e allo tsunami di nuovo debito che porta con sé. Una delle conseguenze della crisi attuale sarà certamente la necessità di raddoppiare gli sforzi di riforma dei nostri sistemi pensionistici. Lo spazio di manovra finanziaria che rimaneva è sparito”.

Il secondo pilastro dell'indicatore API è la sostenibilità, che misura in che modo i sistemi reagiscono al cambiamento demografico: il sistema prevede al suo interno degli stabilizzatori oppure salterà nel momento in cui il numero dei contributori attivi diminuirà mentre continuerà ad aumentare quello dei beneficiari? In questo contesto, una leva importante su cui agire è rappresentata dall'età di pensionamento.

Negli anni ‘50, un uomo di 65 anni in Nord America o in Europa aveva una speranza di vita dopo il pensionamento di circa 12,5 anni. Oggi, in media, l'aspettativa di vita di un sessantacinquenne è di 17,6 anni, e dovrebbe salire a 20,8 anni nel 2050. È sceso quindi significativamente il rapporto tra gli anni lavorati e gli anni passati in pensione. I paesi che hanno deciso di modificare l'età pensionabile o di aumentare le prestazioni pensionistiche per far fronte al miglioramento dell'aspettativa di vita, come i Paesi Bassi, presentano quindi un sistema pensionistico più sostenibile rispetto a paesi in cui l'innalzamento dell'età pensionabile rimane un tabù.

Il terzo pilastro dell'indicatore API valuta l'adeguatezza del sistema pensionistico, chiedendosi se i sistemi pensionistici forniscono un adeguato livello di vita dopo il pensionamento. Tra i fattori importanti vi sono il coverage ratio - ossia quale sia la quota di popolazione in età lavorativa e quella di persone in età di pensionamento che sono effettivamente coperte del sistema pensionistico-, il benefit ratio - ovvero quale somma (in termini di reddito medio) percepisce in media un pensionato -, e infine, ma non ultimo, l'esistenza di un sistema previdenziale integrativo e altre fonti di entrate.

Complessivamente, il punteggio medio nel pilastro di adeguatezza (3,7) è leggermente migliore rispetto al pilastro della sostenibilità (4,0), segno che la maggior parte dei sistemi continua ad attribuire maggiore importanza al benessere dell'attuale generazione di pensionati rispetto a quello della futura generazione di contribuenti fiscali e previdenziali. I paesi che presentano il miglior punteggio sul fronte dell'adeguatezza continuano ad erogare comunque pensioni pubbliche abbastanza generose, come l'Austria o l'Italia, oppure hanno un secondo e un terzo pilastro di previdenza complementare, come la Nuova Zelanda o i Paesi Bassi.

Le soluzioni previdenziali di tipo complementare che si basano sul capitale investito, stanno però subendo sempre più la pressione generata dall'attuale contesto di bassi tassi di interesse. La pandemia di Covid-19 ha ulteriormente esacerbato questa tendenza spingendo ancor più al ribasso i rendimenti.

“Il contesto di tassi bassi ha obbligato i fondi pensione e le assicurazioni vita a esplorare classi di asset alternative”, afferma Cameron Jovanovic, Head of Global Retirement Proposition per Allianz SE. “Questa virata verso gli investimenti alternativi consente ai soggetti che erogano pensioni di intercettare un premio di illiquidità che ben si abbina alla duration del loro portafoglio. Un'altra strategia è quella di scaricare il rischio anziché andare alla ricerca del rendimento, per mezzo di longevity swap, altre tipologie di trasferimento del rischio pensionistico e soluzioni creative di riassicurazione, che diventano strumenti per ottimizzare l'esposizione assunta dai fondi pensione e dalle assicurazioni”.

Combinando i punteggi dei tre pilastri dell'API si ottengono i seguenti risultati complessivi: dal punto di vista relativo, Svezia, Belgio e Danimarca presentano i migliori sistemi pensionistici al mondo.

Il sistema italiano si posiziona invece al 18º posto. L'Italia ha un punteggio superiore alla media sia in termini di adeguatezza (2,3) sia di sostenibilità (3,2), posizionandosi nei primi 10 posti al mondo, rispettivamente al 6º e al 10º posto.

Le riforme pensionistiche passate hanno dato i loro frutti e soprattutto l'aumento dell'età media di pensionamento ha stabilizzato il sistema. Non vi sono molte leve sulle quali agire per migliorare ulteriormente il risultato dell'Italia, dove sia le aliquote di contribuzione sia i benefit ratio sono peraltro relativamente alti (infatti in Italia si pagano le pensioni pubbliche più elevate d'Europa in termini di reddito medio).

Il vero tallone di Achille del sistema italiano rimane il punto di partenza (6,1), ovvero la mancanza di spazio di manovra finanziario (anche prima del Covid-19) e il rapido invecchiamento della popolazione: da qui al 2050, solo la Spagna e la Grecia avranno un indice di dipendenza degli anziani più elevato rispetto all'Italia (69%).

Alla luce di questo scenario, probabilmente il modo più efficace per mettere in sicurezza il sistema dal punto di vista demografico non è modificare ulteriormente il sistema in sé, quanto piuttosto migliorare le opportunità di lavoro per le persone meno giovani.

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